sabato 25 maggio 2019

Martina Rossi e Percy's Song

Già, è da un po' che manco dal mio blog. E tante cose sono accadute nel frattempo. La nostra casa editrice si sta assestando e Leggende Napoletane sta vendendo davvero bene. Cosa che ha lasciato sorpresi soprattutto noi.
Ma il nostro catalogo è ben più ampio, e Leggende ne rappresenta solo una piccolissima parte.
In realtà abbiamo dalla nostra anche un'altra pubblicazione a fumetti, quel Percy's Song di cui vi ho accennato in passato, di Martina Rossi, autrice marchigiana, ma di adozione romana.


Io e Martina ci siamo conosciuti per lavoro, lei è la colorista assegnata alle mie copertine per Caged Birds, la serie di graphic novel che sto realizzando per il mercato americano... ma devo ammettere che la maniera in cui ci siamo conosciuti risulta ancora adesso piuttosto singolare.
Ken, il nostro editor, taggò me e lei in una copertina sulla quale avevamo lavorato inconsapevoli della presenza l'uno dell'altra (o almeno io lo ero).
Colpito dalla splendida colorazione, che era stata in grado di valorizzare il mio disegno, decisi subito di contattarla per complimentarmi.
Certo, vi starete chiedendo dove sta la singolarità... ebbene, nonostante Martina avesse visto il mio nome nel post, esitò lei stessa a parlarmi, perché credeva non fossi io il disegnatore, nonostante le fosse già stato rivelato il mio nome durante la colorazione... ecco, questa è Martina. Una persona del genere, a Napoli, la chiamiamo "'Nzallanuta", ovvero confusa, sbadata (aggettivi che, nel tempo, ho avuto anche modo di appurare quanto le calzassero addosso meglio di un vestito).

Ma non voglio essere troppo cattivo, non siamo qui per parlare della sbadataggine di questa ragazza, bensì del suo estro: infatti, pochi mesi più tardi, quando ormai la nostra conoscenza era più che consolidata, decise di propormi un progetto (soggetto, tavole e studi dei personaggi), il cui titolo è ovviamente ispirato ad una canzone di Bob Dylan (e se non lo avete capito, meritereste di essere randellati!).
Me ne parlò senza risparmiarsi qualche titubanza. Titubanza che condividevo, almeno prima di leggere la storia... dopo averla letta, non avevo più dubbi: l'avrei pubblicata.
La proposi ai miei colleghi, in studio, e insieme, dopo un attento esame, decidemmo di dare il via alla lavorazione.
Ricordo ancora quando chiamai Martina per darle la notizia. Decisi di giocare un po' sulla risposta: tentennai, facendo il vago, le dissi che era bello, ma... quando il silenzio dall'altra parte si fece assordante, scandito solo dai battiti del suo cuore, misi fine a quella tortura, dicendole che l'avevamo approvato... in quel momento mi sembrò anche di aver sentito un tonfo dall'altra parte della cornetta.

Ovviamente c'era tanto su cui lavorare, partendo dalle fondamenta: cominciammo a ragionare insieme sulla sceneggiatura, rivedemmo alcuni dialoghi e aggiungemmo alcune pagine in più per dare maggior spessore alla vicenda e ai personaggi.
Fin lì tutto bene.
I problemi forse cominciarono con le tavole vere e proprie.
Sapete, io sono molto pignolo, ci tengo all'anatomia e a tanti piccoli dettagli, ed esigo una certa qualità da chi lavora con me, merito anche del mio background didattico, dato che i miei insegnati pretendevano molto dal mio lavoro.
Nelle correzioni che svolgevamo, non c'è stato giorno che Martina non mi abbia minacciato di morte... e non scherzo! Non c'è stato minuto che non abbia sprecato per dirmi quanto mi odiasse (in effetti credo anche di averle rovinato una festa di compleanno!).
Minacce che si acuivano, quando le imponevo di tornare ancora sulla stessa pagina, per migliorare questo o quel dettaglio.
Nonostante tutta questa sequela di lusinghieri apprezzamenti, in virtù del mio ruolo non potevo assolutamente avere pietà, e questo anche in rispetto del suo.
Pretendevo il massimo, perché tutto fosse funzionale, perché dessimo alle stampe un prodotto notevole (o almeno gradevole da leggere). E questo perché, presumo sia superfluo dirlo, avevo fiducia in lei, come ne ho ancora adesso e non smetterò di averne.
Questo perché nonostante la rabbia e le notti insonni passate a disegnare e dipingere, Martina ha portato a termine il suo compito.
E come lei, anche io ho passato notti insonni a correggere, e soprattutto a chiedermi se questa o quella correzione che volevo farle fare non fosse eccessiva. Eppure l'ho fatto.

