Rieccoci qui alla nostra rubrica preferita, che mancava da un po'. Oggi intendo occuparmi dei biopic, film biografici. Non siete affascinati ed incuriositi dai retroscena della vita di determinate persone? Talvolta io sì, e queste pellicole, sebbene un po' romanzate, ci vengono in aiuto. Andiamo ad incominciare.
La bamba (Luis Valdez - 1987)
La storia di Ritchie Valens, un ragazzo di umili origini che salì alla ribalta per il suo talento musicale, divenendo in poco tempo uno dei cantanti più famosi e apprezzati degli anni 50, almeno fino al giorno della sua morte prematura, avvenuta in un incidente aereo. La Bamba, il tradizionale brano spagnolo che Valens ha trasformato in una canzone rock e che dà anche il titolo alla pellicola, è ancora oggi molto noto, oltre che pluripremiato.
Da bambino adoravo questo film, tanto che chiesi a mio padre di comprarmelo... insieme alla cassetta contenente la canzone.
Ed Wood (Tim Burton - 1994)
Edward D. Wod Jr. era uno giovanotto con un pallino: voleva diventare un regista di fama mondiale, ricordato da tutti. Alla sua morte il suo desiderio sarà esaudito: tutti lo ricorderanno come il peggior regista nella storia del cinema.
Sempre al verde, ciò che spinge Wood è la cocente passione che prova verso quest'arte, così lontana da lui. Ridicoli, sgrammaticati, mal scritti e mal diretti, oggi i suoi film sono cimeli su come il cinema non andrebbe fatto... eppure, con senno di poi, se Ed Wood fosse oggi ancora vivo, e avesse a disposizione anche solo la metà dei soldi che Hollywood sperpera per pellicole discutibili, sarebbe paragonabile ad un Michael Bay a caso, ma con più cuore, perché sì, Wood il cinema lo amava davvero. Forse troppo. E non era ricambiato.
Tim Burton realizza il film in bianco e nero, mitizzando forse lo stesso Wood, tratteggiandolo con ironia, ma senza infierire su un uomo che voleva solo realizzare il suo sogno: diventare (un grande) regista.
P.S. Ed Wood ebbe almeno il merito di riportare in auge Bela Lugosi, tristemente abbandonato da tutti... e scusate se è poco...
Demoni e dei (Bill Condon - 1998)
Gli ultimi giorni di vita del regista James Whale sono raccontanti con eleganza dal Bill Condon in questo bel film con Ian McKellen e Brendan Fraser.
Il regista è ormai solo e dimenticato quasi da tutti, eccetto qualche studente di cinema che va a trovarlo a casa per chiedergli del suo capolavoro, "Frankenstein".
L'esistenza di Whale è anche tormentata da una malattia irreversibile che gli sta divorando il cervello. Conscio del fatto che, ben presto, il suo spirito andrà via molto prima del suo corpo, decide di passare del tempo col suo giardiniere, di cui si è invaghito, sperando che lui possa dargli la pace che, da anni, anela...
Factory girl (George Hickenlooper - 2006)
La tragica storia della bellissima Edie Sedgwick, divenuta negli anni 60 una vera e propria icona pop, attraverso Andy Warhol, che ne fece, per breve tempo, la sua musa ispiratrice. La dissoluta factory dell'ambiguo Warhol, e la sempre più crescente popolarità la trasformarono in una tossicodipendente, scaraventando Edie, troppo fragile, troppo dolce, in un baratro infernale senza ritorno.
Si tratta di una pellicola davvero ben costruita, amara verso la fine, che si sofferma molto sul rapporto affettivo e lavorativo che Edie ebbe con Warhol. Recuperate questo film, se volete (ri)scoprire la storia di una donna troppo delicata, quasi come un fiore, per poter sopravvivere in un mondo come quello di Andy Warhol, popolato da troppi ingannevoli mostri.
W. (Oliver Stone - 2008)
Certo non il film migliore di Oliver Stone, ma comunque molto interessante. La pellicola ripercorre la giovinezza e l'ascesa politica di George W. Bush, divenuto presidente degli Stati Uniti d'America, nonostante lui anelasse a diventare una star sportiva. Il film di Stone è ricco di ironia, e si lascia seguire senza problemi, dipingendo Bush come un uomo poco riflessivo, con scarse doti politiche quanto cerebrali, spinto solo dal desiderio di compiacere il padre. Lo consiglio, perché oggi, un uomo simile, ha messo piede alla Casa Bianca... e mi chiedo come ci sia arrivato...
