mercoledì 6 giugno 2018

Phoenix Publishing. Pubblichiamo anche fumetti e libri!!!

Ehilà, giovani! Il cortometraggio Liliana, per la regia di Emanuele Pellecchia (il nostro direttore) sta facendo incetta di premi e riconoscimenti. Liliana racconta la tormentata storia d'amore che Antonio De Curtis, in arte Totò, ebbe con la soubrette Liliana Castagnola. Se non l'avete ancora visto, recuperatelo immediatamente.


Inoltre, come da titolo, alla Phoenix ci stiamo ingrandendo: abbiamo difatti aperto un ramo editoriale, per la pubblicazione di libri e fumetti.
Tra le prossime pubblicazioni (ma sarebbe meglio dire tra le prime) ci sarà Il Monaco... questo è uno dei motivi per cui non vedrete altre tavole complete (complice pure la mia epica lentezza) sulla pagina facebook del personaggio (qui); giusto qualche piccola preview per rimanere sempre aggiornati.
Per quanto riguarda voi, invece, potete inviare qualsiasi vostro progetto alla mail principale della Phoenix, che sarà valutato dal sottoscritto. Potete trovare informazioni di contatto sul nostro sito ufficiale.
Non importa in quale genere vi cimentiate (horror, drammatico, comico o erotico che sia), purché ci sia alla base un'idea interessante e originale e una realizzazione tecnica professionale.
Inoltre, almeno per il momento, a proposito gli albi a fumetti, non pubblicheremo progetti seriali che possano protrarsi troppo a lungo nel tempo: al contrario, cerchiamo graphic novel e miniserie (massimo 4 volumi)
In ogni caso, che si tratti di un fumetto o di un libro, gli allegati vanno inviati in formato PDF (se si tratta di un libro, vanno numerate anche le pagine).

Per quanto riguarda l'albo a fumetti, quello che ci occorre per una valutazione è:

-5 pagine complete (B/N oppure a colori, questo dipende da voi).
-Specificare il tipo di formato a cui aspirate per la pubblicazione.
-Una sinossi del progetto, comprendente la descrizione e un soggetto.
-Gli studi dei personaggi.

Vi ricordo poi che mancano solo 6 giorni alla scadenza della prenotazione del nostro workshop (siamo quasi al completo: è un massimo di 15 partecipanti, quindi affrettatevi). Sul sito ovviamente troverete informazioni anche riguardo ai nostri corsi.

Con questo è tutto, prossimamente vi aggiornerò su altre nostre pubbliche iniziative oppure potete seguire la nostra pagina facebook ufficiale. E vi aspetto al workshop, non mancate! Su che ci divertiamo tutti insieme! 😊 

Alla prossima! 😄

lunedì 14 maggio 2018

Dopo Comicon e Workshop

Il Napoli Comicon è terminato da qualche settimana, ed è stata un'esperienza massacrante, per certi versi, ma anche molto appagante. E, prevedibilmente, già mi manca! Mi manca quell'organizzazione mattutina, per cui io, il buon Emanuele e tutti gli altri della Phoenix ci si vedeva alle 7:00 del mattino, per correre spediti alla fiera e preparare per tempo lo Stand.

Mi mancano quelle persone che si avvicinavano curiose, attratte dalle tavole esposte e dalla locandina di Leggende Napoletane, e che adocchiavano i miei disegni e poi, un po' titubanti, chiedevano "Posso prenderne uno?". Mi manca quel calore, quella sinergia che si è venuta a creare, e che ci ha permesso di fare quello che abbiamo fatto andando ben oltre la stanchezza che sentivamo; dopotutto il Comicon è un punto d'incontro e mi ha permesso di rivedere anche vecchi amici, come Giuseppe Cafaro, che mi ha chiesto, palesemente, "di smettere di non invecchiare" (testuali parole).
Peppe, t'assicuro che invecchio come tutti gli altri (e a volte mi sembra di essere pure più vecchio di quel che sono)... ma se può consolarti, al mattino vado a correre e cerco di mangiare sano (questo non vuol dire che quando posso non mi dia alla pazza gioia con i Kebab). 😊

Già che ci sono, un po' di foto scattate nottetempo dal nostro stand.

