martedì 25 luglio 2017

MAMMACQUA - venderesti tua madre?

In queste calde giornate, un bel bicchiere d'acqua è proprio quello che ci vuole. Non credete anche voi? Acqua fresca e purissima... ma che succederebbe se per usufruire anche della più piccola, misera goccia di rugiada, questa vi venisse fatta pagare cifre esorbitanti?
Non c'è tanto da starci a ragionare: sarebbe ingiusto, lo so. Eppure accade. Molto più spesso di quanto crediate, in paesi dove è ancora la guerra a farla da padrone. E se fosse stato lo stesso anche in Italia? Se l'acqua è vita, questa diventa un po' la nostra seconda mamma: la venderesti? Ma soprattutto, quanto saresti disposto a sborsare per lei? Ecco, queste sono state le interessanti riflessioni a cui la lettura del bel Graphic Novel di Paco Desiato, mi ha condotto... sul serio, come da titolo, venderesti tua madre?  


Io e Paco ci conosciamo da un po', in passato ho anche avuto il piacere di collaborare con lui. Oggi è colorista e disegnatore presso la Disney e se siete fan di Topolino e Co., sicuramente vi sarete imbattuti nelle sue sfavillanti e colorate illustrazioni.
Ci siamo rincontrati al Comicon di quest'anno ed è così che sono entrato in possesso del fumetto che aveva realizzato.
Quando sono finalmente tornato a casa, dopo aver vagato come uno zombie da uno stand all'altro, mi sono seduto e ho tirato fuori dalla borsa l'albo "Mammacqua" e l'ho letto tutto d'un fiato, rimanendone letteralmente affascinato, rapito: parlare di questa splendida storia che mi sono ritrovato tra le mani, significa anche parlare di Napoli, una città con cui spesso l'Italia s'identifica, nel bene e nel male. Già, la mia amata Napoli, dove sono nato e vivo tutt'ora.
Rifletteteci un attimo: quante volte abbiamo udito, nel caso di tristi fatti di cronaca, le parole "solo a Napoli succede"? Dal canto mio, trovo questa "dicitura" alquanto buffa (se non ridicola), in quanto sarebbe come asserire che Napoli sia il ricettacolo di tutta la criminalità e i problemi che affliggono l'Italia, quasi come se Roma, Genova, Milano o Torino rappresentassero invece civiltà utopistiche prive di qualsivoglia male. Eppure a Napoli accadono anche tanti eventi straordinari, soprattutto grazie a persone straordinarie, ed è in quel caso che a me piace poter dire "Solo a Napoli succede": sì, perché Napoli è l'unica grande città che ha deciso di aderire al referendum sull'acqua, referendum che sancisce che l'acqua è un bene comune su cui non si può lucrare. Ed è proprio in questo contesto che la storia scritta (e disegnata ovviamente) da Paco prende piede.
I protagonisti sono due ragazzi, Davide e Claudia, due anime contrapposte che incarnano i desideri di due diverse generazioni di persone: quelle che cercano di migliorare il paese in cui sono nati e cresciuti e quelli che semplicemente vogliono fuggire, sperando di trovare ciò che cercano altrove.  Entrambi si troveranno coinvolti negli eventi che hanno portato al referendum, per un motivo (la documentazione per immagini di Davide, fotografo in erba in cerca di un lavoro) o per l'altro (Claudia è un'attivista che segue da vicino tali avvenimenti).
Non solo i due protagonisti, ma anche la stessa Napoli diventa allora la metafora di un'Italia ancora troppo divisa, troppo combattuta tra quello che sarebbe in realtà e come invece vorrebbe apparire, guidata da capi di stato non in grado di valorizzarla adeguatamente.
Sebbene la vicenda sia narrata dalle antiche divinità partenopee Sebeto e Parthenope (che sembrano avere un legame con i due giovani protagonisti), questa spicca, invece, proprio la sua credibilità, che riesce a far identificare il lettore con gli eventi raccontati, merito anche dei personaggi in scena, sapientemente caratterizzati e integrati alla perfezione nella "cultura napoletana" (alcuni dei quali realmente esistenti, come il missionario attivista Alex Zanotelli). Forse c'è qualche punta di "incertezza" in alcuni dialoghi, ma poca cosa rispetto alla perfetta fluidità del racconto, che presenta i giusti tempi della narrazione come da tempo non ne vedevo, senza contare che anche il rapporto tra i due protagonisti è gestito in maniera egregia.
Il disegno di Paco, inoltre, è essenziale, pulito e diretto: i personaggi, nella loro semplicità, sono in grado di esprimere la più piccola emozione in maniera adeguata. Inoltre, se siete di Napoli, non potrete che apprezzare il lavoro svolto dall'autore nel riprodurre le varie strade della città in maniera quasi maniacale: non faticherete a riconoscere la maestosa piazza del Gesù, il bellissimo lungomare di Mergellina, o le antiche e suggestive stradine di Spaccanapoli, colme di quelle figure così caratteristiche ormai entrate nell'immaginario comune non solo napoletano.
Cosa aggiungere in conclusione? Beh, solo questo in realtà: io quest'anno sono riuscito ad accaparrarmi la mia copia autografata!