The Girl - La diva di Hitchcock (Julian Jarrold - 2012)
Che il buon Hitch avesse una vera e propria ossessione per le bionde, è cosa nota... forse meno noto è il suo travagliato rapporto con Tippi Hedren, la star di due suoi celebri capolavori, "Gli uccelli" e "Marnie". L'attrice ebbe con lui "inspiegabili" divergenze, tanto che durante le riprese di Marnie riufiutò sempre di rivolgergli la parola. Questa pellicola, purché prendiate con le pinze quanto vi viene mostrato, ce ne svela la ragione: Hitch s'innamorò perdutamente dell'attrice, tanto da molestarla ripetutamente sul set, portandola all'esasperazione assoluta.
Jarrold confeziona una pellicola di ottima fattura, ben raccontata, facendo letteralmente a pezzi un mito del cinema, mostrandolo semplicemente come un vecchio libidinoso, incastrato in un matrimonio che non vuole e in una vita che non desidera... siamo lontani dalla verità? Chi può davvero dirlo...
Get on up - La storia di James Brown (Tate Taylor - 2014)
"Mr. Dynamite", "Universal James", "Mr. Please Please Please" e il più noto "Il padrino del Soul", erano solo diversi soprannomi con cui era conosciuto il grande James Brown. Questa pellicola ripercorre tutta la sua esistenza, fin dalla povera infanzia, in cui era "costretto" a lavorare in un bordello come "cercaclienti", fino alla consacrazione nel mondo della musica, diventando una vera e propria leggenda.
Il film non solo contiene tutti i brani più importanti di Mr. Brown, ma affronta pure numerosi temi sociali e privati che lo hanno visto protagonista nel corso degli anni, il tutto raccontato sapientemente e con ritmo, in 140 minuti che, devo dirlo, non si sentono affatto. Se siete fan del soul e volete saperne di più sul mitico James Brown, dovete assolutamente guardare questo film! :D
E con Get on up, ci salutiamo! Alla prossima!
lunedì 14 novembre 2016
lunedì 24 ottobre 2016
Il Monaco 3 - parte 1 - backstage
Cari drughi, bentornati.
Eh, sì, manco da un po' su questo blog, l'ultima cosa che ho scritto risale quasi ad un mese fa ed era una poesia sdolcinata che si sono cagati veramente in pochi (la trovate qui)... ma su, ogni tanto queste frocerie devo farle uscire, perché senno mi muoiono dentro.
Comunque sia, quest'oggi affronterò insieme a voi alcuni retroscena sulla lavorazione delle prime 14 pagine della terza avventura del Monaco... ricordate, ne avevo postato una beta qualche mese fa: invece ora troverete la sua edizione definitiva allo stesso link (qui), salvo qualche piccolo dettaglio che ancora mi soddisfa poco, ma direi che ci siamo.
Orsù, ora andiamo ad incominciare.
La storia di questo signorotto sociopatico assassino (ispirata, tra l'altro, a fatti realmente accaduti) non mi è del tutto nuova, in quanto ho rielaborato un vecchio plot da me scritto e disegnato più di dieci anni fa: vi mostro, con estrema vergogna, le prime pagine realizzate allora.
Come potete constatare, al di là della qualità dei disegni piuttosto... beh, mediocre, (giusto per essere gentile verso me stesso), c'era integrato un fattore soprannaturale che ho preferito oggi eliminare, per incoraggiare una linea narrativa più credibile.
Riscrivendo l'intera storia, ho aggiunto in seguito diversi personaggi, tra cui la stessa Miriam, perché m'interessava creare un certo legame di parentela stretto con la vittima del signorotto e dar vita così ad una narrazione più profonda, che andasse al di là del banale "prendi l'assassino".
Per Miriam,poi, mi sono palesemente ispirato all'attrice Emmy Rossum, la Fiona Gallagher della serie "Shameless".
Riflettendoci, entrambi i personaggi hanno anche alcune sfumature caratteriali in comune, sebbene la cosa, in questo caso, non fosse propriamente voluta... quando ho concepito Miriam, al di là del suo aspetto fisico, ho cercato di rifarmi al prototipo di ragazza da cui mi sento solitamente attratto: decisa, dal carattere forte ma sensibile e zoccola quanto basta... uhm... mi piacciono le ragazze problematiche, chi l'avrebbe mai detto...
Il signorotto, a sua volta, è ispirato ad un altro attore, ovvero Ben Wishaw, il Q nei nuovi film di 007, che ha ricoperto, curiosamente, il ruolo di serial killer nel bel film "Profumo" (l'avete mai visto?)... anche in questo caso è una coincidenza, il fatto che abbia interpretato un omicida, mi sono rifatto a lui perché ritenevo il suo viso "perfetto per la parte".