Io che mi diletto disegnando un Kratos.

Questa dovevamo assolutamente farla, quando si è presentato allo stand un cosplay di... Renato Zero! Potete notare da sinistra a destra: Emanuele Pellecchia (direttore della Phoenix), Antonio Avallone (computer design) e Francesco Saverio Tisi (vice direttore).  

Un Saitama che ha partecipato al nostro gioco, vincendo l'ambita statuina! Ma dopotutto Saitama sconfigge tutti con un pugno!

Tornando a noi, adesso, volevo segnalarvi un Workshop che si terrà in sede il 23 giugno. La data ultima per le iscrizioni è il 12 dello stesso mese, ma non dovremmo essere fiscali... ovviamente però non riducetevi all'ultimo se interessati. Nel caso fate anche un bel passaparola. Vi lascio il programma, dove potete trovare anche diversi contatti per ricevere informazioni... ah, il docente sono io.


Partecipate, perché sarà molto istruttivo! Vi aspettiamo!
Alla prossima. 🙂

sabato 21 aprile 2018

Napoli Comicon 2018 e Cronache del Kingdom

Ormai ci siamo: la settimana prossima comincia il Napoli Comicon, precisamente nei giorni che vanno dal 28 Aprile al 1 maggio 2018. Come già vi accennai ci sarò anch'io, con la Phoenix Ip. Saremo ubicati nel settore B.
Per maggior chiarezza vi rimando alla mappa della struttura.



Per comodità ho cerchiato il punto in cui potrete trovarci. La Phoenix ha organizzato anche un piccolo quiz sul cinema, quindi ci sarà da divertirsi, non mancate assolutamente!

Inoltre ho ricevuto in questi giorni Le Cronache del Kingdom, fumetto realizzato dal bravo Carlo Rotolo, amico di vecchia data (col quale una volta provai a realizzare una storia dalle atmosfere "nordiche"; vi rimando a questo link per maggior informazioni).


Carlo me ne ha mandata una copia, chiedendomi cosa ne pensavo. E niente, gliel'ho detto: mi è piaciuto molto! Si tratta di una raccolta di varie storie umoristiche, le quali ruotano attorno ad una fumetteria, il Kingdom, dove si riuniscono i personaggi più disparati e bizzarri. Il Kingdom diventa così l'equivalente di un microcosmo, dove vige l'assoluta ed incontrastata autorità di un sovrano (il venditore) e del suo popolo (gli appassionati che bazzicano questi scaffali polverosi alla ricerca di chissà quale mistica perla fumettistica). L'albo è di grande formato e nel caso potete acquistarlo da Amazon, ad una modica cifra, 5 euro, di certo non molto vista la qualità della realizzazione. Storie di questo genere meritano di essere sostenute.

Detto ciò, vi saluto. Ci vediamo al Comicon. Mi raccomando, ancora una volta, non mancate!

Alla prossima! 😊 

domenica 4 marzo 2018

Aggiornamenti

Oh, salve, giovani. Come va? In questi giorni ho fatto uno strano sogno, che non so se definire incubo.
Avevo invitato una ragazza a stare da me (una delle mie solite follie) e lei, scema, ha pure accettato! La cosa è andata avanti fino a quando ci siamo resi conto di essere annoiati l'uno dall'altra... inizialmente credevo che il sentimento che sentivo e che provava anche lei fosse "delusione", ma poi no, riflettendoci era proprio noia... il bello è che questa ragazza esiste, ma io la conosco giusto di vista, e non fa parte neppure del mio campo di lavoro, non facciamo lo stesso mestiere. E no, non c'è peraltro alcun rapporto stretto o di vera amicizia, infatti non ho compreso cosa ci facesse nel mio inconscio. Ah, quanto mi mancano i sogni bagnati che facevo da adolescente... almeno sapevo benissimo cosa stavano a significare! 😆