Grazie, Paco. 😁
E voi che cosa state aspettando? Correte in libreria/fumetteria a procurarvi la vostra! 😏

Alla prossima, gente! 😎

domenica 18 giugno 2017

Cose che non vedrete mai (forse)

La mia epica lentezza mi ha portato ad interrompere alcuni progetti che stavo realizzando, complice anche il lavoro serrato che sta proseguendo su Caged Birds.
Così, oggi, ho deciso di mostrarvi alcune cose a cui stavo lavorando, e che probabilmente non vedrete mai... finite.

Le prime riguardano un fantasy ambientato nel Giappone feudale. Mi pare di avervi già mostrato anche qualcosa in proposito, accennandovi già in passato del progetto. Si trattava di una storia che scrissi quando avevo suppergiù 14-15 anni. Rileggendola sono rimasto colpito... dalla serie di coglionate scritte a quell'età. 
Ho interamente rimaneggiato la sceneggiatura (che contava quasi 200 pagine!), tenendomi però fedele all'originale. Ho cominciato anche a ridisegnarla, ma mi son dovuto fermare quasi subito, per altri impegni molto più urgenti e importanti. Di seguito le tavole che non vi avevo mostrato.



Sì... quello è un pene in una vagina
Non so se questo progetto riuscirò mai a portarlo a termine... chissà, forse un giorno...

Di seguito, invece, abbiamo un piccolo omaggio al grande Serpieri e alla sua Druuna.


Purtroppo anche in questo caso ho dovuto fermarmi, sebbene il disegno fosse quasi completo (beh, più o meno). Devo ammettere che mi stavo divertendo a disegnare tutti quei tentacoli e a dare loro una forma... ehm... particolare.

Con questo è tutto, ci risentiamo alla prossima per altre notizie! Un saluto! 😄

lunedì 15 maggio 2017

Caged Birds vol. 4 - Anatomia di una pagina

Siccome il quarto volume di Caged Birds l'ho cominciato da poco, volevo mostrarvi il processo lavorativo di una singola pagina, in questo caso la prima del nuovo volume.

Ken mi ha inviato la sceneggiatura su una tavola già suddivisa in vignette, o già "grigliata", se volete.

Mentre leggo cerco già di immaginare la scena che andrò a disegnare. Quando non capisco qualcosa, chiedo delucidazioni. In ogni caso, come si può constatare, Ken non è avaro di spiegazioni, e nelle scene più complesse, mi fornisce egli stesso dei layout da lui realizzati.
Così, quando ho analizzato tutto quello che c'è scritto e sono pronto, realizzo io stesso il mio layout, utilizzando la stessa griglia che mi era stata mandata.
 
 Si tratta di disegni veloci, atti piuttosto a visualizzare le scene, nonostante rappresentino già lo "scheletro" della pagina.
Quando ho il via, magari non prima di aver ricevuto qualche feedback o correzioni varie, vado a realizzare finalmente la tavola completa e inchiostrata.
Come si può constatare, alcune cose sono un po' diverse; questo perché, durante la realizzazione, mi sono reso conto che alcuni dettagli (o anche posture) non funzionavano nella maniera in cui erano state disegnate e dovendole allora integrare nella pagina finita, ho optato per altre soluzioni. Alcuni cambiamenti, invece (come già accennato), sono dovuti proprio a consigli dell'editor, che magari voleva la sequenza proposta in un certo modo.

Spero vi siate divertiti e che abbiate trovato istruttivo questo "work in progress". Se avete domande, io vi risponderò.

