mercoledì 18 marzo 2015

Io, me e il colore

Vi svelo un segreto: a me non piace colorare (nonostante mi sia prodigato io stesso per il colore sulle mie cover)... non lo so fare bene e nemmeno m'interessa, ho sempre creduto che non mi competesse (sono molto più interessato alla grafica). Ma poi ho dovuto imparare a farlo: il mio docente di colorazione digitale (quando andavo alla Comix) era l'editor di una piccola casa editrice napoletana: il GG Studio (vi rimando qui al loro sito per maggiori informazioni)... non chiedetemi cosa voglia dire la sigla GG, perché non lo so: una volta mi fu spiegato, perché fui io a chiederlo... ma il più delle volte, per sembrare interessante, faccio domande di cui m'è indifferente la risposta, quindi di solito non ascolto, nonostante sembri il contrario.
Comunque sia, finita la Comix, alcuni di noi non sapevano che fare e sbattevano con la faccia di qua e di là (io, dopo l'esperienza con "Terra", ero proprio col culo... per terra), così bazzicavamo di tanto in tanto nei dintorni del GG Studio. Lo studio era grandicello, a due piani, e c'era tutto quello che pensiate possa trovarsi in uno studio di professionisti: tavoli luminosi, computer, fumetti e action figures a gogò, e anche un gatto (vivo), che io acchiappavo e sballottolavo di qua e di là, meritandomi anche un paio di morsi.
La colorista dello studio, Alessia Nocera, aveva sempre bisogno di un aiuto per il colore, o meglio, di qualcuno che realizzasse i flat. Cosa sono i flat? Vi rimando al mio video sulla colorazione:



Un giorno che eravamo lì a far niente, Alessia ci chiese se conoscevamo qualcuno interessato a realizzare dei flat, ovviamente dietro pagamento. E io istantaneamente mi ricordai che conoscevo qualcuno: me stesso. Alzai di scatto la mano, ansimando ferocemente: "Io, io!", esclamai "Voglio farli io!". Per me era la manna dal cielo, immaginatemi con la bava alla bocca e gli occhi fuori dalle orbite: mi servivano assolutamente i soldi! E lavorare un po' come aiuto colorista mi avrebbe evitato di fare marchette alla stazione di Napoli...
Sostanzialmente, come avrete capito, coloravo a cazzo di cane le tavole che mi venivano date, allo scopo di differenziare le aree del disegno e agevolare il lavoro del colorista (siccome le pagine erano di grandi dimensioni, dovetti scaricare un programma di condivisione server per poterle prendere direttamente dalle cartelle dello studio). La paga non era misera, ma quasi: cifre irrisorie, ma che mi permettevano di avere sempre qualcosina in tasca. Venivo pagato in blocchi di 20, quindi andavo spedito come un treno per poter arrivare al numero e riscuotere, ed essendo un lavoro molto meccanico (e quindi poco ragionato) era di una facilità disarmante, dovendomi solo preoccupare di colorare senza uscire dai bordi del disegno e di non lasciare spazi bianchi.
In effetti quando Alessia mi chiedeva come facessi ad essere così veloce, non sapevo proprio cosa risponderle: sorridevo semplicemente come un cretino... mi scocciava doverle farle notare che, come ho già spiegato prima, non facevo altro che mettere colori a cavolo e che di certo non è che fosse il lavoro più difficile del mondo (per quello pure che veniva pagato).
Andai avanti per un anno, e ricordo con piacere quel periodo: ero molto felice e spensierato, in quanto da un lato lavoravo (e questo mi faceva sentire molto utile), dall'altro avevo incontrato il mio maestro (di cui dovrò sempre parlarvi), che mi sosteneva e aiutava. Insomma, la gente era contenta di quello che facevo, io pure, morale della favola: eravamo tutti felici...
Ma questa non è una favola e ovviamente le cose finiscono e anche i lavori, ma ciò è un bene, perché ti fa ricordare che devi trovartene subito un altro. Lì non avevano più bisogno di aiuto, anche perché, a causa di altri impegni, sembra avessero arrestato la produzione dei loro albi: fortunatamente fui pagato quello che dovevo essere pagato, nonostante mandassi di continuo mail allo studio per ricordare che dovevano remunerarmi, dato che ci mettevano sempre un po'.
Dopo quest'esperienza ho ripreso la mia strada, e beh... come si suol dire, il resto è storia. :)    

5 commenti:

  1. Woo! ! Ho letto tutto del GG Studio, ho seguito con interesse A Shelton Store e Le Rouge de Maison Rouge, ma poi tutto fu bloccato...
    Quale serie hai colorato, se puoi dirlo ovviamente?

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  2. Risposte
    1. Wow, Maria! Sei una fan del GG Studio! :)
      Credo comunque che tu intendessi "A Skeleton Story" (quello ambientato nel regno dei morti tipo Tim Burton, giusto?).
      Al momento però hanno fermato la loro produzione di fumetti, non so se riprenderanno, anche perché sono occupati a gestire la scuola internazionale di comics di Napoli, che è aperta da qualche tempo ormai, e con cui loro sono partners (che non è quella che ho frequentato io, però: quella è Comix, con la X finale).
      Per quanto riguarda gli albi che ho aiutato a colorare, si tratta di "Gore", "One" ed "Extinction Seed". :)

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  3. Ho il tablet che mi corregge in automatico...non ne vengo fuori, ma credo che tu abbia capito quale fosse il titolo....

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