Spero vi siano piaciuti e che vi intrighino, alla prossima!
mercoledì 10 agosto 2016
I "soliti" work in progress
Eccomi qui, in questo agosto afoso e caldo. Spero che voi siate riusciti a farvi anche una piccola vacanza. Sono anni che non vedo il mare, ma io sono più tipo da montagna. Ultimamente ho anche disertato un po' questo blog: in questo periodo la mia misantropia patologica è aumentata in maniera esponenziale. Ma voglio rimediare mostrandovi alcuni "work in progress", legati ad alcune mie opere... se non facessi così, poi voi vi scordereste di me e la cosa mi renderebbe molto triste (mentre leggete queste ultime righe, immaginatemi con le labbra rivolte verso il basso e gli occhioni sbattenti da cucciolo)...
Spero vi siano piaciuti e che vi intrighino, alla prossima!
Spero vi siano piaciuti e che vi intrighino, alla prossima!
martedì 19 luglio 2016
The Last of Us - tribute
Sono riuscito da poco a giocare "The Last of Us", e devo dire che ne sono rimasto notevolmente colpito: si tratta di un qualcosa che trascende il concetto stesso di videogioco, elevandosi a qualcosa di più. Non vedevo una storia così ben scritta e profonda ormai da molto tempo (roba che se l'avesse fatta Kirkman, invece di dedicarsi a "The Walking Dead", ora staremmo tutti a dire che è il nuovo Alan Moore); l'intro del gioco, in cui si pilota la figlia del protagonista, Joel, è davvero incredibile: violento, ma al tempo stesso delicato e tenero, e io non ho potuto fare a meno di tirare giù qualche lacrimuccia e, credetemi, nessun gioco era mai riuscito a farmi venire i lucciconi agli occhi. Persino mio padre si è appassionato all'epico viaggio di Joel ed Ellie, attraverso questa America devastata e corrotta dal fungo che ha trasformato molti esseri umani in mostri, e alla fine del gioco non ha potuto fare a meno di esclamare: "Una storia bellissima!". E io, dal canto mio, non ho potuto frenarmi dal fiondarmi al tavolo da disegno e tirare fuori un piccolo tributo, che potete vedere di seguito.
Ne approfitterò anche per mostrarvi il lavoro che c'è stato dietro questa illustrazione. Prima di disegnare, ho riflettuto su cosa volessi effettivamente mostrare, inizialmente ero ben disposto verso una scena di lotta, ma poi ho optato per un qualcosa di più "sereno": Joel ed Ellie seduti intorno al fuoco, che riposano prima di ripartire. Quindi ho buttato giù una bozza alquanto veloce dei personaggi, per farmi almeno un'idea delle pose che dovevano assumere: ho pensato che se Ellie fosse stata impegnata a leggere qualche fumetto (cosa che fa spesso nel gioco), Joel poteva invece essere impegnato ad intagliare un cavallo.
Come potete constatare, rispetto al definitivo, la matita mantiene sempre una freschezza che poi è difficile tenere nell'inchiostrazione. Ma almeno l'inchiostro ti consente di correggere tutte le magagne di cui non ci si rende conto inizialmente: potete osservare una Ellie decisamente diversa dalla sua versione finale, questo perché mi sono reso conto ben presto che il fisico che avevo disegnato non funzionava, in quanto troppo "salsicciotto", inoltre il viso mi piaceva poco e non somigliava a quello del gioco. La Ellie originale è magrolina, un po' allampanata se vogliamo e io volevo che il disegno rispettasse il più possibile la sua controparte ludica. Noterete anche che mancano numerosi dettagli, come la teiera sul fuoco e le scatolette di cibo, che sono state inserite direttamente con l'inchiostro; questo perché non ero ancora sicuro di cosa inserire come elemento scenico e quindi ci ho riflettuto solo in seguito. Però, ero sicuro di voler inserire una città sullo sfondo, con il sole alle spalle, sebbene non sapessi effettivamente cosa disegnare. Così, anziché andarmi a ricercare immagini di città da "truccare", non ho fatto altro che fotografare dal mio televisore una sequenza particolare del gioco, e riprodurre la città che si vedeva, in questo caso Salt Lake City.