Due rompiscatole: probabilmente questo pensiamo l'uno dell'altra, e mi piace pensare che è per questo che andiamo d'accordo.

Col senno di poi, posso confermare che ci siamo ritrovati, in un certo senso, entrambi ad essere genitori di un fumetto... e come spesso accade, il papà è un po' più severo, e la mamma un po' più amorevole... ma la mamma è anche quella che fa tutto il lavoro: lo ha partorito e cresciuto, perché fosse idoneo ad affrontare il mondo.
E io, dal canto mio, non posso che sentirmi orgoglioso di quello che abbiamo creato, soprattutto per le fatiche che entrambi abbiamo sostenuto durante la lunga lavorazione, durata ben 8 mesi... uhm, curioso: uno in più, e avremmo davvero parlato di una gestazione.
E ora che Percy ha mosso i primi passi nel mondo (editoriale), rileggendolo rimango ancora affascinato dalla potenza della storia.
Non è un fantasy, ma un mezzo, una metafora con cui Martina ha raccontato le sue angosce e i suoi tormenti, li ha messi su carta, li ha imprigionati per dare vita ad un'epopea malinconica di struggente bellezza.
Quei colori così morbidi e delicati, quasi contrastano con la tristezza della vicenda che viene raccontata. Eppure è proprio per questo che Percy funziona e riesce a suscitare emozioni così vivide, intense e misteriose.
Compratelo, leggetelo, perché il lavoro (e soprattutto il talento) di questa grandiosa artista va premiato, senza se e senza ma.
Disponibile ovunque, in fumetteria e libreria. Non c'è? Ordinatelo senza remore.
Potete acquistarlo anche dal nostro sito o da quello di Manicomix.
Coraggio, Percy aspetta soltanto voi.   


lunedì 25 febbraio 2019

Leggende Napoletane in libreria/fumetteria e Aldo Stella

Primo post del 2019.
Eh, come va? Tutto bene?
Noi, dal canto nostro, siamo riusciti nell'impresa di portare il mitico Aldo Stella a Napoli, in un workshop di un giorno (e ringraziamo chi vi ha aderito, senza non ci saremmo riusciti).
Ci siamo divertiti tutti tantissimo, e per me è stato davvero emozionante incontrare una delle voci della mia infanzia, come sono stato onorato di incontrare una bellissima persona quale Aldo. 
E voi? Perché non avete partecipato?
In ogni caso, di seguito un po' di foto dal workshop.




Sessioni di doppiaggio con Spider-Man.

Sì, quel tossico sullo sfondo che supervisiona sono proprio io...

Foto finale di gruppo.

Probabilmente lo rifaremo, Aldo è rimasto molto contento, e ci ha dato in futuro la sua disponibilità per un workshop di (addirittura) due giorni. Chissà, vedremo...

Detto ciò, è finalmente disponibile in fumetteria e libreria il primo volume di Leggende Napoletane, distribuito in tutta Italia. Potete trovarlo persino da Mondadori.

Direttamente dagli scaffali Mondadori.

Che aspettate ad accaparrarvene una copia? Potete anche acquistarlo direttamente dal nostro sito. 
Per aprile, come se non bastasse, pubblicheremo un altro fumetto, Percy's Song, della bella e brava Martina Rossi.
E tanti altri. Non avete idea! E senza scordarci i libri, in arrivo anche un "singolare" testo su... Sherlock Holmes!
Sempre sul sito trovate tutte le informazioni del caso.

Ah, giusto un altro paio di cose: ad aprile saremo anche alla fiera Napoli Città Libro e poi al Napoli Comicon. Vi aspettiamo numerosi, sarebbe anche un'opportunità per incontrarci da vicino, e parlare del più e del meno.
Siamo sempre aperti a molti progetti, che siano cinematografici, fumettistici e letterari.

Detto questo, vi saluto. Alla prossima! 😊

lunedì 31 dicembre 2018

Fine di un anno, tiriamo le somme?

