Non è certo una novità nel campo del fumetto utilizzare il viso di un attore hollywoodiano come modello per un personaggio: questo metodo aiuta soprattutto il disegnatore a focalizzare velocemente il viso e a renderlo riconoscibile al lettore. Esistono parecchi esempi, guardiamone alcuni.
Dylan Dog - Rupert Everett
Tiziano Sclavi rimase notevolmente colpito da Everett dopo averlo visto nel film "Another Country", quindi chiese al disegnatore Claudio Villa di prendere a modello il volto dell'attore per il personaggio. Non tutti sanno, però, che il nome "Dylan Dog" veniva spesso utilizzato provvisoriamente, dallo stesso Sclavi, durante la realizzazione di concept e sceneggiature per nuove serie... per qualche ragione, invece, alla fine l'autore decise di lasciarlo.
Corto Maltese - Burt Lancaster
Il grande Hugo Pratt creò Corto sulle fattezze di Lancaster, dopo averlo visto nel film "Il trono nero": nella pellicola in questione, l'attore, indossa persino un berretto da marinaio, e i suoi abiti ricordano molto da vicino quelli dell'iconico personaggio.
Kenshiro - Sylvester Stallone
Sebbene nei primi volumi Kenshiro fosse leggermente ispirato a Bruce Lee, con l'incedere della serie le sue fattezze hanno cominciato a ricalcare quelle di Stallone, precisamente dal film "Cobra". Nella seconda stagione, Ken, indossa persino un paio di occhiali da sole identici a quelli utilizzati dall'attore nel film.
Dampyr - Ralph Fiennes
Harlan Draka, protagonista della serie horror Dampyr, è palesemente ispirato al pusher Lenny Nero di "Strange Days", bel film diretto da Kathryn Bigelow e interpretato sapientemente da Fiennes (prima che cominciasse ad indossare parrucchini... almeno presumo).
Martin Mystere - Nick Nolte
Sebbene non sia mai stato detto esplicitamente, è improbabile non notare tra il detective dell'impossibile creato da Alfredo Castelli e il muso duro di Nick Nolte una vaga somiglianza.
Miele - Kim Basinger
Il volto della bellissima Miele (il cui nome è dovuto al sapore che ha la sua... beh, su, avete capito...), è ispirato a quello di Kim Basinger. Sebbene lo stile del maestro Manara abbia saputo nascondere questa somiglianza più di una volta, ci sono vignette in cui sono riconoscibilissimi i tratti dell'attrice.
Ugo Pastore - Fabrizio De André
Il protagonista di Volto Nascosto e Shangai Devil è ovviamente ispirato al grande De André, non solo nella fisionomia, ma anche nel suo lieve difetto fisico, ovvero l'occhio leggermente socchiuso, che il cantautore era solito coprire con i suoi capelli.
Il Monaco - ?
Sì, anche le fattezze del mio personaggio sono ispirate a quelle di un attore, forse non molto noto al grande pubblico, ma dotato di un viso decisamente particolare. Sapreste dire a chi mi sono ispirato?
martedì 16 agosto 2016
mercoledì 10 agosto 2016
I "soliti" work in progress
Eccomi qui, in questo agosto afoso e caldo. Spero che voi siate riusciti a farvi anche una piccola vacanza. Sono anni che non vedo il mare, ma io sono più tipo da montagna. Ultimamente ho anche disertato un po' questo blog: in questo periodo la mia misantropia patologica è aumentata in maniera esponenziale. Ma voglio rimediare mostrandovi alcuni "work in progress", legati ad alcune mie opere... se non facessi così, poi voi vi scordereste di me e la cosa mi renderebbe molto triste (mentre leggete queste ultime righe, immaginatemi con le labbra rivolte verso il basso e gli occhioni sbattenti da cucciolo)...
Spero vi siano piaciuti e che vi intrighino, alla prossima!