Alla prossima!

martedì 25 aprile 2017

Film che consiglio 13

Ehilà! Dopo tanto tempo, infine, si ritorna al nostro post più caro: io che, non avendo nulla di meglio da fare, vi consiglio un qualche film per il sabato sera (sempre che non abbiate di meglio da fare). E allora, forza. Andiamo! Flendeeeeeeeer Jet! No, scusate, non lo faccio più... 😇

Pups (Ash - 1999)


Due ragazzini entrano quasi per caso in possesso di una pistola e con questa decidono di fare una rapina in banca. Ciò che per loro doveva essere "solo" un brutale scherzo, si trasforma in qualcosa di più complicato, quando l'edificio viene circondato dalle forze dell'ordine. Rimasti intrappolati all'interno con degli ostaggi, ai giovani non resta che recitare la loro parte di cattivi fino in fondo, guidati dai loro miti televisivi, senza rendersi conto della gravità della situazione. Lo stile documentaristico di Ash (dietro questo pseudonimo si nasconde Ashley Baron-Cohen, fratello del ben più noto Sacha) racconta purtroppo una realtà non solo americana, dove molti ragazzi, lasciati a sé stessi e bombardati da tv e videogiochi, quasi non sembrano più preoccuparsi di ciò che li circonda, troppo presi dalla loro avida ricerca di gloria e notorietà, fatta di falsi miti (occhio, non sto incolpando né la tv, né i videogiochi, ma coloro che li lasciano senza una guida).
Da cultore del doppiaggio italiano, devo dirvi stavolta di guardarlo in inglese il film: Davide Garbolino, in questo caso, non è affatto credibile come ragazzino di 10 anni, e molte battute (intese proprio come recitazione, non adattamento), funzionano molto più in originale.


Gardener of Eden - Il giustiziere senza legge (Kevin Connoly - 2007)



Adam è un giovane che conduce una vita noiosa e senza prospettive. Una sera, raggiunto il limite massimo di sopportazione, esplode in un impeto di rabbia e, dopo aver compiuto alcuni atti vandalici, decide di picchiare il primo poveraccio che incontra per strada.
Non sa che quello che ha fatto lo trasformerà, agli occhi della società, in un eroe: l'uomo che ha pestato, infatti, è uno stupratore in fuga. Acclamato dalla collettività, riceve persino un cospicuo premio in denaro. Ritrovata la sua autostima, il giovane decide di diventare un giustiziere metropolitano. Ma il mondo reale, fatto di dubbi e incertezze, è pronto per lui? Come reagirebbe la popolazione ad un uomo che si fa giustizia da sé? Come si dividerebbe l'opinione pubblica? Adam imparerà a sue spese che la vita vera è ben diversa da quella dei fumetti, e che non tutto è bianco o nero.

L'arrivo di Wang (Manetti bros - 2011)


Gaia è un'interprete di cinese. Una sera viene convocata per un misterioso lavoro e condotta in un tetro e buio scantinato nei pressi di Roma. Suo è il compito di tradurre ciò che dice Wang, un individuo tenuto in stato di fermo per un crimine non specificato. Quando Gaia, ormai innervosita dalla situazione, chiede di accendere la luce, scoprirà che Wang è in realtà...
Il film dei Menetti si distingue non solo per gli effetti visivi, davvero ben riusciti, ma anche per un intreccio narrativo notevole, che culmina anche con un finale per nulla banale. Da recuperare, potreste rimanere sorpresi!

Don Jon (Joseph Gordon-Levitt - 2013)


Questa è la storia di un ragazzo appassionato di porno, anzi, totalmente assuefatto. No... non si sta parlando di me, ma di Jon Martello.
Jon divide la sua vita tra gli amici, la palestra, la famiglia e le sue galanti conquiste in discoteca. Purtroppo a rapporto completo, il giovane continua a non sentirsi mai appagato sessualmente: solo il porno riesce a lenire questo senso di vuoto. Una sera, però, Jon conosce Barbara. Attratto subito da lei, comincia a frequentarla, scoprendo ben presto che, come lui è dipendente dal porno, la ragazza è invece assuefatta ai film d'amore. Riusciranno a stare insieme? Insieme per davvero? E se invece Jon avesse bisogno di una donna "vera"? Il film solleva una particolare riflessione: noi, il più delle volte, costruiamo le nostre relazioni e basiamo la nostra vita su finti stilemi. Ci piace un ragazzo o una ragazza perché, nel nostro inconscio, esso/a corrisponde ad un ideale nato per esigenze personali e quindi sempre poco veritiero. Purtroppo capita spesso di guardare ciò che ci circonda con i sensi e l'impulsività, piuttosto che con spirito critico.