Quando sono andato a disegnare la città, però, mi sono accorto che con il sole alle spalle, anche i personaggi sarebbero dovuti andare in ombra, ma stavolta avevo anche un'altra fonte di luce, quella della teiera, che mi è servita per dividere in maniera chiara e netta i protagonisti dallo sfondo della città e del cielo che, al contrario, era quasi completamente nero.
Inoltre, se osservate meglio il definitivo, noterete che ho leggermente abbassato l'opacità dello sfondo, in modo da marcare più chiaramente la divisione del primo piano dal secondo.
Ecco, questo è tutto. Spero che apprezziate l'illustrazione, e che il mio resoconto vi sia d'aiuto per i vostri disegni. Ci sentiamo, alla prossima!
Ciaoz
Ne approfitterò anche per mostrarvi il lavoro che c'è stato dietro questa illustrazione. Prima di disegnare, ho riflettuto su cosa volessi effettivamente mostrare, inizialmente ero ben disposto verso una scena di lotta, ma poi ho optato per un qualcosa di più "sereno": Joel ed Ellie seduti intorno al fuoco, che riposano prima di ripartire. Quindi ho buttato giù una bozza alquanto veloce dei personaggi, per farmi almeno un'idea delle pose che dovevano assumere: ho pensato che se Ellie fosse stata impegnata a leggere qualche fumetto (cosa che fa spesso nel gioco), Joel poteva invece essere impegnato ad intagliare un cavallo.
Come potete constatare, rispetto al definitivo, la matita mantiene sempre una freschezza che poi è difficile tenere nell'inchiostrazione. Ma almeno l'inchiostro ti consente di correggere tutte le magagne di cui non ci si rende conto inizialmente: potete osservare una Ellie decisamente diversa dalla sua versione finale, questo perché mi sono reso conto ben presto che il fisico che avevo disegnato non funzionava, in quanto troppo "salsicciotto", inoltre il viso mi piaceva poco e non somigliava a quello del gioco. La Ellie originale è magrolina, un po' allampanata se vogliamo e io volevo che il disegno rispettasse il più possibile la sua controparte ludica. Noterete anche che mancano numerosi dettagli, come la teiera sul fuoco e le scatolette di cibo, che sono state inserite direttamente con l'inchiostro; questo perché non ero ancora sicuro di cosa inserire come elemento scenico e quindi ci ho riflettuto solo in seguito. Però, ero sicuro di voler inserire una città sullo sfondo, con il sole alle spalle, sebbene non sapessi effettivamente cosa disegnare. Così, anziché andarmi a ricercare immagini di città da "truccare", non ho fatto altro che fotografare dal mio televisore una sequenza particolare del gioco, e riprodurre la città che si vedeva, in questo caso Salt Lake City.
Quando sono andato a disegnare la città, però, mi sono accorto che con il sole alle spalle, anche i personaggi sarebbero dovuti andare in ombra, ma stavolta avevo anche un'altra fonte di luce, quella della teiera, che mi è servita per dividere in maniera chiara e netta i protagonisti dallo sfondo della città e del cielo che, al contrario, era quasi completamente nero.
Inoltre, se osservate meglio il definitivo, noterete che ho leggermente abbassato l'opacità dello sfondo, in modo da marcare più chiaramente la divisione del primo piano dal secondo.
Ecco, questo è tutto. Spero che apprezziate l'illustrazione, e che il mio resoconto vi sia d'aiuto per i vostri disegni. Ci sentiamo, alla prossima!
Ciaoz
mercoledì 29 giugno 2016
Film che consiglio 12
Oh, bentornati! Qui nel napoletano comincia finalmente a far caldo... forse troppo caldo... da voi, invece, come va? Comunque sia, per combattere la calura, niente di meglio di un bel film (almeno si spera), quindi diamo il via ai nostri consigli filmici di questo mese!
I tre volti della paura (Mario Bava - 1963)
"I tre volti della paura" è la pellicola che mi ha fatto innamorare del cinema del grande Marione Bava: si tratta di un film visivamente potente che, nella rappresentazione delle tre lugubri storie che fanno da titolo, non si rivela mai scontato, né banale. La più ambigua è proprio la prima, dato che accenna ad una relazione omosessuale tra due donne, con tanto di terzo incomodo; la seconda storia, con Boris Karloff, racconta di un uomo che torna "cambiato", dalla sua famiglia, dopo aver dato la caccia ad un vampiro, mentre la terza, la più inquietante, mostra una badante perseguitata dallo spettro di una sua defunta e anziana assistita, a seguito del furto di un anello.