Spero vi siano piaciuti e che vi intrighino, alla prossima!
martedì 19 luglio 2016
The Last of Us - tribute
Sono riuscito da poco a giocare "The Last of Us", e devo dire che ne sono rimasto notevolmente colpito: si tratta di un qualcosa che trascende il concetto stesso di videogioco, elevandosi a qualcosa di più. Non vedevo una storia così ben scritta e profonda ormai da molto tempo (roba che se l'avesse fatta Kirkman, invece di dedicarsi a "The Walking Dead", ora staremmo tutti a dire che è il nuovo Alan Moore); l'intro del gioco, in cui si pilota la figlia del protagonista, Joel, è davvero incredibile: violento, ma al tempo stesso delicato e tenero, e io non ho potuto fare a meno di tirare giù qualche lacrimuccia e, credetemi, nessun gioco era mai riuscito a farmi venire i lucciconi agli occhi. Persino mio padre si è appassionato all'epico viaggio di Joel ed Ellie, attraverso questa America devastata e corrotta dal fungo che ha trasformato molti esseri umani in mostri, e alla fine del gioco non ha potuto fare a meno di esclamare: "Una storia bellissima!". E io, dal canto mio, non ho potuto frenarmi dal fiondarmi al tavolo da disegno e tirare fuori un piccolo tributo, che potete vedere di seguito.
Ne approfitterò anche per mostrarvi il lavoro che c'è stato dietro questa illustrazione. Prima di disegnare, ho riflettuto su cosa volessi effettivamente mostrare, inizialmente ero ben disposto verso una scena di lotta, ma poi ho optato per un qualcosa di più "sereno": Joel ed Ellie seduti intorno al fuoco, che riposano prima di ripartire. Quindi ho buttato giù una bozza alquanto veloce dei personaggi, per farmi almeno un'idea delle pose che dovevano assumere: ho pensato che se Ellie fosse stata impegnata a leggere qualche fumetto (cosa che fa spesso nel gioco), Joel poteva invece essere impegnato ad intagliare un cavallo.
Come potete constatare, rispetto al definitivo, la matita mantiene sempre una freschezza che poi è difficile tenere nell'inchiostrazione. Ma almeno l'inchiostro ti consente di correggere tutte le magagne di cui non ci si rende conto inizialmente: potete osservare una Ellie decisamente diversa dalla sua versione finale, questo perché mi sono reso conto ben presto che il fisico che avevo disegnato non funzionava, in quanto troppo "salsicciotto", inoltre il viso mi piaceva poco e non somigliava a quello del gioco. La Ellie originale è magrolina, un po' allampanata se vogliamo e io volevo che il disegno rispettasse il più possibile la sua controparte ludica. Noterete anche che mancano numerosi dettagli, come la teiera sul fuoco e le scatolette di cibo, che sono state inserite direttamente con l'inchiostro; questo perché non ero ancora sicuro di cosa inserire come elemento scenico e quindi ci ho riflettuto solo in seguito. Però, ero sicuro di voler inserire una città sullo sfondo, con il sole alle spalle, sebbene non sapessi effettivamente cosa disegnare. Così, anziché andarmi a ricercare immagini di città da "truccare", non ho fatto altro che fotografare dal mio televisore una sequenza particolare del gioco, e riprodurre la città che si vedeva, in questo caso Salt Lake City.
Quando sono andato a disegnare la città, però, mi sono accorto che con il sole alle spalle, anche i personaggi sarebbero dovuti andare in ombra, ma stavolta avevo anche un'altra fonte di luce, quella della teiera, che mi è servita per dividere in maniera chiara e netta i protagonisti dallo sfondo della città e del cielo che, al contrario, era quasi completamente nero.
Inoltre, se osservate meglio il definitivo, noterete che ho leggermente abbassato l'opacità dello sfondo, in modo da marcare più chiaramente la divisione del primo piano dal secondo.
Ecco, questo è tutto. Spero che apprezziate l'illustrazione, e che il mio resoconto vi sia d'aiuto per i vostri disegni. Ci sentiamo, alla prossima!
Ciaoz
Ne approfitterò anche per mostrarvi il lavoro che c'è stato dietro questa illustrazione. Prima di disegnare, ho riflettuto su cosa volessi effettivamente mostrare, inizialmente ero ben disposto verso una scena di lotta, ma poi ho optato per un qualcosa di più "sereno": Joel ed Ellie seduti intorno al fuoco, che riposano prima di ripartire. Quindi ho buttato giù una bozza alquanto veloce dei personaggi, per farmi almeno un'idea delle pose che dovevano assumere: ho pensato che se Ellie fosse stata impegnata a leggere qualche fumetto (cosa che fa spesso nel gioco), Joel poteva invece essere impegnato ad intagliare un cavallo.