The boy and the Beast (Mamoru Hosoda - 2015)

Questo è forse uno dei migliori film d'animazione (giapponese) che ho avuto modo di vedere in questo periodo: comprato quasi per caso, mi ha lasciato stupefatto per la rara bellezza della narrazione, e mi ha divertito ed emozionato come non succedeva da tempo.
Ren è un bambino che ha perso la madre in un incidente. "Abbandonato" temporaneamente dal padre e scontroso verso tutti, una sera, mentre fugge da due poliziotti, si ritrova catapultato a Jutengai, un mondo popolato da bestie. Adottato da una di queste, Kumatetsu, Ren (ribattezzato Kyuta) imparerà a battersi e diventare forte. Il rapporto che s'instaura tra lui e questo essere, tra alti e bassi, è piuttosto simile a quello che può esserci tra un padre e un figlio, e dimostra come sia i padri che i figli, possano imparare gli uni dagli altri e incoraggiarsi a vicenda per superare le avversità della vita.
Una curiosità: nell'edizione italiana, Kumatetsu è doppiato da Pino Insegno.

E con questo ho finito! Alla prossima! 🙂

lunedì 3 aprile 2017

Dopo tanto tempo

Uff, è passato un po' di tempo dall'ultima volta che ho scritto qualcosa su questo blog. Mi perdonerete, ma è stato un periodo piuttosto frenetico: giusto in questi giorni ho chiuso il terzo volume di Caged Birds, il quale mi sta appassionando non solo come co-autore, ma anche da lettore... adesso sono curioso di sapere cosa accadrà nel prossimo volume. La sua realizzazione mi ha portato via molto tempo, sebbene mi sia divertito molto nelle ultime pagine: semmai riusciste ad acquistarlo in lingua originale, potreste capirne il motivo... disegnare due donne mezze nude che se le danno di santa ragione, metterebbe di buon umore chiunque.
Ultimamente sono anche riuscito a farmi una capatina al cinema, era da una vita che non ci andavo: ho visto "Logan"... non ci ho scritto su le mie impressioni, perché... non sapevo proprio cosa scrivere. Cioè, non capivo quale potesse essere l'utilità di spiegarvi un film su Wolverine. Sì, è la pellicola Marvel più violenta che ho avuto modo di vedere (teste mozzate, arti staccati, smembramenti), ma di certo non la più adulta. Siamo sempre dalle stesse parti: è un film che è la solita lotta contro i cattivi e non ci ho visto nulla di esistenziale o profondo; indubbiamente l'ho trovato migliore di "giorni di un futuro passato", ma si è trattato del solito movie sugli X-Men, con l'aggiunta del divieto ai minori. Tutto qui.
Per il resto, se ci saranno novità, vi farò sapere. Alla prossima (tempo permettendo).

Ciaoz!

giovedì 23 febbraio 2017

Resident Evil 7 - le mie impressioni

Mi sono incuriosito sin dalla prima volta che ho giocato quella piccola demo, chiamata Beginning Hour: tutto sembrava così diverso, così nuovo (a cominciare dalla visuale in prima persona), ma soprattutto così lugubre, così decadente... e c'era quel tizio inquietante, che dopo aver colpito il protagonista esclama "Benvenuto in famiglia"... ma... era davvero Resident Evil? Sì, eccome... dopo averlo giocato, posso tranquillamente dire che è il "solito" Resident Evil... non proprio la solita solfa, ma là stiamo.
Resident Evil 7: Biohazard, per essere precisi (in Giappone i titoli sono invertiti).

In realtà, sebbene molti abbiano visto nella visuale in pp un'ispirazione dal teaser di Silent Hills (il progetto cancellato di Konami), io non ne sono pienamente convinto, perché questa visuale non è affatto inedita all'interno della saga, dato che anche i Gun Survivor e gli Umbrella Chronicle ne erano provvisti... come non sono persuaso che Silent Hills si sarebbe giocato esclusivamente in pp: che lo infili a fare Norman Reedus nel gioco, se poi non lo puoi vedere in faccia? Ma andiamo avanti, non divaghiamo.