Molto del tempo che dedico alla documentazione, lo trascorro soprattutto nel cercare scenografie adatte e credibili. Quando ho immaginato il castello del signorotto vedevo, nella mia testa, una costruzione a picco su una montagna, ma, non sapendo se architettonicamente fosse fattibile, ho fatto in rete diverse ricerche sulle fortificazioni medievali: sono così risalito alla fortezza di Beynac, situata in Francia, che ho utilizzato ben presto come riferimento.
La locanda di Miriam, invece, è ispirata ad un dipinto che ho trovato sempre in rete. Non me ne voglia l'autore, ma il suo lavoro corrispondeva esattamente a ciò che cercavo, così, ho deciso di utilizzarlo, prendendomi ovviamente le mie libertà e apportando piccole modifiche per adattare il dipinto alle mie esigenze.
Uno dei motivi principali per cui ci metto sempre molto tempo nel realizzare un albo è, in sostanza, il mio essere puntiglioso e pignolo con me stesso: ridisegno spesso molte vignette, dopotutto credo che ci sia solo un modo di fare le cose, ovvero quello corretto (insomma, c'è anche l'altro modo, ma e meglio quello corretto, no?). Siccome, però, alla soluzione non ci arrivo sempre alla prima botta, ritento e ritento finché non sono soddisfatto. Quando ho difficoltà nel comprendere una scena, disegno a parte su un foglio non solo la vignetta in sé, ma anche intere porzioni di disegno, così da montarli in seguito. Dedico in effetti molto tempo allo studio dei volti e delle posture.
Come avrete notato, capita che io "depezzi" completamente il corpo umano, disegnando a parte braccia, gambe e busti: questo metodo mi aiuta a capire in maniera ottimale il loro funzionamento, dovendo, per forza di cose, concentrarmi solo su di essi.
Abbandoniamo adesso il lato visivo, per concentrarci sulle citazioni dell'albo, citazioni che non tutti potrebbero avere colto:
Guardando questa vignetta, spero vi siate accorti che intendevo citare ovviamente il noto film del compianto Wes Craven "l'ultima casa a sinistra", dove la parola casa, è stata però sostituita, per esigenze di copione, con camera.
Inoltre, quando Miriam s'introduce nella camera del Monaco, dicendogli perentoria, che gliela darà "per grazia e amore di Dio", beh, non ci crederete, ma la ragazza sta citando una locuzione latina...
Forse non lo sapete, ma questa perifrasi viene, ancora oggi, spesso utilizzata anche da noi, sebbene in forma abbreviata: stiamo parlando appunto della parola "GRATIS".
Difatti, originariamente, l'espressione completa era proprio "Per grazia e amore di Dio", che letteralmente viene dal latino "Gratis et amore Dei".
Inizialmente volevo che Miriam si esprimesse effettivamente in latino: "Infatti io te la do gratis et amore Dei", ma quando scrissi la battuta nel balloon, mi resi conto che poco funzionava nel contesto, non essendo in linea col personaggio; eppure ci tenevo ad inserire una citazione "colta" (per modo di dire), così decisi di optare comunque per la sua traduzione italiana.
Con questo è tutto, quando avrò completato questa storia, vi dirò altri retroscena, per il momento può bastare. Ci sentiamo, drughi, alla prossima.
Eh, sì, manco da un po' su questo blog, l'ultima cosa che ho scritto risale quasi ad un mese fa ed era una poesia sdolcinata che si sono cagati veramente in pochi (la trovate qui)... ma su, ogni tanto queste frocerie devo farle uscire, perché senno mi muoiono dentro.
Comunque sia, quest'oggi affronterò insieme a voi alcuni retroscena sulla lavorazione delle prime 14 pagine della terza avventura del Monaco... ricordate, ne avevo postato una beta qualche mese fa: invece ora troverete la sua edizione definitiva allo stesso link (qui), salvo qualche piccolo dettaglio che ancora mi soddisfa poco, ma direi che ci siamo.
Orsù, ora andiamo ad incominciare.
La storia di questo signorotto sociopatico assassino (ispirata, tra l'altro, a fatti realmente accaduti) non mi è del tutto nuova, in quanto ho rielaborato un vecchio plot da me scritto e disegnato più di dieci anni fa: vi mostro, con estrema vergogna, le prime pagine realizzate allora.
Come potete constatare, al di là della qualità dei disegni piuttosto... beh, mediocre, (giusto per essere gentile verso me stesso), c'era integrato un fattore soprannaturale che ho preferito oggi eliminare, per incoraggiare una linea narrativa più credibile.
Riscrivendo l'intera storia, ho aggiunto in seguito diversi personaggi, tra cui la stessa Miriam, perché m'interessava creare un certo legame di parentela stretto con la vittima del signorotto e dar vita così ad una narrazione più profonda, che andasse al di là del banale "prendi l'assassino".