Come potete constatare, rispetto al definitivo, la matita mantiene sempre una freschezza che poi è difficile tenere nell'inchiostrazione. Ma almeno l'inchiostro ti consente di correggere tutte le magagne di cui non ci si rende conto inizialmente: potete osservare una Ellie decisamente diversa dalla sua versione finale, questo perché mi sono reso conto ben presto che il fisico che avevo disegnato non funzionava, in quanto troppo "salsicciotto", inoltre il viso mi piaceva poco e non somigliava a quello del gioco. La Ellie originale è magrolina, un po' allampanata se vogliamo e io volevo che il disegno rispettasse il più possibile la sua controparte ludica. Noterete anche che mancano numerosi dettagli, come la teiera sul fuoco e le scatolette di cibo, che sono state inserite direttamente con l'inchiostro; questo perché non ero ancora sicuro di cosa inserire come elemento scenico e quindi ci ho riflettuto solo in seguito. Però, ero sicuro di voler inserire una città sullo sfondo, con il sole alle spalle, sebbene non sapessi effettivamente cosa disegnare. Così, anziché andarmi a ricercare immagini di città da "truccare", non ho fatto altro che fotografare dal mio televisore una sequenza particolare del gioco, e riprodurre la città che si vedeva, in questo caso Salt Lake City.
Quando sono andato a disegnare la città, però, mi sono accorto che con il sole alle spalle, anche i personaggi sarebbero dovuti andare in ombra, ma stavolta avevo anche un'altra fonte di luce, quella della teiera, che mi è servita per dividere in maniera chiara e netta i protagonisti dallo sfondo della città e del cielo che, al contrario, era quasi completamente nero.
Inoltre, se osservate meglio il definitivo, noterete che ho leggermente abbassato l'opacità dello sfondo, in modo da marcare più chiaramente la divisione del primo piano dal secondo.
Ecco, questo è tutto. Spero che apprezziate l'illustrazione, e che il mio resoconto vi sia d'aiuto per i vostri disegni. Ci sentiamo, alla prossima!
Ciaoz
mercoledì 29 giugno 2016
Film che consiglio 12
Oh, bentornati! Qui nel napoletano comincia finalmente a far caldo... forse troppo caldo... da voi, invece, come va? Comunque sia, per combattere la calura, niente di meglio di un bel film (almeno si spera), quindi diamo il via ai nostri consigli filmici di questo mese!
I tre volti della paura (Mario Bava - 1963)
"I tre volti della paura" è la pellicola che mi ha fatto innamorare del cinema del grande Marione Bava: si tratta di un film visivamente potente che, nella rappresentazione delle tre lugubri storie che fanno da titolo, non si rivela mai scontato, né banale. La più ambigua è proprio la prima, dato che accenna ad una relazione omosessuale tra due donne, con tanto di terzo incomodo; la seconda storia, con Boris Karloff, racconta di un uomo che torna "cambiato", dalla sua famiglia, dopo aver dato la caccia ad un vampiro, mentre la terza, la più inquietante, mostra una badante perseguitata dallo spettro di una sua defunta e anziana assistita, a seguito del furto di un anello.
All'estero, il film, è conosciuto come "Black Sabbath"... ebbene sì, il famoso gruppo metal capitanato all'epoca da Ozzy Osbourne, prese il nome dal titolo anglosassone della pellicola, dopo averne visto un manifesto per strada! Comunque sia, se non conoscete il cinema di Bava (regista apprezzato praticamente da tutti i più importanti cineasti, in primis Tim Burton), questo film è un ottimo inizio: non ve ne pentirete.
Ipcress (Sidney J. Furye - 1965)
Sir Michael Caine interpreta Harry Palmer (curiosamente il doppiatore italiano di Caine, in questo film, si chiamava Renzo Palmer...), un agente segreto britannico, con l'incarico d'indagare sulla scomparsa di uno scienziato, rapito e ipnotizzato con una nuova tecnica denominata "Ipcress". Si tratta di una pellicola piuttosto all'avanguardia, con una fotografia magnifica e curata, che quasi ricorda i film del già citato Mario Bava; inoltre, ciò che contraddistingue il protagonista è il suo essere "umano", piuttosto che "super-umano", a differenza del ben più noto James Bond/007: non troverete nemici pittoreschi o situazioni paradossali, qui tutto è all'insegna del realismo. Se vi piace lo spionaggio puro, di quelli veri e duri, allora recuperatelo!