Detto ciò è di prossima uscita Caged Birds, finalmente. Ho anche finito il quarto volume e sto lavorano al quinto. E il fatto che esca solo ora mi preoccupa, visto che ho ridato un'occhiata ai miei disegni nei primi volumi (di un lontano 2013-1014)... e mi sono vergognato tanto, chiedendomi se sia davvero il caso di pubblicare quella roba! Se potessi, vorrei rimettere mano a tutto. Durante questo mio percorso lavorativo, credo di aver cominciato a migliorare verso la fine del terzo volume; ma è anche vero che i primi due volumi sono stati realizzati in maniera molto spedita, sia da parte mia che da parte di Ken. Oggi io stesso mi prendo un po' più di tempo, per cercare di realizzare tavole funzionali (che poi, beh, qualche magagna c'è sempre).
In ogni caso, nel progetto c'è una new entry: la colorista (italianissima anche lei) Martina Rossi, che si è occupata delle mie cover. E ha fatto un lavoro fantastico! Grazie, Martina! 😄



E poi, come già vi accennai, quest'anno sarò ospite al Napoli Comicon, precisamente presso lo stand della Phoenix IP. Sarò lì, tutti e quattro i giorni (sono quattro, giusto? Non ho controllato) a dispensare disegni e, se vorrete, a farci una chiacchierata. Più avanti vi farò sapere anche dove siamo ubicati.
Inoltre, mentre ero allo studio della Phoenix, in questi giorni, io ed Emanuele (il direttore) ci siamo soffermati a parlare del più e del meno, discorsi che si fanno mentre si lavora insieme; una "parlucchiata", sia chiaro, e nulla di più. Si discuteva della possibilità di realizzare una serie dal vivo ambientata nel medioevo... con un incappucciato per protagonista...
Ricordate: era solo una "parlucchiata", e niente di più... ma quanto sarebbe bello, vero! 😁

E ora vi saluto! Alla prossima! 😊

lunedì 15 gennaio 2018

Devilman crybaby - Le mie impressioni

Ho letto il manga di Devilman, quello in 3 volumoni, quando avevo poco più di 10 anni. Forse non sarebbe un fumetto da leggere a quell'età, e probabilmente devo ringraziare anche Go Nagai se non sono una persona particolarmente solare. Ciononostante amo Devilman alla follia, tant'è che sono uno dei tanti possessori della ormai leggendaria coppia di OAV "La genesi" e "L'Arpia Silen", in VHS (sì, quelle rosse dell'allora Dynamic Italia)... sebbene non abbia più idea di dove siano finite, staranno da qualche parte in garage.
Comunque sia, io ero uno di quelli che aveva accolto la produzione di questa serie, intitolata Devilman crybabay, con la più totale indifferenza. In realtà non avevo nemmeno capito che si trattava di un adattamento del manga, credevo fosse uno spin-off o qualcosa del genere. In ogni caso, spinto anche dalle recensioni positive di alcune persone (che tra l'altro me l'hanno presentata fedelissima al fumetto), sono andato a visionare la serie fiducioso... con l'unico risultato di confermare la mia totale indifferenza (e delusione) verso questo lavoro (oltre che dire a questi conoscenti, che tanto avevano decantato una storia moderna, dura e senza compromessi, ma comunque fedele all'opera originale: Avit' pigliato 'o cazz' pà banca 'e l'acqua...).