Il 2018 giunge alla fine e, sebbene sia stato molto impegnativo, è stato carico di novità.
L'aver rincontrato un vecchio amico, il regista Emanuele Pellecchia, ha aperto nuove possibilità e mi ha catapultato nella realtà editoriale nota come Phoenix Publishing, dove svolgo il lavoro di editor.
Se guardassi indietro, mai avrei immaginato di diventare editor così presto (sono cose su cui un fumettista fantastica, ma a lungo termine) e gestire un ramo editoriale che col tempo è diventato decisamente ricco di novità.
Oh, no, non è stato comunque facile: far partire questa attività ha comportato (e comporterà) notevoli sacrifici e grande impegno, sia verso i nostri autori, che verso il nostro pubblico. Si tratta di un'avventura che è solo all'inizio. 
Leggende Napoletane sarà disponibile a fine gennaio, ci saranno in merito molte novità già dal 2 del mese (sul nostro sito sono anche aperti i preordini dell'albo), poi arriverà il malinconico Percy's Song della fantastica Martina Rossi, quindi Il Monaco (finalmente avrete tra le mani l'albo cartaceo, riveduto e corretto), L'uomo che cadeva sempre del bravo Lorenzo Pontani, un artista giovanissimo e capace.
E poi un progetto che ancora non abbiamo annunciato, frutto della mia collaborazione con uno sceneggiatore che lavora in una casa editrice piuttosto importante e nota in Italia (come all'estero).
E i libri, tanti libri.
Sono disponibili il mio, quello del collega Tisi, e il saggio del compianto Philip W. L. Kwok, ricercatore, filosofo ed erudito cinese, giunto in Italia e stabilitosi proprio a Napoli negli anni 70.
E altri ne arriveranno. Alcuni potrebbero essere i vostri. Mandateci le vostre idee, supportateci.
Abbiamo bisogno di voi per crescere, quindi condividete, acquistate, partecipate ad eventi. Ce ne saranno tantissimi prossimamente.
Non scordatevi anche che a gennaio, il 26, ci sarà il workshop col grande Aldo Stella, doppiatore e direttore di doppiaggio. Siete ancora in tempo per iscrivervi. 
Il ramo cinematografico permette anche di noleggiare diverse attrezzature di ripresa, quindi se avete bisogno di una mano non esitate a contattarci, troverete sempre professionisti pronti ad aiutarvi.

Lo so, rileggendo mi rendo conto di aver fatto un po' di propaganda nelle ultime righe, ma era dovuta. Questo 2019 un po' mi spaventa, c'è tanto da fare, e per raggiungere gli obiettivi prefissati abbiamo davvero bisogno del vostro sostegno.
Io, dal canto mio, cercherò d'impegnarmi e di fare sempre meglio, per me stesso e per gli altri.
Detto ciò, non voglio tediarvi oltre, vi saluto.
Vivete, amate, gioite, lavorate, resistete, siate voi stessi.
Buon anno a tutti. 
     

domenica 16 dicembre 2018

Film che consiglio 14

Questa rubrica mancava da un po', quindi ho voluto rimettermi in pari.
Prima di cominciare, volevo informarvi che è possibile noleggiare dal nostro sito diverse attrezzature cinematografiche qui, con relativo prezzario e disponibilità.
Detto ciò, andiamo ad incominciare.

Il sospetto - Thomas Vinterberg (2012)



Lucas è un uomo separato e con un figlio, che insegna in una scuola elementare del suo piccolo paese, circondato da amici e conoscenti. Reo di aver indispettito la piccola Klara (figlia del suo migliore amico), per aver rifiutato un suo regalo accompagnato da una possibile lettera d'amore, viene da questa accusato di averla molestata. Lucas viene allontanato da tutti, vessato e insultato, sebbene innocente. L'intera comunità, anche senza prove di alcun genere, ha già deciso, assistita da un flebile sospetto, permanente, che mai sarà cancellato.
Il film di Vinterberg pone una grande riflessione, mostrando come la così detta società dia sempre prova di essere fin troppo celere e zelante nel dispensare giudizi, avvalendosi solo del sospetto (basato talvolta su pregiudizio) che una determinata azione sia stata commessa.


These final hours - Zack Hilditch (2013)



Questo film è passato quasi inosservato, quando invece avrebbe meritato una visibilità maggiore. L'Australia occidentale è condannata al disfacimento a causa di una tempesta solare originata dall'impatto di un meteorite sulla terra. James decide di passare le ultime ore di vita che gli rimangono sballandosi in una mega festa a base di orge e droghe. Sulla strada, però, s'imbatte in una ragazzina bisognosa di aiuto. Attraverso questo incontro, James metterà in discussione le sue scelte, rivalutando le decisioni prese poco prima, al fine di rendere, se non nobili, almeno giuste, le ultime dodici ore che lo separano dalla morte.
Si tratta di una pellicola singolare, dato che esamina non le scelte di un'umanità già entrata in un desolante mondo post apocalittico, bensì quelle di persone comuni consapevoli della loro morte e lo fa con un realismo ed una sensibilità rari al giorno d'oggi. 