Je t'aime moi non plus (Serge Gainsbourg - 1976)
Krassky e Patrice (Padovan in originale) sono una coppia di amanti gay che, per sbarcare il lunario, fanno avanti e indietro lavorando come camionisti. Un giorno giungono in uno sperduto locale nel deserto. Lì lavora Johnny, una ragazza dall'aspetto androgino, e da cui Krassky si sente subito attratto. Krassky e Johnny intrecciano così una singolare relazione sessuale: per poter avere una rapporto completo con la ragazza, il camionista è "costretto" a sodomizzarla. La relazione si spinge ben presto oltre il lato fisico, marcando pericolosi territori sentimentali e scatenando così le ire di Patrice.
Il titolo del film è ovviamente un riferimento alla nota e scandalosa (almeno per l'epoca) canzone scritta e cantata dagli stessi Gainsbourg e Birkin (ai tempi compagna del regista). La ricordate? Descriveva in maniera esplicita un atto sessuale tra un uomo e una donna, con tanto di mugolii e sospiri. Nella pellicola, però, la canzone è presente nella sola versione strumentale.
The Killer (John Woo - 1989)
Jeffrey è un abilissimo killer che lavora esclusivamente su commissione. Durante l'ultima missione ferisce accidentalmente una cantante, di cui però s'invaghisce: deciderà così di continuare a lavorare, pur di pagarle la costosa operazione che le ridarà la vista. Tradito dai suoi committenti, sarà costretto alla fuga insieme alla sua amata, Sulle sue tracce, però, si fionda anche un testardo ispettore di polizia, con cui instaurerà un'amicizia virile al di là dei loro ruoli. La pellicola, nonostante spettacolari sequenze d'azione, è in realtà piuttosto complessa nella costruzione della storia, presentando via via che prosegue toni quasi shakespeariani, che trovano il loro climax proprio nel finale piuttosto amaro (ma non ve lo dirò, tranquilli). Si tratta probabilmente di uno dei film più romantici e malinconici mai diretti da John Woo, in grandissima forma, che non risparmia nemmeno qui le sue classiche sequenze ormai marchio di fabbrica, come le colombe che si stagliano in volo, e i personaggi che si parlano puntandosi in faccia le pistole.
Under the Skin (Jonathan Glazer - 2013)
Se Stanley Kubrick fosse ancora vivo, sarebbe sicuramente orgoglioso di questo film, anche perché se l'avesse girato lui, probabilmente l'avrebbe fatto nello stesso identico modo! Guardando "Under the Skin", è infatti proprio questa la sensazione che ho provato: mi sembrava di guardare Kubrick, di poter riconoscere quasi i suoi tempi narrativi e le sue ossessioni (ovviamente il grande Stanley vantava una regia molto più precisa e maniacale). La trama è piuttosto semplice, sebbene abbia tanti ed interessanti risvolti onirici e sociali: un'aliena (la conturbante Scarlett Johansson) arriva sulla terra assumendo sembianze umane; il suo scopo è sedurre uomini da far annegare in un abisso oscuro (letteralmente! Non posso spiegarvelo meglio di così, perché non saprei come fare). Ben presto, però, alcuni avvenimenti la condurranno a cercare la propria umanità, assaggiando cibo umano e sperimentando la propria sessualità.
Il film, sebbene non abbia incassato un granché, è salito agli onori della cronaca per le scene di nudo integrale che hanno per protagonista la Johansson, che qui si mostra generosamente in tutto il suo splendore. On ogni caso, se siete amanti della fantascienza d'autore, dovete assolutamente recuperarlo, sempre che non l'abbiate già visto: in tal caso... rivedetelo! :D
Vi saluto! Alla prossima!
sabato 18 giugno 2016
Storie Vere - L'inizio
Oggi partiamo con una rubrica nuova di zecca: Storie Vere. Di cosa parla? Di me...
Ho deciso di analizzare alcuni aspetti della mia esistenza, sebbene in maniera ironica ed estremizzata. Perché? Beh, lo faccio già mensilmente in maniera ossessiva per conto mio nella mia testa, perché adesso non trasformare la faccenda in un fumetto e condividere? Parlando seriamente, ho appreso di recente una cosa di me sul piano medico, e questo mi ha spinto a farmi un paio di ulteriori domande sulla mia esistenza, così ho deciso di intraprendere questo percorso insieme a voi, partendo, come da titolo, dall'inizio...
E con questo ci fermiamo... alla prossima...