All'estero, il film, è conosciuto come "Black Sabbath"... ebbene sì, il famoso gruppo metal capitanato all'epoca da Ozzy Osbourne, prese il nome dal titolo anglosassone della pellicola, dopo averne visto un manifesto per strada! Comunque sia, se non conoscete il cinema di Bava (regista apprezzato praticamente da tutti i più importanti cineasti, in primis Tim Burton), questo film è un ottimo inizio: non ve ne pentirete.
Ipcress (Sidney J. Furye - 1965)
Sir Michael Caine interpreta Harry Palmer (curiosamente il doppiatore italiano di Caine, in questo film, si chiamava Renzo Palmer...), un agente segreto britannico, con l'incarico d'indagare sulla scomparsa di uno scienziato, rapito e ipnotizzato con una nuova tecnica denominata "Ipcress". Si tratta di una pellicola piuttosto all'avanguardia, con una fotografia magnifica e curata, che quasi ricorda i film del già citato Mario Bava; inoltre, ciò che contraddistingue il protagonista è il suo essere "umano", piuttosto che "super-umano", a differenza del ben più noto James Bond/007: non troverete nemici pittoreschi o situazioni paradossali, qui tutto è all'insegna del realismo. Se vi piace lo spionaggio puro, di quelli veri e duri, allora recuperatelo!
Je t'aime moi non plus (Serge Gainsbourg - 1976)
Krassky e Patrice (Padovan in originale) sono una coppia di amanti gay che, per sbarcare il lunario, fanno avanti e indietro lavorando come camionisti. Un giorno giungono in uno sperduto locale nel deserto. Lì lavora Johnny, una ragazza dall'aspetto androgino, e da cui Krassky si sente subito attratto. Krassky e Johnny intrecciano così una singolare relazione sessuale: per poter avere una rapporto completo con la ragazza, il camionista è "costretto" a sodomizzarla. La relazione si spinge ben presto oltre il lato fisico, marcando pericolosi territori sentimentali e scatenando così le ire di Patrice.
Il titolo del film è ovviamente un riferimento alla nota e scandalosa (almeno per l'epoca) canzone scritta e cantata dagli stessi Gainsbourg e Birkin (ai tempi compagna del regista). La ricordate? Descriveva in maniera esplicita un atto sessuale tra un uomo e una donna, con tanto di mugolii e sospiri. Nella pellicola, però, la canzone è presente nella sola versione strumentale.
The Killer (John Woo - 1989)
Jeffrey è un abilissimo killer che lavora esclusivamente su commissione. Durante l'ultima missione ferisce accidentalmente una cantante, di cui però s'invaghisce: deciderà così di continuare a lavorare, pur di pagarle la costosa operazione che le ridarà la vista. Tradito dai suoi committenti, sarà costretto alla fuga insieme alla sua amata, Sulle sue tracce, però, si fionda anche un testardo ispettore di polizia, con cui instaurerà un'amicizia virile al di là dei loro ruoli. La pellicola, nonostante spettacolari sequenze d'azione, è in realtà piuttosto complessa nella costruzione della storia, presentando via via che prosegue toni quasi shakespeariani, che trovano il loro climax proprio nel finale piuttosto amaro (ma non ve lo dirò, tranquilli). Si tratta probabilmente di uno dei film più romantici e malinconici mai diretti da John Woo, in grandissima forma, che non risparmia nemmeno qui le sue classiche sequenze ormai marchio di fabbrica, come le colombe che si stagliano in volo, e i personaggi che si parlano puntandosi in faccia le pistole.
Under the Skin (Jonathan Glazer - 2013)
Se Stanley Kubrick fosse ancora vivo, sarebbe sicuramente orgoglioso di questo film, anche perché se l'avesse girato lui, probabilmente l'avrebbe fatto nello stesso identico modo! Guardando "Under the Skin", è infatti proprio questa la sensazione che ho provato: mi sembrava di guardare Kubrick, di poter riconoscere quasi i suoi tempi narrativi e le sue ossessioni (ovviamente il grande Stanley vantava una regia molto più precisa e maniacale). La trama è piuttosto semplice, sebbene abbia tanti ed interessanti risvolti onirici e sociali: un'aliena (la conturbante Scarlett Johansson) arriva sulla terra assumendo sembianze umane; il suo scopo è sedurre uomini da far annegare in un abisso oscuro (letteralmente! Non posso spiegarvelo meglio di così, perché non saprei come fare). Ben presto, però, alcuni avvenimenti la condurranno a cercare la propria umanità, assaggiando cibo umano e sperimentando la propria sessualità.