Per Miriam,poi, mi sono palesemente ispirato all'attrice Emmy Rossum, la Fiona Gallagher della serie "Shameless".
Riflettendoci, entrambi i personaggi hanno anche alcune sfumature caratteriali in comune, sebbene la cosa, in questo caso, non fosse propriamente voluta... quando ho concepito Miriam, al di là del suo aspetto fisico, ho cercato di rifarmi al prototipo di ragazza da cui mi sento solitamente attratto: decisa, dal carattere forte ma sensibile e zoccola quanto basta... uhm... mi piacciono le ragazze problematiche, chi l'avrebbe mai detto...
Il signorotto, a sua volta, è ispirato ad un altro attore, ovvero Ben Wishaw, il Q nei nuovi film di 007, che ha ricoperto, curiosamente, il ruolo di serial killer nel bel film "Profumo" (l'avete mai visto?)... anche in questo caso è una coincidenza, il fatto che abbia interpretato un omicida, mi sono rifatto a lui perché ritenevo il suo viso "perfetto per la parte".
Molto del tempo che dedico alla documentazione, lo trascorro soprattutto nel cercare scenografie adatte e credibili. Quando ho immaginato il castello del signorotto vedevo, nella mia testa, una costruzione a picco su una montagna, ma, non sapendo se architettonicamente fosse fattibile, ho fatto in rete diverse ricerche sulle fortificazioni medievali: sono così risalito alla fortezza di Beynac, situata in Francia, che ho utilizzato ben presto come riferimento.
La locanda di Miriam, invece, è ispirata ad un dipinto che ho trovato sempre in rete. Non me ne voglia l'autore, ma il suo lavoro corrispondeva esattamente a ciò che cercavo, così, ho deciso di utilizzarlo, prendendomi ovviamente le mie libertà e apportando piccole modifiche per adattare il dipinto alle mie esigenze.
Uno dei motivi principali per cui ci metto sempre molto tempo nel realizzare un albo è, in sostanza, il mio essere puntiglioso e pignolo con me stesso: ridisegno spesso molte vignette, dopotutto credo che ci sia solo un modo di fare le cose, ovvero quello corretto (insomma, c'è anche l'altro modo, ma e meglio quello corretto, no?). Siccome, però, alla soluzione non ci arrivo sempre alla prima botta, ritento e ritento finché non sono soddisfatto. Quando ho difficoltà nel comprendere una scena, disegno a parte su un foglio non solo la vignetta in sé, ma anche intere porzioni di disegno, così da montarli in seguito. Dedico in effetti molto tempo allo studio dei volti e delle posture.
Come avrete notato, capita che io "depezzi" completamente il corpo umano, disegnando a parte braccia, gambe e busti: questo metodo mi aiuta a capire in maniera ottimale il loro funzionamento, dovendo, per forza di cose, concentrarmi solo su di essi.
Abbandoniamo adesso il lato visivo, per concentrarci sulle citazioni dell'albo, citazioni che non tutti potrebbero avere colto:
Guardando questa vignetta, spero vi siate accorti che intendevo citare ovviamente il noto film del compianto Wes Craven "l'ultima casa a sinistra", dove la parola casa, è stata però sostituita, per esigenze di copione, con camera.
Inoltre, quando Miriam s'introduce nella camera del Monaco, dicendogli perentoria, che gliela darà "per grazia e amore di Dio", beh, non ci crederete, ma la ragazza sta citando una locuzione latina...
Forse non lo sapete, ma questa perifrasi viene, ancora oggi, spesso utilizzata anche da noi, sebbene in forma abbreviata: stiamo parlando appunto della parola "GRATIS".
Difatti, originariamente, l'espressione completa era proprio "Per grazia e amore di Dio", che letteralmente viene dal latino "Gratis et amore Dei".
Inizialmente volevo che Miriam si esprimesse effettivamente in latino: "Infatti io te la do gratis et amore Dei", ma quando scrissi la battuta nel balloon, mi resi conto che poco funzionava nel contesto, non essendo in linea col personaggio; eppure ci tenevo ad inserire una citazione "colta" (per modo di dire), così decisi di optare comunque per la sua traduzione italiana.
Con questo è tutto, quando avrò completato questa storia, vi dirò altri retroscena, per il momento può bastare. Ci sentiamo, drughi, alla prossima.
sabato 1 ottobre 2016
Che bella, sei
Quando tu sei nata, io già c'ero, venuto al mondo in una folle notte di primavera.
Del tempo è passato, prima che c'incontrassimo,
E quando è stato, t'ho osservata, sebbene per te io non esistessi.