Ho deciso di analizzare alcuni aspetti della mia esistenza, sebbene in maniera ironica ed estremizzata. Perché? Beh, lo faccio già mensilmente in maniera ossessiva per conto mio nella mia testa, perché adesso non trasformare la faccenda in un fumetto e condividere? Parlando seriamente, ho appreso di recente una cosa di me sul piano medico, e questo mi ha spinto a farmi un paio di ulteriori domande sulla mia esistenza, così ho deciso di intraprendere questo percorso insieme a voi, partendo, come da titolo, dall'inizio...
E con questo ci fermiamo... alla prossima...
domenica 5 giugno 2016
Giovane pastorella
Discendi dai colli sempre alla stessa ora, giovane fanciulla,
Coi tuoi occhi sbarazzini, che cercano sempre altrove,
mentre le tue labbra languide pronunciano parole,
dette solo a chi sa ascoltare...
Ti guardi intorno, nascondendo con la timidezza le tue arti illusorie,
Ti guardi intorno alla ricerca di uomini da far sognare,
Ti guardi intorno alla ricerca di uomini da cui farti amare,
Ti guardi intorno alla ricerca di uomini da far disperare...
Oh, giovane pastorella, quanto t'ho cercata, quanto t'ho desiderata!
Il tuo profumo infiammava i miei pensieri,
istigando i miei fervori a non sopirsi mai...
Oh, giovane pastorella, quanto ho pensato ai tuoi seni graziosi,
su cui volevo solo dolce dormir...
Oh, giovane pastorella, quanto ho pensato al tuo grembo,
da cui volevo solo dolce farmi cullar...
Oh, giovane pastorella, quanto ho pensato alla tua guaina,
in cui volevo solo dolce entrar...
Oh, giovane pastorella, i suplizi a cui hai condannato son quasi passati
le risposte che cercavi non ci sono più,
le risposte che recavi non esistono più,
né per gli uni, né per gli altri...
torna sui colli e non discenderne più...
Oh, giovane pastorella... dannata stronza...
Coi tuoi occhi sbarazzini, che cercano sempre altrove,
mentre le tue labbra languide pronunciano parole,
dette solo a chi sa ascoltare...
Ti guardi intorno, nascondendo con la timidezza le tue arti illusorie,
Ti guardi intorno alla ricerca di uomini da far sognare,
Ti guardi intorno alla ricerca di uomini da cui farti amare,
Ti guardi intorno alla ricerca di uomini da far disperare...
Oh, giovane pastorella, quanto t'ho cercata, quanto t'ho desiderata!
Il tuo profumo infiammava i miei pensieri,
istigando i miei fervori a non sopirsi mai...
Oh, giovane pastorella, quanto ho pensato ai tuoi seni graziosi,
su cui volevo solo dolce dormir...
Oh, giovane pastorella, quanto ho pensato al tuo grembo,
da cui volevo solo dolce farmi cullar...
Oh, giovane pastorella, quanto ho pensato alla tua guaina,
in cui volevo solo dolce entrar...
Oh, giovane pastorella, i suplizi a cui hai condannato son quasi passati
le risposte che cercavi non ci sono più,
le risposte che recavi non esistono più,
né per gli uni, né per gli altri...
torna sui colli e non discenderne più...
Oh, giovane pastorella... dannata stronza...
mercoledì 1 giugno 2016
Pelé - Le mie impressioni
Non sono un grande appassionato di calcio. Ci hanno anche provato, eh.
Più di una volta m'hanno voluto portare al San Paolo, ma niente... proprio non è uno sport che m'appassiona. Durante le partite solitamente mi guardo intorno, mi gratto il mento, mi accarezzo la barba, il tutto mentre mi chiedo quando finirà. Allora perché, chiederete voi, sono andato al cinema a vedermi Pelé, la biografia filmica del famoso e leggendario calciatore? Beh... prima di tutto m'interessava sapere di più su di lui e poi... mi hanno un po' rotto i film dei supereroi! Di quelli non ne posso più (almeno fino al prossimo Spider-Man, va')!
La pellicola in questione mostra l'infanzia a Bauru del grande Edson Arantes Do Nascimento (in arte Pelé), come giocatore da strada e pulitore di scarpe, fino alla sua entrata, a sedici anni, nella nazionale brasiliana nel 1957, con la conseguente vittoria ai mondiali nel 58.