Se mi è concesso un francesismo, questa serie è un immondo troiaio... divertente, ma pur sempre di un troiaio stiamo parlando (beh, riflettendoci, lo scopo dei troiai è quello appunto di sollazzare il prossimo).
Diciamo che effettivamente l'attualizzazione del contesto ambientale ha giovato maggiormente alla realtà nipponica presentata, probabilmente più vicina a quella odierna reale, con bulletti di periferia che se ne vanno in giro vestiti con catenelle e treccine sui capelli, rappando come gangsta appena usciti dal ghetto (e c'è chi conferma che in Giappone questa gente c'è davvero), e giapponesine che non vedono l'ora di diventare delle Idol, tra invidie e ripicche adoloscenziali. Questo "svecchiamento" ha giovato soprattutto al personaggio di Miki, che nel manga era rimasto un po' sullo sfondo, mentre qui viene caratterizzato in maniera più complessa e interessante rendendola una ragazza sportiva ed empatica, ammirata dalle compagne di classe e contesa da varie agenzie fotografiche (sebbene rimanga ugualmente un po' stereotipata). Ma stop... le cose buone, per quanto mi riguarda, si fermano qui.
Innanzitutto lo svolgimento narrativo è piuttosto confusionario, forzato e disequilibrato, alternando momenti discutibilmente riusciti a ingenuità paradossali, che scadono nel ridicolo involontario, roba che nemmeno Go Nagai, negli anni 70, si era permesso di fare (narrativamente, il manga, regge benissimo ancora oggi e frantuma molti comic-book moderni senza alcuno sforzo).
C'è una sequenza in particolare che racchiude l'essenza di quanto ho scritto nelle ultime righe: quando ormai il caos sta dilagando in città, a causa dei demoni rivelatisi al mondo, Miki, tramite l'utilizzo dei social, esterna il proprio amore per Akira, elogiando il suo cuore puro e spingendo altri devilmen ad uscire allo scoperto, e la sequenza curiosamente funziona, perché è credibile; non è la prima volta che persone di un certo rilievo (sportivi, attori) utilizzino i social per cercare di influenzare (che sia in positivo o in negativo) altre persone... il problema è quando, parallelamente a questa sequenza abbastanza riuscita, vediamo Devilman (proprio lui in zanne e artigli) che abbraccia bambini (manco fosse Babbo Natale), e persone che si mettono letteralmente in fila per chiedergli scusa, in una scena davvero mal costruita registicamente, che sfocia in una surreale comicità... e Devilman piange... e io insieme a lui, ma vi assicuro, non perché sia commosso, no...

Tra l'altro, una fila del genere per "abbracciare" un mostro, l'ho vista solo all'INPS.