Fu il tuo viso a destare la mia attenzione, e la tua voce fece il resto.
"Che bella, sei", pensai.
Ma hai continuato a non vedermi,
e quando ho cominciato ad esser visibile,
grattando via la crosta che offuscava i tuoi occhi vivaci,
hai visto quello che volevi vedere.
Tutto ciò che t'ho mostrato era un'illusione,
Tutto ciò che hai vissuto era un sogno,
E ti ho odiato per come mi hai fatto sentire.
E talvolta ancora ti odio.
Eppure, nelle interminabili sere di solitudine, ripenso al tuo essere,
e spero che la fresca brezza trasporti il mio pensiero lontano,
mentre sento sempre costante il desiderio di perdermi dentro di te,
E nel momento in cui passo il mio tempo a rimuginare sul tuo ricordo,
un mesto sorriso appare sul mio volto,
finché dolci parole occupano la mia testa...
"Che bella, sei", penso.
Del tempo è passato, prima che c'incontrassimo,
E quando è stato, t'ho osservata, sebbene per te io non esistessi.
Fu il tuo viso a destare la mia attenzione, e la tua voce fece il resto.
"Che bella, sei", pensai.
Ma hai continuato a non vedermi,
e quando ho cominciato ad esser visibile,
grattando via la crosta che offuscava i tuoi occhi vivaci,
hai visto quello che volevi vedere.
Tutto ciò che t'ho mostrato era un'illusione,
Tutto ciò che hai vissuto era un sogno,
E ti ho odiato per come mi hai fatto sentire.
E talvolta ancora ti odio.
Eppure, nelle interminabili sere di solitudine, ripenso al tuo essere,
e spero che la fresca brezza trasporti il mio pensiero lontano,
mentre sento sempre costante il desiderio di perdermi dentro di te,
E nel momento in cui passo il mio tempo a rimuginare sul tuo ricordo,
un mesto sorriso appare sul mio volto,
finché dolci parole occupano la mia testa...
"Che bella, sei", penso.
venerdì 2 settembre 2016
Suicide Squad - Le mie impressioni
Sebbene il film sia uscito da tempo, mi trovo a parlarne solo oggi, un po' per il poco tempo a disposizione, un po' perché c'è poco dire, quindi sarò breve e conciso.
Sucide Squad non è brutto come tanti dicono: si tratta, in sintesi, di un film del cazzo estremamente divertente.
Andare al cinema per vedere SSQ significa essere coscienti del film che si sta guardando, non certo un lavoro qualitativamente eccelso, quanto piuttosto un mezzo per passare una spensieratissima serata fracassona all'insegna del buon'umore: e in questo, la pellicola di David Ayer (che il suo mestiere lo conosce meglio di tanti altri), fa il suo porco dovere. La regia è efficace e manda avanti senza problemi una storia senza pretese, sebbene il montaggio sia un po' "schizofrenico" e "videoclippato". Gli attori coinvolti funzionano tutti, compreso Leto come Joker, benché il suo lavoro non sia minimamente paragonabile a quello di Jack Nicholson prima, e di Heath Ledger dopo. Trattandosi di un film con protagonisti super-criminali, mi sarei comunque aspettato un pizzico di cattiveria in più, invece il "politically correct" regna sovrano per tutti i 130 minuti della pellicola... dopotutto detieni incassi maggiori se in sala ci porti anche le famiglie...
I villain, comunque, sono davvero poco caratterizzati (in primis, proprio il Joker), e la sceneggiatura è ovviamente prevedibile, ma ragionando col senno di poi, cosa ci si può aspettare da un film del genere se non botte da orbi e battute a raffica?
Il mio voto? Ma no... a cosa servirebbe?
Sucide Squad non è brutto come tanti dicono: si tratta, in sintesi, di un film del cazzo estremamente divertente.
Andare al cinema per vedere SSQ significa essere coscienti del film che si sta guardando, non certo un lavoro qualitativamente eccelso, quanto piuttosto un mezzo per passare una spensieratissima serata fracassona all'insegna del buon'umore: e in questo, la pellicola di David Ayer (che il suo mestiere lo conosce meglio di tanti altri), fa il suo porco dovere. La regia è efficace e manda avanti senza problemi una storia senza pretese, sebbene il montaggio sia un po' "schizofrenico" e "videoclippato". Gli attori coinvolti funzionano tutti, compreso Leto come Joker, benché il suo lavoro non sia minimamente paragonabile a quello di Jack Nicholson prima, e di Heath Ledger dopo. Trattandosi di un film con protagonisti super-criminali, mi sarei comunque aspettato un pizzico di cattiveria in più, invece il "politically correct" regna sovrano per tutti i 130 minuti della pellicola... dopotutto detieni incassi maggiori se in sala ci porti anche le famiglie...