Protagonista di questo settimo capitolo è il "normalissimo" Ethan Winters, che giunge in una spettrale magione della Louisiana dopo aver ricevuto una mail dalla moglie Mia, scomparsa ormai da tre anni; al suo arrivo, però, si troverà invischiato in una vicenda assurda e cruenta, braccato dai membri della famiglia Baker, gli spaventosi proprietari della macabra tenuta. Sebbene l'incipit mi abbia in effetti ricordato parecchio Silent Hill 2 (in realtà un incipit non originalissimo neanche per il media Konami), il titolo Capcom ne prende immediatamente le distanze, puntando più su uno splatter-horror a buon mercato, ma pur sempre efficace. Nonostante sia eccessivamente truculento (ho già accennato al fatto che non ho più l'età per vedere sangue e budella sparse dappertutto), risulta davvero innegabile - e anche notevole - l'impegno che la casa di Osaka ha profuso in questo piccolo gioiello, che rasenta quasi il capolavoro, senza riuscire tuttavia a  raggiungerlo. Come già detto, ci si ritrova a fare i conti con un Resident Evil "qualunque", almeno per quanto riguarda il sistema di comandi.
Nonostante Ethan non sia un militare (ma non lo sappiamo, dato che non ci viene rivelata la sua occupazione), fa tutto quello che dovrebbe fare un "eroe" di RE: corre con l'apposito tasto (in questo caso, premendo la levetta di movimento), si volta di 360 gradi, si accovaccia, nuota, e gira persino su sé stesso (come facevano, fastidiosamente, i personaggi dei primi capitoli); inoltre mostra una notevole destrezza con le armi da fuoco, tra le quali vengono annoverate la classica pistola, il fucile, la magnum, il lanciafiamme e il lanciagranate e che si usano esattamente nel modo che sappiamo: con un tasto si mira, con l'altro si spara (in realtà potete sparare anche senza mirare, ma sprechereste preziosi proiettili). Tornano pure le care "erbette", solo quelle verdi in verità, che possono essere miscelate con delle sostanze chimiche per creare unguenti più efficaci (le erbette possono anche essere consumate a solo, ma ripristinano molta meno energia... ho detto consumate, non fumate).
Nonostante il numero delle armi (e di oggetti) acquisibili, questo Re riprende anche il concetto di sopravvivenza dei primi due capitoli (massì, va, anche il terzo), mettendo il giocatore in condizione di centellinare le sue risorse, che siano esse kit medici o munizioni, e di gestire come può gli spazi nell'inventario, tramite i bentornati bauli, che da troppo tempo mancavano. Non sono tornate, invece, le macchine da scrivere, rimpiazzate qui da più - si fa per dire - moderni mangianastri, che forniranno salvataggi dati illimitati al livello di difficoltà base o inferiore, ma che dovranno usufruire invece di cassette a quello più alto, per poter essere utilizzati.
Dove però, questo capitolo si distingue dagli altri, è per la bella galleria dei cattivi, curiosamente più credibili, e di cui il patriarca Jack Baker merita sicuramente una menzione d'onore: ben lontano dai villain precedenti, per lo più gente figa in impermeabile scuro e occhiali da sole con manie di grandezza (Albert Wesker) o mostri mugolanti privi di vera caratterizzazione psicologica (uno dei tanti tyrant a caso), Jack è invece spinto dal malsano bisogno di voler costruire una famiglia, e allo stesso tempo è apparentemente combattuto tra la sua natura e il male oscuro che lo dilania. E no, gli zombie non sono tornati qui, sostituiti dai micomorfi, organismi fungini antropomorfi. Ma cazzo, quanto sono lo stesso fastidiosi...
Molto probabilmente della caratterizzazione azzeccata dei Baker è complice anche la grafica fotorealistica, che restituisce dei volti e delle espressioni facciali davvero notevoli (e anche le ambientazioni non sono da meno), senza contare che la gestione della luce è realizzata in maniera impeccabile: se si trattasse di un film, probabilmente vincerebbe l'Oscar per la fotografia. Il RE Engine (il motore grafico creato da Capcom) funziona davvero bene, sebbene alcune texture mostrino delle piccole sbavature, mentre altre vengano caricate in netto ritardo, ma visto la mole di quello che c'è su schermo, e il dettaglio raggiunto in ogni singolo elemento di scena (soprattutto le piante), la cosa è più che accettabile. Se pensate che molto probabilmente sarà proprio il RE Engine (rivisto, ovviamente) a muovere il remake di RE 2, di prossima uscita... sì, non sbavate!