Whiplash - Damien Chazelle (2014)

Andrew è un giovane che sogna di diventare un grande batterista del jazz. Terence Fletcher è un geniale (quanto spietato) direttore d'orchestra, docente del conservatorio Shaffer, lo stesso frequentato da Andrew. Le strade dei due convergeranno quando il ragazzo troverà un posto nell'orchestra di Fletcher: proprio quest'ultimo, con i suoi metodi violenti, porterà il giovane sull'orlo della follia, alimentando la sua ossessione per il successo e per il virtuosismo estremo.
Fletcher è tratteggiato come un novello sergente Hartman della musica, e J.K. Simmons ne dà un'incredibile interpretazione, risultando crudele al punto giusto, senza sacrificare una certa ironia.


The Walk - Robert Zemeckis (2015)




Il film racconta l'assurda impresa (andata in porto, ovviamente) del mimo ed equilibrista francese Philippe Petit, ovvero quella di attraversare le Torri Gemelle con solo l'ausilio di un cavo teso tra i due mastodontici edifici... il tutto in maniera illegale, s'intende. E la pellicola mostra proprio tutti i preparativi che Petit ha affrontato, calcolato, prima di cimentarsi in questa grandiosa opera di integerrimo funambolismo, aiutato da amici e colleghi pazzi quanto lui.
Sappiate che a compito concluso, Petit fu arrestato, ed in seguito rilasciato con un pass che gli avrebbe permesso di andare sul tetto delle Torri ogni volta ne avesse avuto voglia.
Zemeckis torna al film d'autore, con una storia coinvolgente, che mette in mostra il complesso stato di emozioni e forza che formano l'animo umano. Da vedere.


Ex Machina - Alex Garland (2015)

Caleb è un giovane programmatore che ottiene, attraverso un concorso, l'opportunità di passare una settimana nella baita di montagna del suo capo, il geniale Nathan Bateman. La baita ospita in realtà un avanzatissimo laboratorio dove Nathan conduce determinati esperimenti sull'intelligenza artificiale. Questi esperimenti lo hanno portato alla costruzione di Ava, un sofisticatissimo androide dalle fattezze femminili.
Proprio Caleb è chiamato a testare l'intelligenza di Ava, anche se ben presto, complice l'ambiguo rapporto che si instaura tra i due, si renderà conto di quanto potrebbe essere egli stesso l'oggetto di tale esame.
Alex Garland non delude e costruisce una storia cupa e machiavellica che, sebbene spazi nella fantascienza, rimane saldamente ancorata al mondo reale... il che ne dà un'impronta decisamente inquietante. 


Krampus - Michael Dougherty (2015)

Che Natale sarebbe, se non consigliassi un film per l'occasione? E la scelta è ricaduta su "Krampus", un delizioso horror che alla lontana mi ha ricordato i Gremlins.
Il Krampus del titolo è un demone del folklore tedesco (ma molto conosciuto anche qui in Italia, soprattutto nelle zone alpine), che la notte di Natale porta via i bambini cattivi o, a detta del film, chi rinnega questa festività.
Sarà proprio Max, dopo aver strappato una letterina per Santa Claus, a scatenare le ire di Krampus, che, sopraggiunto in città accompagnato da una furiosa tormenta di neve e dai suoi perfidi aiutanti, rapirà uno ad uno i famigliari del ragazzo, costringendolo a ritrovare il suo spirito natalizio.
E voi? Cosa ne pensate del Natale? Attenzione, potreste incappare in Krampus.


10 Cloverfield Lane - Dan Trachtenberg (2016)




Tre persone rinchiuse in bunker. Fuori c'è una nube tossica che ha ucciso tutti. O un'invasione aliena... o forse una zombie apocalisse. Sarà davvero così? Costola del ben più noto "Cloverfield" (che a me non era piaciuto granché, lo ammetto), il film affronta il crescente senso di paranoia che accompagna i protagonisti, costretti ad una convivenza forzata e che porterà all'esasperazione tutti quanti. John Goodman è qui nelle insolite vesti di "padrone di casa" autoritario e survivalista, il che lo rende piuttosto spaventoso. 


E con questo è tutto. Alla prossima, gente. E buon feste. 😊

domenica 4 novembre 2018

Phoenix Publishing - pubblicazioni e aggiornamenti

Oh, buongiorno a tutti.
Finalmente potete acquistare le nostre prime pubblicazioni.
In tutte le librerie, comprese quelle Mondadori, potete finalmente trovare il libro di Francesco Saverio Tisi, L'onda Emozionale e altri racconti.
I racconti in questione, in realtà, sono legati gli uni agli altri, sebbene possano essere letti anche singolarmente, e ciò dovrebbe già farvi capire la particolarità di questa pubblicazione.