Poco chiaro anche quale tipo di sentimento leghi effettivamente Ryo ad Akira, dato che nel manga, Satana, ermafrodita, si era letteralmente innamorato del giovane... qui invece s'intuisce piuttosto un'amicizia "particolare", che rimane però sul vago, senza approfondire più di tanto questo aspetto. Insomma, perché salvare proprio Akira dall'Apocalisse? Tutto è spiegato maluccio, senza contare che quest'aria New Age ha sbiadito quella vena di horror gotico-psicologico di cui era intriso il manga (complice pure un montaggio un po' raffazzonato e frettoloso degli episodi), dove Ryo, nella sua entrata in scena, era quasi un novello dottor Frankenstein, con la sua lugubre magione nascosta tra le montagne (qui invece è un attico in città con tanto di piscina), pronto a dare vita alla sua creatura (Devilman) nei tetri sotterranei posti al di sotto di essa.
Un altro elemento aggiunto in questa serie, e che che ha attirato maggiormente la mia attenzione (e come poteva non essere altrimenti), è la massiccia presenza stratosferica di tanta TOPA! Disegnata, ma pur sempre topa.
Tutti i 10 episodi sono pieni di figa, tette e ammucchiate di ogni genere (etero-omo-bisex, c'è n'è per tutti i gusti). L'abbondanza di sesso, però, ha finito per snaturare molte situazioni, e il personaggio che maggiormente ne ha risentito è proprio Silen (o Sirene): nel manga e nei vecchi OAV era un fiero demone alato alla ricerca della vendetta (e della gloria) verso colui che aveva asservito la forza di Amon alla causa del genere umano; qui invece diventa una baldraccaccia in calore (ho perso il conto delle volte che l'ho vista masturbarsi sui tetti della città) che sembra volere da Devilman/Amon solo una cosa, vista la foga con cui si scaglia contro l'odiato avversario al singolare (ma invitante) grido di battaglia: "SCOPAMIIII!!!!".
Il problema, curiosamente (me ne sorprendo persino io a trovare un difetto in questo), è l'eccessiva lascivia, dove le abbandonati sequenze di sesso, piuttosto che integrarsi decentemente nelle pieghe narrative della storia, diventano solo una volgare messinscena di sequenze buttate un po' a caso. Difatti, come non citare pure la possente polluzione notturna di Akira, la quale mi ha strappato un mucchio di risate, riportandomi alla mente la scena del primo capitolo della ormai celebre saga di Scary Movie.
Nel manga il sesso era solo un sotto-testo, palpabile a livello subliminale, ma mai invadente, né volgare. In effetti tutte le interazioni fra i personaggi principali erano cariche di una certa tensione sessuale, che tale rimaneva, però, come un qualcosa di volutamente inespresso, indefinito; una tensione tangibile ma mai evidente soprattutto nello scontro tra Silen e Devilman, che non sfociava in nulla di hard-core,  perché l'obiettivo dell'arpia non era certo farsi sbattere da Amon, quanto piuttosto uccidere l'umano Akira Fudo e ripristinare l'onore di un "traditore".
Per quanto riguarda lo stile visivo/grafico utilizzato, questo è interessante: ovviamente le illustrazioni danno il meglio di sé nella resa dei personaggi femminili, così come alcune soluzioni nell'uso del colore ben si adattano alle situazioni narrate, donando dei contrasti cromatici sgargianti e piuttosto riusciti... il punto è che l'intero lavoro di disegno ne esce con le ossa totalmente fracassate, se paragonato a quello dei due OAV, vere pietre miliari dell'animazione giapponese (e beh, lì c'era il compianto Kazuo Komatsubara e la classe non è acqua).
Infine note positive per le musiche (piuttosto ispirate) e per il doppiaggio italiano, davvero ben curato, ottimamente recitato e con voci piuttosto azzeccate: Jacopo Calatroni eredita il ruolo che fu di Ivo De Palma (e di Massimo Corizza prima, nella serie edulcorata), e riesce a tratteggiare con efficacia tutti gli stati d'animo del protagonista (anche quello un po' coglionotto del primo episodio). Inoltre il nome del protagonista viene pronunciato "alla giapponese", ovvero con l'accento sulla prima "A", ovvero Àkira, invece di Akìra, dove l'accento è sulla "I" (che poi non mi ci abituerò mai... un'intera vita a chiamarlo Akìra, e ora volete farmi cambiare? Ma no, chissene).
Per chiudere, chiunque venisse a dirmi che Crybaby è una grandiosa e decente trasposizione attualizzata del glorioso manga di Go Nagai, beh... non la prendesse male se cominciassi istericamente a ridergli in faccia.
Al contrario, guardando questa serie più come un omaggio in salsa "porno-pop" dell'intero universo "Devil" (film live-action e vecchio anime blu-puffo compresi), allora sì, ci si troverebbe davanti ad un prodotto forse fin troppo sopra le righe, ma pur sempre gradevole da seguire. E questo è quanto.

P.S.
Parliamoci chiaro... la poetica sequenza introduttiva del primo OAV, in cui si vede l'epica battaglia tra gli angeli e i demoni, polverizza da sola, senza se e senza ma, quanto visto in questi 10 episodi.