Il film, sebbene non abbia incassato un granché, è salito agli onori della cronaca per le scene di nudo integrale che hanno per protagonista la Johansson, che qui si mostra generosamente in tutto il suo splendore. On ogni caso, se siete amanti della fantascienza d'autore, dovete assolutamente recuperarlo, sempre che non l'abbiate già visto: in tal caso... rivedetelo! :D
Vi saluto! Alla prossima!
sabato 18 giugno 2016
Storie Vere - L'inizio
Oggi partiamo con una rubrica nuova di zecca: Storie Vere. Di cosa parla? Di me...
Ho deciso di analizzare alcuni aspetti della mia esistenza, sebbene in maniera ironica ed estremizzata. Perché? Beh, lo faccio già mensilmente in maniera ossessiva per conto mio nella mia testa, perché adesso non trasformare la faccenda in un fumetto e condividere? Parlando seriamente, ho appreso di recente una cosa di me sul piano medico, e questo mi ha spinto a farmi un paio di ulteriori domande sulla mia esistenza, così ho deciso di intraprendere questo percorso insieme a voi, partendo, come da titolo, dall'inizio...
E con questo ci fermiamo... alla prossima...
Ho deciso di analizzare alcuni aspetti della mia esistenza, sebbene in maniera ironica ed estremizzata. Perché? Beh, lo faccio già mensilmente in maniera ossessiva per conto mio nella mia testa, perché adesso non trasformare la faccenda in un fumetto e condividere? Parlando seriamente, ho appreso di recente una cosa di me sul piano medico, e questo mi ha spinto a farmi un paio di ulteriori domande sulla mia esistenza, così ho deciso di intraprendere questo percorso insieme a voi, partendo, come da titolo, dall'inizio...
E con questo ci fermiamo... alla prossima...
domenica 5 giugno 2016
Giovane pastorella
Discendi dai colli sempre alla stessa ora, giovane fanciulla,
Coi tuoi occhi sbarazzini, che cercano sempre altrove,
mentre le tue labbra languide pronunciano parole,
dette solo a chi sa ascoltare...
Ti guardi intorno, nascondendo con la timidezza le tue arti illusorie,
Ti guardi intorno alla ricerca di uomini da far sognare,
Ti guardi intorno alla ricerca di uomini da cui farti amare,
Ti guardi intorno alla ricerca di uomini da far disperare...
Oh, giovane pastorella, quanto t'ho cercata, quanto t'ho desiderata!
Il tuo profumo infiammava i miei pensieri,
istigando i miei fervori a non sopirsi mai...
Oh, giovane pastorella, quanto ho pensato ai tuoi seni graziosi,
su cui volevo solo dolce dormir...
Oh, giovane pastorella, quanto ho pensato al tuo grembo,
da cui volevo solo dolce farmi cullar...
Oh, giovane pastorella, quanto ho pensato alla tua guaina,
in cui volevo solo dolce entrar...
Oh, giovane pastorella, i suplizi a cui hai condannato son quasi passati
le risposte che cercavi non ci sono più,
le risposte che recavi non esistono più,
né per gli uni, né per gli altri...
torna sui colli e non discenderne più...
Oh, giovane pastorella... dannata stronza...
Coi tuoi occhi sbarazzini, che cercano sempre altrove,
mentre le tue labbra languide pronunciano parole,
dette solo a chi sa ascoltare...
Ti guardi intorno, nascondendo con la timidezza le tue arti illusorie,
Ti guardi intorno alla ricerca di uomini da far sognare,
Ti guardi intorno alla ricerca di uomini da cui farti amare,
Ti guardi intorno alla ricerca di uomini da far disperare...
Oh, giovane pastorella, quanto t'ho cercata, quanto t'ho desiderata!
Il tuo profumo infiammava i miei pensieri,
istigando i miei fervori a non sopirsi mai...
Oh, giovane pastorella, quanto ho pensato ai tuoi seni graziosi,
su cui volevo solo dolce dormir...
Oh, giovane pastorella, quanto ho pensato al tuo grembo,
da cui volevo solo dolce farmi cullar...