A seguire il servizio, ad opera del giornalista Luigi Corsiero, della nostra presentazione tenutasi qualche giorno fa nella libreria Iocisto. Buona visione.



Inoltre, alle stampe, troverete pure il mio libro, anche questa una raccolta di racconti intitolata "Il giocattolaio e altri deliri". La mia è un'antologia nel senso classico, auto-conclusiva, e dal titolo ne potete intuire il tema portante. Troverete comunque un assortimento di storie che spaziano dalla fantascienza al fantasy, fino a racconti più introspettivi.



Entrambi i libri sono acquistabili anche su Amazon, ai seguenti link.

L'onda emozionale
Il giocattolaio

Pur non essendo apparentemente disponibili, in realtà lo sono: vi basterà ordinarli e riceverete l'acquisto in un tempo piuttosto celere, soprattutto se siete clienti Prime. Altrimenti potrete comprarli direttamente dal nostro sito.

Inoltre, per dicembre, troverete in tutte le edicole e le fumetterie l'albo Leggende Napoletane (disegnato dal sottoscritto, su testi del Emanuele Pellecchia e dal già citato Francesco Saverio Tisi).



Per marzo dell'anno prossimo, invece, daremo alle stampe il notevole Percy's Song, della (bella) e brava Martina Rossi.



E poi a seguire un altro paio di progetti che al momento teniamo segreti. Vi invito a seguire la nostra pagina FB per rimanere sempre aggiornati.

Torno a rinnovare, inoltre, l'invito al workshop con il grande Aldo Stella.



Precedentemente vi avevo scritto che si sarebbe tenuto ad Acerra. Invece si terrà nei pressi di Napoli. A breve renderemo nota la sede. Per partecipare tutte le informazioni sono sul volantino.

Vi invito, poi, ad inviarci i vostri scritti, dato che siamo in cerca di nuovi progetti.

Un saluto e buona domenica. 😄

domenica 23 settembre 2018

Workshop con ALDO STELLA e workshop di fumetto

Ed eccoci qui, infine. Tempo fa, vi avevo accennato ad un workshop sul doppiaggio, senza svelarvi il nome del docente: ebbene, come da titolo, quel docente è il mitico Aldo Stella.


Come potete leggere sulla locandina Aldo è la voce del robottino Clank nella famosa saga ludica Ratchet & Clank o Sami della Luce (quello con l'armatura verde acqua, per intenderci) nell'anime I 5 samurai. 
Ma il suo eclettico lavoro si espande anche alla direzione del doppiaggio, dove annoveriamo il bellissimo film di Hayao Miyazaki Lupin III - Il castello di Cagliostro, nell'edizione che vede la partecipazione del compianto Roberto Del Giudice nel suo iconico ruolo (così come dell'intero cast ufficiale).
Il Workshop di Aldo si terrà nell'EASY Dream di  Acerra, per tutta la giornata del sabato 26 gennaio 2019, dalle dieci del mattino fino alle sei di sera.
Ovviamente, Aldo, ci ha fatto presente che potremmo sforare con l'orario di chiusura, al fine di permettere a tutti i partecipanti di provare le proprie capacità al microfono.
Per chi avesse problemi, da Napoli, a raggiungere Acerra, stiamo valutando l'ipotesi di utilizzare un pulmino che trasporti, nei limiti, i partecipanti che non sono in grado di spostarsi per determinati motivi (come la mancanza di un mezzo di locomozione). In questo senso vi terremo aggiornati.
Il costo è di 120 euro, accettabile se constatate le ore di lavoro messe a disposizione da un grande professionista come Aldo. Nel costo del workshop, comunque, è incluso anche tutto il materiale che vi sarà messo a disposizione.
A fine giornata vi sarà dato un attestato.
Venite numerosi e soprattutto condividete. Fatelo presente a chi è interessato, non potete perdervi un simile evento. Tutte le informazioni di contatto le trovate sulla locandina.

Poi, questo dicembre (precisamente il primo), si terrà invece un workshop di fumetto, condotto dal sottoscritto.

  
Tranne per i contenuti, non è molto diverso da quello di Aldo. Sempre tutta la giornata, stesso posto, stessi parametri. Il prezzo, essendo un workshop di fumetto, è stato valutato in maniera diversa: 50 euro, sempre con materiale incluso. Anche in questo caso, alla fine, vi sarà dato un attestato.