sabato 30 dicembre 2017

Oggi, domani e l'anno nuovo

Ebbene, anche quest'anno si appresta finire. Un paio di giorni e poi passiamo al 2018 e... beh, niente. Quest'anno si conclude per me in maniera un po' "fiacca": sono sotto con alcune consegne, che a questo punto finirò per inizio gennaio, senza contare che ho scoperto di avere una grave dipendenza... dai souls; sì, quei cazzo di videogiochi stile "Bloodborne" o "Nioh" (che ho entrambi per inciso). Li avevo sempre evitati, poi li ho comprati in sconto e non sono più riuscito a staccarmene... è  dovuto arrivare "The Evil Within 2" a liberarmene... come si dice? Ah, sì, chiodo scaccia chiodo.
Inoltre, nello smistamento della posta di FB (che non sapevo ne avesse uno fino a qualche mese fa) ho trovato un mucchio di messaggi vecchi anche di anni, di complimenti vari, di richieste di consigli, ecc... non credevo di essere così "seguito", che il mio blog qui, solitamente, è sempre un mortorio. Però ho una domanda: che senso ha andare su FB e scrivermi "sai, ho letto quel tuo articolo, volevo commentarlo con te"... non è più pratico scrivermi qui sotto? O quando mi si invia messaggi di complimenti sul Monaco... non sarebbe più comodo scriverli direttamente sulla pagina del personaggio o sul relativo post? In ogni caso mi dispiace non avervi risposto, ma, come specificato, non li avevo mai visti... il che la dice lunga su quanto io frequenti in effetti FB o i social in generale. Cercherò di fare più attenzione la prossima volta. 
Ma è anche vero che quest'anno ho rincontrato un po' di amici e ne ho trovati di nuovi, e se tutto va bene, mi troverete pure ospite al prossimo Comicon di Napoli (dettagli prossimamente), quindi se ci fate un salto, passate a farmi un saluto. Oppure no, per molti potrebbe essere un pretesto per evitarmi, chi se ne frega.
Ma cianciando di cose varie, stavo dimenticando la cosa più importante: vi auguro un felice anno nuovo, e non solo a voi ma anche ai vostri cari e alle persone che amate, che non è mai scontato: se vi accadono cose belle, perché non dovreste condividerle con chi vi sta cuore, e viceversa? Uhm... rileggendola sembra una di quelle frasi stucchevoli uscite dai cioccolatini, ma oggi, in un contesto guerrafondaio e crudele come il nostro, l'amore, forse, non è un concetto così banale come potrebbe sembrare. Quindi amate.
E soprattutto amate me, che ne ho bisogno. 😁
Ancora auguri e un saluto. Ci sentiamo l'anno prossimo. 
  

martedì 5 dicembre 2017

Vincent Cassel e il doppiaggio (italiano)

E niente, Vincent Cassel ha rotto il quarzo. Se sostituite quarzo con un'altra parola, avrete una frase con un indubbio maggior senso compiuto.
Quando l'attore francese è stato recentemente ospite di Fazio sulla Rai, nei giorni scorsi, ha nuovamente sputato un paio di sentenze non richieste sul doppiaggio italiano. Molti italioti (non utilizzo mai questo termine ma in questo caso sono obbligato), tra cui lo stesso Fazio – e dopo spiegherò perché anche lui rientra in questa categoria – hanno applaudito e annuito come delle foche ammaestrate alle sue affermazioni.

Non capisco perché Cassel abbia preso questa ossessione malsana verso il nostro doppiaggio, forse perché attori da tutto il mondo ringraziano ogni giorno i nostri doppiatori e lui, di carattere, deve fare il bastian contrario?  Tra l'altro perché prendersela col nostro doppiaggio, quando quest'arte esiste in tutto il mondo, e l'Italia è uno dei paesi in cui viene realizzato ad alto livello? Comunque sia, vorrei provare ad analizzare le sue strane "elucubrazioni", e cercare di rendere note quantomeno tutte le inesattezze e le sciocchezze che ha proferito (con buona pace dei detrattori).