Oh, giovane pastorella, quanto ho pensato alla tua guaina,
in cui volevo solo dolce entrar...
Oh, giovane pastorella, i suplizi a cui hai condannato son quasi passati
le risposte che cercavi non ci sono più,
le risposte che recavi non esistono più,
né per gli uni, né per gli altri...
torna sui colli e non discenderne più...
Oh, giovane pastorella... dannata stronza...
mercoledì 1 giugno 2016
Pelé - Le mie impressioni
Non sono un grande appassionato di calcio. Ci hanno anche provato, eh.
Più di una volta m'hanno voluto portare al San Paolo, ma niente... proprio non è uno sport che m'appassiona. Durante le partite solitamente mi guardo intorno, mi gratto il mento, mi accarezzo la barba, il tutto mentre mi chiedo quando finirà. Allora perché, chiederete voi, sono andato al cinema a vedermi Pelé, la biografia filmica del famoso e leggendario calciatore? Beh... prima di tutto m'interessava sapere di più su di lui e poi... mi hanno un po' rotto i film dei supereroi! Di quelli non ne posso più (almeno fino al prossimo Spider-Man, va')!
La pellicola in questione mostra l'infanzia a Bauru del grande Edson Arantes Do Nascimento (in arte Pelé), come giocatore da strada e pulitore di scarpe, fino alla sua entrata, a sedici anni, nella nazionale brasiliana nel 1957, con la conseguente vittoria ai mondiali nel 58.
Purtroppo, però, la regia e la sceneggiatura peccano di semplicioneria acuta: ambedue non approfondiscono in maniera interessante nessuno degli aspetti della difficile vita del celeberrimo calciatore, riducendo il tutto alla ricerca della "Ginga", uno dei passi fondamentali della capoeira (un'arte marziale), utilizzata anche dai calciatori brasiliani per i loro movimenti acrobatici... e quel che è peggio, lo fa come se si stesse parlando di un qualche incredibile potere jedi... e non è per dire, dato che addirittura il noto manager Waldemar De Brito diventa qui una sorta di parodia di Yoda: "La Ginga è potente in te!", annuncia solennemente ad un giovane ed acerbo Pelé, che lo guarda basito (e come potrebbe non farlo?). Inoltre il film segue lo stesso filo narrativo stereotipato di un Karate Kid a caso, dove persino Edson diventa una sorta di Daniel LaRusso... ma su, signori registi, possibile che non abbiate saputo fare di meglio?
Fa proprio così schifo 'sto film? No, affatto. La durata non è eccessiva (poco più di 100 minuti contro i soliti 140 degli odierni film) e il tono è abbastanza leggero: inoltre le sequenze delle partite (soprattutto quella con la Svezia nella finale dei mondiali) sono davvero ben girate e altamente spettacolari, e qualunque impetuoso tifoso di calcio non potrà che sgranare gli occhi dinanzi ai fantastici dribbling, ai palleggi, e ai giochetti di tacco che vengono mostrati con tanta generosità.
Il mio voto? Volendo essere "corretti", la pellicola rosica a stento la sufficienza, ma se siete grandi appassionati del gioco del pallone, allora aumentate pure di un punto. Per il resto si tratta di un'occasione davvero sprecata.
Più di una volta m'hanno voluto portare al San Paolo, ma niente... proprio non è uno sport che m'appassiona. Durante le partite solitamente mi guardo intorno, mi gratto il mento, mi accarezzo la barba, il tutto mentre mi chiedo quando finirà. Allora perché, chiederete voi, sono andato al cinema a vedermi Pelé, la biografia filmica del famoso e leggendario calciatore? Beh... prima di tutto m'interessava sapere di più su di lui e poi... mi hanno un po' rotto i film dei supereroi! Di quelli non ne posso più (almeno fino al prossimo Spider-Man, va')!
La pellicola in questione mostra l'infanzia a Bauru del grande Edson Arantes Do Nascimento (in arte Pelé), come giocatore da strada e pulitore di scarpe, fino alla sua entrata, a sedici anni, nella nazionale brasiliana nel 1957, con la conseguente vittoria ai mondiali nel 58.