Coraggio, vi aspettiamo, sia io che Aldo. Ci divertiremo tantissimo. Come vi ho già accennato, se avete domande, potete contattare la direzione alle info citate nelle locandine.

Detto ciò vi saluto e vi auguro di passare una buona domenica (e mi raccomando, non mancate! 😃).

domenica 19 agosto 2018

Leggende Napoletane e prossimi Workshop

Ehilà, giovani. Come passa il tempo, e io non mi son fatto sentire per un po', ma sono stato davvero impegnato... no, sarebbe meglio dire impegnatissimo!
Infine è terminata la post produzione della pellicola Leggende Napoletane, il cortometraggio della Phoenix Production: il corto è realizzato in tecnica mista, con sequenze in motion comix da me illustrate. Il trailer è già in rete, e potete andare sia sulla nostra pagina FB per visionarlo (cosa che vi consiglio, per rimanere sempre aggiornati) qui, oppure direttamente su youtube qui.

Ci abbiamo lavorato molto e presto lo faremo girare in parecchi festival (e se vi dicessi il nome di un paio di questi festival, probabilmente rischiereste di svenire davanti al monitor).

Inoltre, prossimamente ci saranno un altro paio di Workshop, dopo il successo del precedente (vi ringrazio di essere venuti numerosi al precedente: io mi sono divertito a farvi da insegnante, spero anche voi nel seguire la lezione).

Uno sarà incentrato sul fumetto, sarà condotto dal sottoscritto e si terrà probabilmente a novembre.
L'altro, a gennaio, sarà sul doppiaggio e vanterà la partecipazione di un docente d'eccezione. Il nome lo sveleremo con un annuncio ufficiale tra settembre e ottobre, ma credetemi: tra videogiochi, anime e film, è un nome (e soprattutto una voce) che non potete non conoscere (sua la direzione di tantissimi e noti cartoni animati, anche per il cinema); quindi, se avete presenziato al mio, di workshop, a questo non potrete assolutamente mancare, perché fareste la figura dei (finitela voi la frase). Entrambi i workshop si terranno a Napoli.

Poi volevo ricordarvi che la Phoenix, oltre ad essere una casa cinematografica, si occupa anche di editoria: se avete progetti da inviare (che si tratti di un libro o di un fumetto) potete consultare il nostro sito, dove troverete tutte le informazioni del caso.

Abbiamo già approvato un progetto che ci è stato inviato da una bravissima artista e che probabilmente annunceremo a settembre. Eh, sì, dobbiamo annunciare un mucchio di cose a settembre...

Detto ciò vi saluto, ci sentiamo presto per altri aggiornamenti.  😊

mercoledì 6 giugno 2018

Phoenix Publishing. Pubblichiamo anche fumetti e libri!!!

Ehilà, giovani! Il cortometraggio Liliana, per la regia di Emanuele Pellecchia (il nostro direttore) sta facendo incetta di premi e riconoscimenti. Liliana racconta la tormentata storia d'amore che Antonio De Curtis, in arte Totò, ebbe con la soubrette Liliana Castagnola. Se non l'avete ancora visto, recuperatelo immediatamente.


Inoltre, come da titolo, alla Phoenix ci stiamo ingrandendo: abbiamo difatti aperto un ramo editoriale, per la pubblicazione di libri e fumetti.
Tra le prossime pubblicazioni (ma sarebbe meglio dire tra le prime) ci sarà Il Monaco... questo è uno dei motivi per cui non vedrete altre tavole complete (complice pure la mia epica lentezza) sulla pagina facebook del personaggio (qui); giusto qualche piccola preview per rimanere sempre aggiornati.
Per quanto riguarda voi, invece, potete inviare qualsiasi vostro progetto alla mail principale della Phoenix, che sarà valutato dal sottoscritto. Potete trovare informazioni di contatto sul nostro sito ufficiale.
Non importa in quale genere vi cimentiate (horror, drammatico, comico o erotico che sia), purché ci sia alla base un'idea interessante e originale e una realizzazione tecnica professionale.
Inoltre, almeno per il momento, a proposito gli albi a fumetti, non pubblicheremo progetti seriali che possano protrarsi troppo a lungo nel tempo: al contrario, cerchiamo graphic novel e miniserie (massimo 4 volumi)
In ogni caso, che si tratti di un fumetto o di un libro, gli allegati vanno inviati in formato PDF (se si tratta di un libro, vanno numerate anche le pagine).