Analizziamo la sua prima poco felice affermazione, detta ormai mesi fa: "Il doppiaggio italiano è una mafia. Anche in Francia abbiamo i doppiatori, ma non hanno il potere di quelli italiani". Al di là che già con questa frase si è dato la zappa sui piedi da solo, dato che ha specificato che il doppiaggio non è una realtà solo italiana, ma per quale motivo sarebbe una mafia? Chi s'è trovato mogli, mariti, figli e parenti vari ammazzati da quella vera, avrebbe molto da ridire a proposito di questa dichiarazione, chiaramente superficiale ed irrispettosa.
Poi, onestamente, fuori dai cinema, io non ho mai trovato Pino Insegno, Roberto Pedicini o Massimo Corvo intenti a minacciare me o altri spettatori, perché è obbligatorio guardare film solo e rigorosamente doppiati in lingua italiana, né tanto meno mi risulta l'abbiano mai fatto glorie del passato come Emilio Cigoli, Pino Locchi o Ferruccio Amendola.
Come non mi è mai accaduto di ricevere retate a casa, quando qualche volta mi son tolto lo sfizio di guardarmi film in originale (o anche doppiati in un'altra lingua), se ne avevo voglia. In sintesi questa asserzione non solo è offensiva, ma copre involontariamente di ridicolo soprattutto colui che l'ha espressa, come chiunque altro, da capra, l'abbia ripetuta.
La seconda parte della frase è ancora più ridicola, e Cassel, lavorando nel cinema, dovrebbe almeno rendersene conto (essendo tra l'altro egli stesso, in Francia, doppiatore... ha prestato in più di un'occasione la voce all'attore Hugh Grant): parla del potere dei doppiatori italiani. Ma a che potere si riferisce? Non sono certo i doppiatori che decidono a quali pellicole, cartoni o videogiochi partecipare, in quanto sono sempre i produttori che richiedono la loro collaborazione, tra l'altro, tramite provini; e ciò in Italia, come in Francia e in Germania. Non ricordo che film importanti come Apocalypto, La passione di Cristo o The Rocky Horror Picture Show siano mai stati doppiati in italiano. Il doppiatore, da buon professionista, si limita semplicemente a fare il suo lavoro. Al contrario, ciò che Cassel si è scordato di dire, perché all'oscuro o semplicemente in malafede, è che in Francia il doppiaggio è molto più sviluppato e viene almeno doppiato il 30-40% in più di quello che arriva in Italia! Soprattutto nel campo dell'animazione e in quello videoludico! E talvolta persino con adattamenti scialbi e piuttosto invasivi (vi rimando a questo interessantissimo post che scrissi un po' di tempo fa sull'argomento).
Ne sono un esempio anche il film d'animazione FF VII: Advent Children, giunto in Francia completamente doppiato, ma in Italia semplicemente sottotitolato, e non mi sembra che il grande "mafiosissimo" strapotere dei doppiatori l'abbia impedito o fatto alcunché contro le decisioni di Sony/Squaresoft. Così come per tanti importantissimi videogiochi (appunto la serie FF, Outlast, Dragon Age e adesso pure Mass Effect) distribuiti in Francia completamente doppiati e in Italia semplicemente sottotitolati. I dati di vendita/consumo-Italia/Francia sono quasi equivalenti... anzi, alcuni titoli sottotitolati hanno venduto molto più da noi che nel paese della Belle Epoque. A questo punto dovremmo dire che sono proprio i francesi a volere maggiormente il doppiaggio, perché altrimenti nel caso comprerebbero roba solo sottotitolata. E quanto detto, forse, non è troppo lontano dalla verità.
Vedete, sono stati proprio i francesi a favorire l'espansione del doppiaggio: sebbene molti erroneamente asseriscano che il doppiaggio sia nato in Italia, non è invece così; è stato "inventato" dagli americani proprio per esportare all'estero le loro pellicole. Inizialmente la mecca di Hollywood operava il doppiaggio direttamente in America, non utilizzando affatto attori di madrelingua (talvolta erano gli stessi attori del film a recitare la parte in diversi idiomi, con risultati piuttosto comici): di conseguenza i film esportati presentavano un doppiaggio estremamente scadente. Furono i francesi per primi a richiedere di doppiare nella loro lingua le pellicole arrivate in sala. L'america stanziò quindi dei budget e nacquero le prime società di doppiaggio in Francia come in Italia... e, come specificato prima, uno dei maggiori riconoscimenti che si può dare all'Italia a livello mondiale è proprio la sua perizia in quest'arte.
Alcuni ignoranti hanno addirittura additato il doppiaggio italiano come un retaggio del fascismo, quando il duce invece cercò di bloccare più volte la proiezione di film stranieri nel nostro paese... se oggi l'Italia fosse ancora fascista, allora forse sì, niente più doppiaggio (e solo film prettamente italiani). Sareste stati contenti? Io no, soprattutto per la questione del fascismo.