Purtroppo, però, la regia e la sceneggiatura peccano di semplicioneria acuta: ambedue non approfondiscono in maniera interessante nessuno degli aspetti della difficile vita del celeberrimo calciatore, riducendo il tutto alla ricerca della "Ginga", uno dei passi fondamentali della capoeira (un'arte marziale), utilizzata anche dai calciatori brasiliani per i loro movimenti acrobatici... e quel che è peggio, lo fa come se si stesse parlando di un qualche incredibile potere jedi... e non è per dire, dato che addirittura il noto manager Waldemar De Brito diventa qui una sorta di parodia di Yoda: "La Ginga è potente in te!", annuncia solennemente ad un giovane ed acerbo Pelé, che lo guarda basito (e come potrebbe non farlo?). Inoltre il film segue lo stesso filo narrativo stereotipato di un Karate Kid a caso, dove persino Edson diventa una sorta di Daniel LaRusso... ma su, signori registi, possibile che non abbiate saputo fare di meglio?
Fa proprio così schifo 'sto film? No, affatto. La durata non è eccessiva (poco più di 100 minuti contro i soliti 140 degli odierni film) e il tono è abbastanza leggero: inoltre le sequenze delle partite (soprattutto quella con la Svezia nella finale dei mondiali) sono davvero ben girate e altamente spettacolari, e qualunque impetuoso tifoso di calcio non potrà che sgranare gli occhi dinanzi ai fantastici dribbling, ai palleggi, e ai giochetti di tacco che vengono mostrati con tanta generosità.
Il mio voto? Volendo essere "corretti", la pellicola rosica a stento la sufficienza, ma se siete grandi appassionati del gioco del pallone, allora aumentate pure di un punto. Per il resto si tratta di un'occasione davvero sprecata.
lunedì 30 maggio 2016
Film che consiglio 11
E dopo tanto tempo, rieccoci qui, ai nostri consigli filmici. Sì, i miei post si stanno diradando, ma ho sempre meno tempo da dedicare al blog... comunque sia, vi sto preparando delle cosucce che spero apprezzerete e che vedrete prossimamente. ;)
Tornando al post in questione, una volta un tipo mi ha mandato un messaggio, lamentandosi del fatto che per lo più consiglio sempre film "vecchi". "Beh, sai...", gli ho fatto io "C'è meno probabilità che quelli un po' vecchiotti li abbiate visti". "Sì, ma sono vecchi lo stesso", ribatte lui. Al che mi rendo conto che mi basta selezionare "blocca utente", e il problema è risolto.
Detto ciò, via col vecchiume!
Fiore di carne (Paul Verhoeven - 1973)
Eric è un artista bohemien, ribelle e sfrontato, che un giorno incontra Olga, una bellissima ragazza dai capelli rossi e dal carattere estroverso. Tra i due è subito passione, una passione selvaggia caratterizzata soprattutto da sfrenati amplessi e da un'ossessione reciproca.
"Fiore di carne" (che in originale si chiama Turks Fruit) è un film particolarmente importante nella cinematografia olandese: alla sua uscita riscosse un notevole successo e fu anche candidato al premio Oscar per il miglior film straniero (senza tuttavia vincerlo).
La pellicola, quasi come ogni altro lavoro di Verhoeven, è contraddistinta da un'incredibile dose di sesso e di nudi, sia maschili che femminili (se il gentil sesso è interessato, qui avrete l'occasione di osservare al naturale il pisello di Rutger Hauer...), e, sebbene inizialmente il tutto sia accompagnato da un tono burlesco, quasi da commedia, via via la vicenda diventa più torbida e tetra, fino ad arrivare ad un finale piuttosto amaro e malinconico.
Ladyhawke (richard Donner - 1985)
Navarre, un cavaliere nero accompagnato da un maestoso falco, torna nella città di Aguillon, in cerca di vendetta verso il vescovo che ha maledetto lui e la sua amata Isabeau, costretti a stare sempre insieme senza potersi mai incontrare davvero: infatti, di notte, il guerriero si trasforma in un imponente e feroce lupo dal manto nero, mentre il falco che lo accompagna di giorno, torna ad assumere le sembianze della bellissima Isabeau. Insieme, aiutati da un agile ladruncolo e da un prete spretato, dovranno irrompere nella cattedrale e affrontare una volta per tutte il vescovo e rompere la maledizione che li tiene lontani.
Ladyhawke è un fantasy puro, ambientato però in un medioevo realistico e credibile, che per certi versi ha ispirato il noto manga "Berserk".