I villain, comunque, sono davvero poco caratterizzati (in primis, proprio il Joker), e la sceneggiatura è ovviamente prevedibile, ma ragionando col senno di poi, cosa ci si può aspettare da un film del genere se non botte da orbi e battute a raffica?
Il mio voto? Ma no... a cosa servirebbe?
martedì 16 agosto 2016
Io conosco quel viso, ovvero come gli attori siano in grado di interpretare anche i fumetti
Non è certo una novità nel campo del fumetto utilizzare il viso di un attore hollywoodiano come modello per un personaggio: questo metodo aiuta soprattutto il disegnatore a focalizzare velocemente il viso e a renderlo riconoscibile al lettore. Esistono parecchi esempi, guardiamone alcuni.
Dylan Dog - Rupert Everett
Tiziano Sclavi rimase notevolmente colpito da Everett dopo averlo visto nel film "Another Country", quindi chiese al disegnatore Claudio Villa di prendere a modello il volto dell'attore per il personaggio. Non tutti sanno, però, che il nome "Dylan Dog" veniva spesso utilizzato provvisoriamente, dallo stesso Sclavi, durante la realizzazione di concept e sceneggiature per nuove serie... per qualche ragione, invece, alla fine l'autore decise di lasciarlo.
Corto Maltese - Burt Lancaster
Il grande Hugo Pratt creò Corto sulle fattezze di Lancaster, dopo averlo visto nel film "Il trono nero": nella pellicola in questione, l'attore, indossa persino un berretto da marinaio, e i suoi abiti ricordano molto da vicino quelli dell'iconico personaggio.
Kenshiro - Sylvester Stallone
Sebbene nei primi volumi Kenshiro fosse leggermente ispirato a Bruce Lee, con l'incedere della serie le sue fattezze hanno cominciato a ricalcare quelle di Stallone, precisamente dal film "Cobra". Nella seconda stagione, Ken, indossa persino un paio di occhiali da sole identici a quelli utilizzati dall'attore nel film.
Dampyr - Ralph Fiennes
Harlan Draka, protagonista della serie horror Dampyr, è palesemente ispirato al pusher Lenny Nero di "Strange Days", bel film diretto da Kathryn Bigelow e interpretato sapientemente da Fiennes (prima che cominciasse ad indossare parrucchini... almeno presumo).
Martin Mystere - Nick Nolte
Sebbene non sia mai stato detto esplicitamente, è improbabile non notare tra il detective dell'impossibile creato da Alfredo Castelli e il muso duro di Nick Nolte una vaga somiglianza.
Miele - Kim Basinger
Il volto della bellissima Miele (il cui nome è dovuto al sapore che ha la sua... beh, su, avete capito...), è ispirato a quello di Kim Basinger. Sebbene lo stile del maestro Manara abbia saputo nascondere questa somiglianza più di una volta, ci sono vignette in cui sono riconoscibilissimi i tratti dell'attrice.
Ugo Pastore - Fabrizio De André
Il protagonista di Volto Nascosto e Shangai Devil è ovviamente ispirato al grande De André, non solo nella fisionomia, ma anche nel suo lieve difetto fisico, ovvero l'occhio leggermente socchiuso, che il cantautore era solito coprire con i suoi capelli.
Il Monaco - ?
Sì, anche le fattezze del mio personaggio sono ispirate a quelle di un attore, forse non molto noto al grande pubblico, ma dotato di un viso decisamente particolare. Sapreste dire a chi mi sono ispirato?
Dylan Dog - Rupert Everett
Tiziano Sclavi rimase notevolmente colpito da Everett dopo averlo visto nel film "Another Country", quindi chiese al disegnatore Claudio Villa di prendere a modello il volto dell'attore per il personaggio. Non tutti sanno, però, che il nome "Dylan Dog" veniva spesso utilizzato provvisoriamente, dallo stesso Sclavi, durante la realizzazione di concept e sceneggiature per nuove serie... per qualche ragione, invece, alla fine l'autore decise di lasciarlo.
Corto Maltese - Burt Lancaster
Il grande Hugo Pratt creò Corto sulle fattezze di Lancaster, dopo averlo visto nel film "Il trono nero": nella pellicola in questione, l'attore, indossa persino un berretto da marinaio, e i suoi abiti ricordano molto da vicino quelli dell'iconico personaggio.