Purtroppo, però, la regia e la sceneggiatura peccano di semplicioneria acuta: ambedue non approfondiscono in maniera interessante nessuno degli aspetti della difficile vita del celeberrimo calciatore, riducendo il tutto alla ricerca della "Ginga", uno dei passi fondamentali della capoeira (un'arte marziale), utilizzata anche dai calciatori brasiliani per i loro movimenti acrobatici... e quel che è peggio, lo fa come se si stesse parlando di un qualche incredibile potere jedi... e non è per dire, dato che addirittura il noto manager Waldemar De Brito diventa qui una sorta di parodia di Yoda: "La Ginga è potente in te!", annuncia solennemente ad un giovane ed acerbo Pelé, che lo guarda basito (e come potrebbe non farlo?). Inoltre il film segue lo stesso filo narrativo stereotipato di un Karate Kid a caso, dove persino Edson diventa una sorta di Daniel LaRusso... ma su, signori registi, possibile che non abbiate saputo fare di meglio?
Fa proprio così schifo 'sto film? No, affatto. La durata non è eccessiva (poco più di 100 minuti contro i soliti 140 degli odierni film) e il tono è abbastanza leggero: inoltre le sequenze delle partite (soprattutto quella con la Svezia nella finale dei mondiali) sono davvero ben girate e altamente spettacolari, e qualunque impetuoso tifoso di calcio non potrà che sgranare gli occhi dinanzi ai fantastici dribbling, ai palleggi, e ai giochetti di tacco che vengono mostrati con tanta generosità.
Il mio voto? Volendo essere "corretti", la pellicola rosica a stento la sufficienza, ma se siete grandi appassionati del gioco del pallone, allora aumentate pure di un punto. Per il resto si tratta di un'occasione davvero sprecata.
Più di una volta m'hanno voluto portare al San Paolo, ma niente... proprio non è uno sport che m'appassiona. Durante le partite solitamente mi guardo intorno, mi gratto il mento, mi accarezzo la barba, il tutto mentre mi chiedo quando finirà. Allora perché, chiederete voi, sono andato al cinema a vedermi Pelé, la biografia filmica del famoso e leggendario calciatore? Beh... prima di tutto m'interessava sapere di più su di lui e poi... mi hanno un po' rotto i film dei supereroi! Di quelli non ne posso più (almeno fino al prossimo Spider-Man, va')!
La pellicola in questione mostra l'infanzia a Bauru del grande Edson Arantes Do Nascimento (in arte Pelé), come giocatore da strada e pulitore di scarpe, fino alla sua entrata, a sedici anni, nella nazionale brasiliana nel 1957, con la conseguente vittoria ai mondiali nel 58.
Purtroppo, però, la regia e la sceneggiatura peccano di semplicioneria acuta: ambedue non approfondiscono in maniera interessante nessuno degli aspetti della difficile vita del celeberrimo calciatore, riducendo il tutto alla ricerca della "Ginga", uno dei passi fondamentali della capoeira (un'arte marziale), utilizzata anche dai calciatori brasiliani per i loro movimenti acrobatici... e quel che è peggio, lo fa come se si stesse parlando di un qualche incredibile potere jedi... e non è per dire, dato che addirittura il noto manager Waldemar De Brito diventa qui una sorta di parodia di Yoda: "La Ginga è potente in te!", annuncia solennemente ad un giovane ed acerbo Pelé, che lo guarda basito (e come potrebbe non farlo?). Inoltre il film segue lo stesso filo narrativo stereotipato di un Karate Kid a caso, dove persino Edson diventa una sorta di Daniel LaRusso... ma su, signori registi, possibile che non abbiate saputo fare di meglio?
Fa proprio così schifo 'sto film? No, affatto. La durata non è eccessiva (poco più di 100 minuti contro i soliti 140 degli odierni film) e il tono è abbastanza leggero: inoltre le sequenze delle partite (soprattutto quella con la Svezia nella finale dei mondiali) sono davvero ben girate e altamente spettacolari, e qualunque impetuoso tifoso di calcio non potrà che sgranare gli occhi dinanzi ai fantastici dribbling, ai palleggi, e ai giochetti di tacco che vengono mostrati con tanta generosità.
Il mio voto? Volendo essere "corretti", la pellicola rosica a stento la sufficienza, ma se siete grandi appassionati del gioco del pallone, allora aumentate pure di un punto. Per il resto si tratta di un'occasione davvero sprecata.
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