La sceneggiatura ha alti e bassi (alcuni dialoghi sono veramente stupidi), ma funziona come capitolo a sé... un po' meno se inserita nella continuity ufficiale e in effetti mostra gli stessi difetti riscontrabili in tutti i capitoli: finisce proprio quando la storia comincia a farsi interessante e di conseguenza, portato a termine il gioco, non vi verrà svelato nulla di nuovo, anche se, in effetti, non ci sono rivelazioni eclatanti, sebbene vengano comunque gettate le basi per ciò che saranno i capitoli successivi.
Il comparto sonoro è ottimo per quello che riguarda gli effetti e i temi musicali (alcuni ripresi dal primo capitolo, come la musichetta rilassante delle stanze di salvataggio), senza contare la bella canzone che finora ha accompagnato l'intera campagna pubblicitaria. Per quanto riguarda il doppiaggio... apriamo una bella parentesi, ma proprio grande:
Pascolando in giro, anche su siti specializzati, mi tocca sempre leggere "doppiaggio discreto, meglio l'originale"... il problema è che al giorno d'oggi questa è una cantilena modaiola, che mi sono stufato di sentire, soprattutto quando il suddetto commento non entra nei particolari, e nemmeno nei meriti e nei demeriti dell'uno o dell'altro.
Il doppiaggio italiano di RE7 è tutt'altro che discreto, certo non perfetto, ma tutt'altro che discreto. Ma è sullo stesso livello anche quello originale inglese, tutt'altro che perfetto.
Dove pecca il doppiaggio italiano è in una certa superficialità da parte del direttore (che avrebbe potuto far ripetere qualche battuta non riuscitissima) e nella scelta di un paio di voci, non pienamente condivisibile (ma si sa, molte volte vengono fatti dei provini, e in questo caso non sono sempre i direttori di doppiaggio a scegliere, quanto piuttosto la casa madre, Capcom in questo caso). Comunque ci si trova su un lavoro di buon livello, dato anche il numero di professionisti che vi hanno partecipato, tra cui Renato Novara, Oliviero Corbetta, Marina Thovez, Francesco Mei e Claudio Moneta (giusto per citare i più noti).
La versione inglese ovviamente risulta un po' più incisiva, perché registrata dai colleghi anglosassoni tramite motion capture, quindi in scena (ricordate sempre che i doppiatori italiani non vedono una mazza di quello che stanno doppiando, almeno per quanto riguarda i videogiochi), ma ciò non toglie che abbia, anche questa, la sua bella dose di magagne: in più punti mi è sembrata troppo poco naturale e oltretutto caricaturale; ho riso più di una volta ascoltandola... e ciò è un grosso problema, se il fine ultimo è far paura. Ne sono un esempio lampante i due ghost hunters che si vedono all'inizio, che biascicano quasi le parole, forzando numerosi accenti... sul serio, chi parla così? È troppo esagerato persino per gli slang americani, che hanno comunque una pronuncia forte e marcata, rispetto all'italiano.
Anche la doppiatrice di Mia, Katie O'Hagan, non è esattamente il massimo, ed anzi ha imbroccato, sì e no, il 40% delle battute (il che è un po' pochino).
L'unico personaggio che funziona realmente bene in inglese è Eveline, indubbiamente più inquietante e naturale (tra l'altro la doppiatrice italiana è anche riciclata, dato che è la stessa di Moira Burton in Revelations 2).
In ogni caso vi consiglio di farvi un giro con tutte le lingue disponibili, compresa quella francese e quella spagnola, e, avendo così tutti gli elementi a vostra disposizione per farlo, tirare le vostre somme.
Chiusa la parentesi.

In definitiva è un ottimo gioco che merita di essere sostenuto, sebbene mi abbia dato l'idea di essere più una sorta di esperimento (riuscitissimo), utilizzato soprattutto per testare il nuovo motore grafico... non so se la visuale in pp persona verà mantenuta anche nei capitoli successivi; certo non mi dispiacerebbe, ma tutto sommato devo anche ammettere che nemmeno mi farebbe impazzire, se usata all'infinito,
Beh, solo aspettando, avremo l'opportunità di vedere cosa accadrà.

Un saluto e alla prossima! 😃