Kenshiro - Sylvester Stallone
Sebbene nei primi volumi Kenshiro fosse leggermente ispirato a Bruce Lee, con l'incedere della serie le sue fattezze hanno cominciato a ricalcare quelle di Stallone, precisamente dal film "Cobra". Nella seconda stagione, Ken, indossa persino un paio di occhiali da sole identici a quelli utilizzati dall'attore nel film.
Dampyr - Ralph Fiennes
Harlan Draka, protagonista della serie horror Dampyr, è palesemente ispirato al pusher Lenny Nero di "Strange Days", bel film diretto da Kathryn Bigelow e interpretato sapientemente da Fiennes (prima che cominciasse ad indossare parrucchini... almeno presumo).
Martin Mystere - Nick Nolte
Sebbene non sia mai stato detto esplicitamente, è improbabile non notare tra il detective dell'impossibile creato da Alfredo Castelli e il muso duro di Nick Nolte una vaga somiglianza.
Miele - Kim Basinger
Il volto della bellissima Miele (il cui nome è dovuto al sapore che ha la sua... beh, su, avete capito...), è ispirato a quello di Kim Basinger. Sebbene lo stile del maestro Manara abbia saputo nascondere questa somiglianza più di una volta, ci sono vignette in cui sono riconoscibilissimi i tratti dell'attrice.
Ugo Pastore - Fabrizio De André
Il protagonista di Volto Nascosto e Shangai Devil è ovviamente ispirato al grande De André, non solo nella fisionomia, ma anche nel suo lieve difetto fisico, ovvero l'occhio leggermente socchiuso, che il cantautore era solito coprire con i suoi capelli.
Il Monaco - ?
Sì, anche le fattezze del mio personaggio sono ispirate a quelle di un attore, forse non molto noto al grande pubblico, ma dotato di un viso decisamente particolare. Sapreste dire a chi mi sono ispirato?
mercoledì 10 agosto 2016
I "soliti" work in progress
Eccomi qui, in questo agosto afoso e caldo. Spero che voi siate riusciti a farvi anche una piccola vacanza. Sono anni che non vedo il mare, ma io sono più tipo da montagna. Ultimamente ho anche disertato un po' questo blog: in questo periodo la mia misantropia patologica è aumentata in maniera esponenziale. Ma voglio rimediare mostrandovi alcuni "work in progress", legati ad alcune mie opere... se non facessi così, poi voi vi scordereste di me e la cosa mi renderebbe molto triste (mentre leggete queste ultime righe, immaginatemi con le labbra rivolte verso il basso e gli occhioni sbattenti da cucciolo)...
Spero vi siano piaciuti e che vi intrighino, alla prossima!
Spero vi siano piaciuti e che vi intrighino, alla prossima!
martedì 19 luglio 2016
The Last of Us - tribute
Sono riuscito da poco a giocare "The Last of Us", e devo dire che ne sono rimasto notevolmente colpito: si tratta di un qualcosa che trascende il concetto stesso di videogioco, elevandosi a qualcosa di più. Non vedevo una storia così ben scritta e profonda ormai da molto tempo (roba che se l'avesse fatta Kirkman, invece di dedicarsi a "The Walking Dead", ora staremmo tutti a dire che è il nuovo Alan Moore); l'intro del gioco, in cui si pilota la figlia del protagonista, Joel, è davvero incredibile: violento, ma al tempo stesso delicato e tenero, e io non ho potuto fare a meno di tirare giù qualche lacrimuccia e, credetemi, nessun gioco era mai riuscito a farmi venire i lucciconi agli occhi. Persino mio padre si è appassionato all'epico viaggio di Joel ed Ellie, attraverso questa America devastata e corrotta dal fungo che ha trasformato molti esseri umani in mostri, e alla fine del gioco non ha potuto fare a meno di esclamare: "Una storia bellissima!". E io, dal canto mio, non ho potuto frenarmi dal fiondarmi al tavolo da disegno e tirare fuori un piccolo tributo, che potete vedere di seguito.
Ne approfitterò anche per mostrarvi il lavoro che c'è stato dietro questa illustrazione. Prima di disegnare, ho riflettuto su cosa volessi effettivamente mostrare, inizialmente ero ben disposto verso una scena di lotta, ma poi ho optato per un qualcosa di più "sereno": Joel ed Ellie seduti intorno al fuoco, che riposano prima di ripartire. Quindi ho buttato giù una bozza alquanto veloce dei personaggi, per farmi almeno un'idea delle pose che dovevano assumere: ho pensato che se Ellie fosse stata impegnata a leggere qualche fumetto (cosa che fa spesso nel gioco), Joel poteva invece essere impegnato ad intagliare un cavallo.