Si tratta soprattutto di una potente storia d'amore, dove però, il romanticismo mostrato non assume mai connotati stucchevoli o troppo melensi. Un piccolo gioiello da visionare assolutamente se non l'avete mai visto, e da rivedere se lo conoscete già.
I soliti sospetti (Bryan Singer - 1995)
Cinque delinquenti vengono riuniti da un leggendario genio del crimine attraverso un confronto all'americana. Keyser Söze, questo il suo nome, li manipolerà per i suoi loschi piani, restando sempre ben nascosto nell'ombra, celando la propria identità.
La pellicola di Bryan Singer è soprattutto famosa per l'incredibile colpo di scena finale, che negli anni ha fatto scuola a tanti (si pensi al primo Saw, ad esempio). Il film, inoltre, è stato anche vincitore di due premi Oscar, e ha lanciato la carriera di Kevin Spacey. Se non l'avete mai visto... cazzo, e recuperatelo!
Battaglia nel cielo (Carlos Reygadas - 2005)
Marcos, il non più attraente autista di un generale, è schiacciato dal peso di un crimine commesso insieme alla moglie: il rapimento di un bimbo a scopo di riscatto, finito accidentalmente con la morte del pargolo. Lo confessa allora alla bellissima e giovane figlia del suo capo, Ana, che si prostituisce per noia. I due intrecciano così una relazione sessuale, che sfocerà in un finale tragico e onirico.
"Battaglia nel cielo" è un film duro, per certi versi quasi insostenibile: il viaggio infernale di due anime sole, schiacciate dal peso delle loro azioni, in mondo in cui non c'è redenzione e salvezza per nessuno. Ma vale davvero la pena di vederlo.
Sebbene la pellicola sia stata sponsorizzata come contenente vere scene di sesso, mi sento di dire che solo la fellatio che si vede ad inizio film è vera... o almeno sembra, perché la pelle del pene mostrato ha una strana consistenza... finta direi. Se avete pruriti da soddisfare, la prossima volta vi consiglio il film adatto.
The Lincoln Lawyer (Brad Furman - 2011)
Un film "quasi" nuovo, contenti?
Mickey Hellar è un egocentrico avocato da metodi difensivi piuttosto discutibili e che ha come ufficio una Lincoln con tanto di autista (da qui il suo soprannome "The Lincoln Lawyer").
Heller viene assunto per difendere in tribunale il ricco e viziato Louis Roulet, accusato di violenza su una prostituta. Il giovane è colpevole, poco da dire, si vede lontano un miglio, ma la sua presunzione e i suoi ricatti metteranno in difficoltà anche il suo avvocato, non più così disposto a difenderlo.
Ciò che il ragazzo non sa, però, è che il "Lincoln Lawyer" non è pane per i suoi denti e si rivelerà ben presto un avversario di ben altro spessore.
Che posso dire, io amo i "legal thriller", non chiedetemene il motivo (sono pure uno di quelli che adora Law & Order), e questo film è strutturato molto bene, presentando pure un protagonista piuttosto affascinante e poco convenzionale, reso credibile dal sempre bravo McConaughey. Che altro chiedere a un film? Recuperatelo!
E con questo è tutto. Alla prossima!
Tornando al post in questione, una volta un tipo mi ha mandato un messaggio, lamentandosi del fatto che per lo più consiglio sempre film "vecchi". "Beh, sai...", gli ho fatto io "C'è meno probabilità che quelli un po' vecchiotti li abbiate visti". "Sì, ma sono vecchi lo stesso", ribatte lui. Al che mi rendo conto che mi basta selezionare "blocca utente", e il problema è risolto.
Detto ciò, via col vecchiume!
Eric è un artista bohemien, ribelle e sfrontato, che un giorno incontra Olga, una bellissima ragazza dai capelli rossi e dal carattere estroverso. Tra i due è subito passione, una passione selvaggia caratterizzata soprattutto da sfrenati amplessi e da un'ossessione reciproca.
"Fiore di carne" (che in originale si chiama Turks Fruit) è un film particolarmente importante nella cinematografia olandese: alla sua uscita riscosse un notevole successo e fu anche candidato al premio Oscar per il miglior film straniero (senza tuttavia vincerlo).