Ma arriviamo finalmente alla trasmissione di Fazio dove Cassel è stato ospite. Soffermiamoci un attimo sullo stesso Fazio, che ha dato ragione all'attore ipocritamente con "Non si doppia l'arte", quando lui i soldi per rovinare i Minions con la sua voce se li è presi... se non si doppia l'arte, perché cavolo non è rimasto a casa, dato che il doppiaggio è appunto questo, un'arte, e in quanto tale meriterebbe di essere realizzata da chi il mestiere lo conosce.
Torniamo a Cassel e analizziamo le sue successive dichiarazioni: "Il doppiaggio è più un'educazione che un problema", e ci mancherebbe aggiungo io. Ciò nonostante non capisco cosa abbia a che fare con l'educazione (che per me è sinonimo di buon senso e rispettabilità): se uno è interessato alla voce originale, lo guarda in originale... se non lo sei e non te ne frega niente, lo guardi nella tua lingua. Quindi? Problema? Educazione? Di cosa stiamo parlando? Il cinema rimane comunque una forma d'intrattenimento e a tante persone non interessa affatto visionare la versione di una lingua sconosciuta giusto per passare il tempo. Inoltre non tutti hanno avuto o hanno l'opportunità di imparare un'altra lingua, vuoi per impegni lavorativi, vuoi per il contesto sociale o ambientale, vuoi perché semplicemente non ne hanno interesse alcuno. Oggi tra l'altro persino le televisioni offrono la lingua originale, e se guardaste meno streaming illegale, lo sapreste: udireste anche voi quella voce che prima dell'inizio di un film (o una serie) vi indica che il suddetto è visionabile anche in lingua originale, tramite la pressione dell'apposito tastino del telecomando del digitale terrestre. Il problema non si pone neppure con l'acquisto di un DVD/BD: anche in quel caso può essere selezionato un qualsiasi doppiaggio. Quindi quale sarebbe il problema, se non l'effettiva pigrizia dell'utente (e qui forse posso dare quasi ragione a Cassel), che se davvero volesse visionare questi prodotti in lingua originale, gli basterebbe premere un tasto, anziché passare le giornate a lamentarsi del più e del meno come i bimbi di 6 anni (anzi, mio nipote di quell'età si lamenta meno).
Altra sciocchezza palesemente falsa è che secondo lo stesso Cassel non ci siano cinema in Italia che trasmettono film in lingua originale. Oggi giorno, quasi tutti i cinema del nostro paese, trasmettono in determinate sale e in determinati orari (solitamente al mattino) pellicole in lingua originale. Chi è interessato a guardare il film senza il doppiaggio anche in questo caso dovrebbe sentirsi accontentato.
In conclusione, riflettendo su quanto detto, se il doppiaggio esiste anche in Francia (e in parte maggiore rispetto all'Italia), se ne conviene che anche lì non ci sia tanto interesse per la lingua originale, così come in Germania, in Spagna, in Brasile, in Portogallo e soprattutto in America (dove i doppiatori vengono pagati cifre altissime!). Perché prendersela allora proprio con l'Italia? Quale sarebbe il tuo problema, Vincent? Tra l'altro non hai mai notato come la tua ex moglie meritasse di essere doppiata da una professionista da qui all'eternità? Non hai mai notato la sua voce un po' nasale e priva di qualsivoglia dizione e pulizia? No? Sicuro? Davvero? Allora lo vedi che hai dei grossi problemi cognitivi!

Comunque sia, dubito che questo post arrivi al diretto interessato, sebbene non mi dispiaccia un confronto con lui (a parole, eh, che sei il doppio di me, Vincent): ma se si trovasse a leggerlo, potrebbe almeno rifletterci su e piantarla di dire tutte queste sciocchezze, o quantomeno prenderne atto.
E Fazio, su, piantala di fare la foca ammaestrata, e scusati con questi grandi professionisti che per anni hanno fatto parlare (e fanno parlare) con la loro voce grandi attori, apprezzati persino da quest'ultimi come da grandi registi quali Kubrick, che quando non girava film passava metà delle giornate a riempire di complimenti gli stabilimenti italici per l'ottimo lavoro svolto sulle sue pellicole.
E davvero... voi due, non siete nemmeno mezza metà di quello che era Stanley Kubrick... quindi dovreste seriamente rifletterci su.

Ciaoz, un saluto!