Per quanto riguarda l'albo a fumetti, quello che ci occorre per una valutazione è:

-5 pagine complete (B/N oppure a colori, questo dipende da voi).
-Specificare il tipo di formato a cui aspirate per la pubblicazione.
-Una sinossi del progetto, comprendente la descrizione e un soggetto.
-Gli studi dei personaggi.

Vi ricordo poi che mancano solo 6 giorni alla scadenza della prenotazione del nostro workshop (siamo quasi al completo: è un massimo di 15 partecipanti, quindi affrettatevi). Sul sito ovviamente troverete informazioni anche riguardo ai nostri corsi.

Con questo è tutto, prossimamente vi aggiornerò su altre nostre pubbliche iniziative oppure potete seguire la nostra pagina facebook ufficiale. E vi aspetto al workshop, non mancate! Su che ci divertiamo tutti insieme! 😊 

Alla prossima! 😄

lunedì 14 maggio 2018

Dopo Comicon e Workshop

Il Napoli Comicon è terminato da qualche settimana, ed è stata un'esperienza massacrante, per certi versi, ma anche molto appagante. E, prevedibilmente, già mi manca! Mi manca quell'organizzazione mattutina, per cui io, il buon Emanuele e tutti gli altri della Phoenix ci si vedeva alle 7:00 del mattino, per correre spediti alla fiera e preparare per tempo lo Stand.

Mi mancano quelle persone che si avvicinavano curiose, attratte dalle tavole esposte e dalla locandina di Leggende Napoletane, e che adocchiavano i miei disegni e poi, un po' titubanti, chiedevano "Posso prenderne uno?". Mi manca quel calore, quella sinergia che si è venuta a creare, e che ci ha permesso di fare quello che abbiamo fatto andando ben oltre la stanchezza che sentivamo; dopotutto il Comicon è un punto d'incontro e mi ha permesso di rivedere anche vecchi amici, come Giuseppe Cafaro, che mi ha chiesto, palesemente, "di smettere di non invecchiare" (testuali parole).
Peppe, t'assicuro che invecchio come tutti gli altri (e a volte mi sembra di essere pure più vecchio di quel che sono)... ma se può consolarti, al mattino vado a correre e cerco di mangiare sano (questo non vuol dire che quando posso non mi dia alla pazza gioia con i Kebab). 😊

Già che ci sono, un po' di foto scattate nottetempo dal nostro stand.

Io che mi diletto disegnando un Kratos.

Questa dovevamo assolutamente farla, quando si è presentato allo stand un cosplay di... Renato Zero! Potete notare da sinistra a destra: Emanuele Pellecchia (direttore della Phoenix), Antonio Avallone (computer design) e Francesco Saverio Tisi (vice direttore).  

Un Saitama che ha partecipato al nostro gioco, vincendo l'ambita statuina! Ma dopotutto Saitama sconfigge tutti con un pugno!

Tornando a noi, adesso, volevo segnalarvi un Workshop che si terrà in sede il 23 giugno. La data ultima per le iscrizioni è il 12 dello stesso mese, ma non dovremmo essere fiscali... ovviamente però non riducetevi all'ultimo se interessati. Nel caso fate anche un bel passaparola. Vi lascio il programma, dove potete trovare anche diversi contatti per ricevere informazioni... ah, il docente sono io.


Partecipate, perché sarà molto istruttivo! Vi aspettiamo!
Alla prossima. 🙂

sabato 21 aprile 2018

Napoli Comicon 2018 e Cronache del Kingdom

Ormai ci siamo: la settimana prossima comincia il Napoli Comicon, precisamente nei giorni che vanno dal 28 Aprile al 1 maggio 2018. Come già vi accennai ci sarò anch'io, con la Phoenix Ip. Saremo ubicati nel settore B.
Per maggior chiarezza vi rimando alla mappa della struttura.



Per comodità ho cerchiato il punto in cui potrete trovarci. La Phoenix ha organizzato anche un piccolo quiz sul cinema, quindi ci sarà da divertirsi, non mancate assolutamente!

Inoltre ho ricevuto in questi giorni Le Cronache del Kingdom, fumetto realizzato dal bravo Carlo Rotolo, amico di vecchia data (col quale una volta provai a realizzare una storia dalle atmosfere "nordiche"; vi rimando a questo link per maggior informazioni).