La pellicola, quasi come ogni altro lavoro di Verhoeven, è contraddistinta da un'incredibile dose di sesso e di nudi, sia maschili che femminili (se il gentil sesso è interessato, qui avrete l'occasione di osservare al naturale il pisello di Rutger Hauer...), e, sebbene inizialmente il tutto sia accompagnato da un tono burlesco, quasi da commedia, via via la vicenda diventa più torbida e tetra, fino ad arrivare ad un finale piuttosto amaro e malinconico.
Ladyhawke (richard Donner - 1985)
Navarre, un cavaliere nero accompagnato da un maestoso falco, torna nella città di Aguillon, in cerca di vendetta verso il vescovo che ha maledetto lui e la sua amata Isabeau, costretti a stare sempre insieme senza potersi mai incontrare davvero: infatti, di notte, il guerriero si trasforma in un imponente e feroce lupo dal manto nero, mentre il falco che lo accompagna di giorno, torna ad assumere le sembianze della bellissima Isabeau. Insieme, aiutati da un agile ladruncolo e da un prete spretato, dovranno irrompere nella cattedrale e affrontare una volta per tutte il vescovo e rompere la maledizione che li tiene lontani.
Ladyhawke è un fantasy puro, ambientato però in un medioevo realistico e credibile, che per certi versi ha ispirato il noto manga "Berserk".
Si tratta soprattutto di una potente storia d'amore, dove però, il romanticismo mostrato non assume mai connotati stucchevoli o troppo melensi. Un piccolo gioiello da visionare assolutamente se non l'avete mai visto, e da rivedere se lo conoscete già.
I soliti sospetti (Bryan Singer - 1995)
Cinque delinquenti vengono riuniti da un leggendario genio del crimine attraverso un confronto all'americana. Keyser Söze, questo il suo nome, li manipolerà per i suoi loschi piani, restando sempre ben nascosto nell'ombra, celando la propria identità.
La pellicola di Bryan Singer è soprattutto famosa per l'incredibile colpo di scena finale, che negli anni ha fatto scuola a tanti (si pensi al primo Saw, ad esempio). Il film, inoltre, è stato anche vincitore di due premi Oscar, e ha lanciato la carriera di Kevin Spacey. Se non l'avete mai visto... cazzo, e recuperatelo!
Battaglia nel cielo (Carlos Reygadas - 2005)
Marcos, il non più attraente autista di un generale, è schiacciato dal peso di un crimine commesso insieme alla moglie: il rapimento di un bimbo a scopo di riscatto, finito accidentalmente con la morte del pargolo. Lo confessa allora alla bellissima e giovane figlia del suo capo, Ana, che si prostituisce per noia. I due intrecciano così una relazione sessuale, che sfocerà in un finale tragico e onirico.
"Battaglia nel cielo" è un film duro, per certi versi quasi insostenibile: il viaggio infernale di due anime sole, schiacciate dal peso delle loro azioni, in mondo in cui non c'è redenzione e salvezza per nessuno. Ma vale davvero la pena di vederlo.
Sebbene la pellicola sia stata sponsorizzata come contenente vere scene di sesso, mi sento di dire che solo la fellatio che si vede ad inizio film è vera... o almeno sembra, perché la pelle del pene mostrato ha una strana consistenza... finta direi. Se avete pruriti da soddisfare, la prossima volta vi consiglio il film adatto.
The Lincoln Lawyer (Brad Furman - 2011)
Un film "quasi" nuovo, contenti?
Mickey Hellar è un egocentrico avocato da metodi difensivi piuttosto discutibili e che ha come ufficio una Lincoln con tanto di autista (da qui il suo soprannome "The Lincoln Lawyer").
Heller viene assunto per difendere in tribunale il ricco e viziato Louis Roulet, accusato di violenza su una prostituta. Il giovane è colpevole, poco da dire, si vede lontano un miglio, ma la sua presunzione e i suoi ricatti metteranno in difficoltà anche il suo avvocato, non più così disposto a difenderlo.
Ciò che il ragazzo non sa, però, è che il "Lincoln Lawyer" non è pane per i suoi denti e si rivelerà ben presto un avversario di ben altro spessore.
Che posso dire, io amo i "legal thriller", non chiedetemene il motivo (sono pure uno di quelli che adora Law & Order), e questo film è strutturato molto bene, presentando pure un protagonista piuttosto affascinante e poco convenzionale, reso credibile dal sempre bravo McConaughey. Che altro chiedere a un film? Recuperatelo!
E con questo è tutto. Alla prossima!
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