Come potete constatare, rispetto al definitivo, la matita mantiene sempre una freschezza che poi è difficile tenere nell'inchiostrazione. Ma almeno l'inchiostro ti consente di correggere tutte le magagne di cui non ci si rende conto inizialmente: potete osservare una Ellie decisamente diversa dalla sua versione finale, questo perché mi sono reso conto ben presto che il fisico che avevo disegnato non funzionava, in quanto troppo "salsicciotto", inoltre il viso mi piaceva poco e non somigliava a quello del gioco. La Ellie originale è magrolina, un po' allampanata se vogliamo e io volevo che il disegno rispettasse il più possibile la sua controparte ludica. Noterete anche che mancano numerosi dettagli, come la teiera sul fuoco e le scatolette di cibo, che sono state inserite direttamente con l'inchiostro; questo perché non ero ancora sicuro di cosa inserire come elemento scenico e quindi ci ho riflettuto solo in seguito. Però, ero sicuro di voler inserire una città sullo sfondo, con il sole alle spalle, sebbene non sapessi effettivamente cosa disegnare. Così, anziché andarmi a ricercare immagini di città da "truccare", non ho fatto altro che fotografare dal mio televisore una sequenza particolare del gioco, e riprodurre la città che si vedeva, in questo caso Salt Lake City.
Quando sono andato a disegnare la città, però, mi sono accorto che con il sole alle spalle, anche i personaggi sarebbero dovuti andare in ombra, ma stavolta avevo anche un'altra fonte di luce, quella della teiera, che mi è servita per dividere in maniera chiara e netta i protagonisti dallo sfondo della città e del cielo che, al contrario, era quasi completamente nero.
Inoltre, se osservate meglio il definitivo, noterete che ho leggermente abbassato l'opacità dello sfondo, in modo da marcare più chiaramente la divisione del primo piano dal secondo.
Ecco, questo è tutto. Spero che apprezziate l'illustrazione, e che il mio resoconto vi sia d'aiuto per i vostri disegni. Ci sentiamo, alla prossima!
Ciaoz
Ne approfitterò anche per mostrarvi il lavoro che c'è stato dietro questa illustrazione. Prima di disegnare, ho riflettuto su cosa volessi effettivamente mostrare, inizialmente ero ben disposto verso una scena di lotta, ma poi ho optato per un qualcosa di più "sereno": Joel ed Ellie seduti intorno al fuoco, che riposano prima di ripartire. Quindi ho buttato giù una bozza alquanto veloce dei personaggi, per farmi almeno un'idea delle pose che dovevano assumere: ho pensato che se Ellie fosse stata impegnata a leggere qualche fumetto (cosa che fa spesso nel gioco), Joel poteva invece essere impegnato ad intagliare un cavallo.
Come potete constatare, rispetto al definitivo, la matita mantiene sempre una freschezza che poi è difficile tenere nell'inchiostrazione. Ma almeno l'inchiostro ti consente di correggere tutte le magagne di cui non ci si rende conto inizialmente: potete osservare una Ellie decisamente diversa dalla sua versione finale, questo perché mi sono reso conto ben presto che il fisico che avevo disegnato non funzionava, in quanto troppo "salsicciotto", inoltre il viso mi piaceva poco e non somigliava a quello del gioco. La Ellie originale è magrolina, un po' allampanata se vogliamo e io volevo che il disegno rispettasse il più possibile la sua controparte ludica. Noterete anche che mancano numerosi dettagli, come la teiera sul fuoco e le scatolette di cibo, che sono state inserite direttamente con l'inchiostro; questo perché non ero ancora sicuro di cosa inserire come elemento scenico e quindi ci ho riflettuto solo in seguito. Però, ero sicuro di voler inserire una città sullo sfondo, con il sole alle spalle, sebbene non sapessi effettivamente cosa disegnare. Così, anziché andarmi a ricercare immagini di città da "truccare", non ho fatto altro che fotografare dal mio televisore una sequenza particolare del gioco, e riprodurre la città che si vedeva, in questo caso Salt Lake City.
Quando sono andato a disegnare la città, però, mi sono accorto che con il sole alle spalle, anche i personaggi sarebbero dovuti andare in ombra, ma stavolta avevo anche un'altra fonte di luce, quella della teiera, che mi è servita per dividere in maniera chiara e netta i protagonisti dallo sfondo della città e del cielo che, al contrario, era quasi completamente nero.
Inoltre, se osservate meglio il definitivo, noterete che ho leggermente abbassato l'opacità dello sfondo, in modo da marcare più chiaramente la divisione del primo piano dal secondo.
Ecco, questo è tutto. Spero che apprezziate l'illustrazione, e che il mio resoconto vi sia d'aiuto per i vostri disegni. Ci sentiamo, alla prossima!
Ciaoz
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