Carlo me ne ha mandata una copia, chiedendomi cosa ne pensavo. E niente, gliel'ho detto: mi è piaciuto molto! Si tratta di una raccolta di varie storie umoristiche, le quali ruotano attorno ad una fumetteria, il Kingdom, dove si riuniscono i personaggi più disparati e bizzarri. Il Kingdom diventa così l'equivalente di un microcosmo, dove vige l'assoluta ed incontrastata autorità di un sovrano (il venditore) e del suo popolo (gli appassionati che bazzicano questi scaffali polverosi alla ricerca di chissà quale mistica perla fumettistica). L'albo è di grande formato e nel caso potete acquistarlo da Amazon, ad una modica cifra, 5 euro, di certo non molto vista la qualità della realizzazione. Storie di questo genere meritano di essere sostenute.

Detto ciò, vi saluto. Ci vediamo al Comicon. Mi raccomando, ancora una volta, non mancate!

Alla prossima! 😊 

domenica 4 marzo 2018

Aggiornamenti

Oh, salve, giovani. Come va? In questi giorni ho fatto uno strano sogno, che non so se definire incubo.
Avevo invitato una ragazza a stare da me (una delle mie solite follie) e lei, scema, ha pure accettato! La cosa è andata avanti fino a quando ci siamo resi conto di essere annoiati l'uno dall'altra... inizialmente credevo che il sentimento che sentivo e che provava anche lei fosse "delusione", ma poi no, riflettendoci era proprio noia... il bello è che questa ragazza esiste, ma io la conosco giusto di vista, e non fa parte neppure del mio campo di lavoro, non facciamo lo stesso mestiere. E no, non c'è peraltro alcun rapporto stretto o di vera amicizia, infatti non ho compreso cosa ci facesse nel mio inconscio. Ah, quanto mi mancano i sogni bagnati che facevo da adolescente... almeno sapevo benissimo cosa stavano a significare! 😆

Detto ciò è di prossima uscita Caged Birds, finalmente. Ho anche finito il quarto volume e sto lavorano al quinto. E il fatto che esca solo ora mi preoccupa, visto che ho ridato un'occhiata ai miei disegni nei primi volumi (di un lontano 2013-1014)... e mi sono vergognato tanto, chiedendomi se sia davvero il caso di pubblicare quella roba! Se potessi, vorrei rimettere mano a tutto. Durante questo mio percorso lavorativo, credo di aver cominciato a migliorare verso la fine del terzo volume; ma è anche vero che i primi due volumi sono stati realizzati in maniera molto spedita, sia da parte mia che da parte di Ken. Oggi io stesso mi prendo un po' più di tempo, per cercare di realizzare tavole funzionali (che poi, beh, qualche magagna c'è sempre).
In ogni caso, nel progetto c'è una new entry: la colorista (italianissima anche lei) Martina Rossi, che si è occupata delle mie cover. E ha fatto un lavoro fantastico! Grazie, Martina! 😄



E poi, come già vi accennai, quest'anno sarò ospite al Napoli Comicon, precisamente presso lo stand della Phoenix IP. Sarò lì, tutti e quattro i giorni (sono quattro, giusto? Non ho controllato) a dispensare disegni e, se vorrete, a farci una chiacchierata. Più avanti vi farò sapere anche dove siamo ubicati.
Inoltre, mentre ero allo studio della Phoenix, in questi giorni, io ed Emanuele (il direttore) ci siamo soffermati a parlare del più e del meno, discorsi che si fanno mentre si lavora insieme; una "parlucchiata", sia chiaro, e nulla di più. Si discuteva della possibilità di realizzare una serie dal vivo ambientata nel medioevo... con un incappucciato per protagonista...
Ricordate: era solo una "parlucchiata", e niente di più... ma quanto sarebbe bello, vero! 😁

E ora vi saluto! Alla prossima! 😊

lunedì 15 gennaio 2018

Devilman crybaby - Le mie impressioni

Ho letto il manga di Devilman, quello in 3 volumoni, quando avevo poco più di 10 anni. Forse non sarebbe un fumetto da leggere a quell'età, e probabilmente devo ringraziare anche Go Nagai se non sono una persona particolarmente solare. Ciononostante amo Devilman alla follia, tant'è che sono uno dei tanti possessori della ormai leggendaria coppia di OAV "La genesi" e "L'Arpia Silen", in VHS (sì, quelle rosse dell'allora Dynamic Italia)... sebbene non abbia più idea di dove siano finite, staranno da qualche parte in garage.
Comunque sia, io ero uno di quelli che aveva accolto la produzione di questa serie, intitolata Devilman crybabay, con la più totale indifferenza. In realtà non avevo nemmeno capito che si trattava di un adattamento del manga, credevo fosse uno spin-off o qualcosa del genere. In ogni caso, spinto anche dalle recensioni positive di alcune persone (che tra l'altro me l'hanno presentata fedelissima al fumetto), sono andato a visionare la serie fiducioso... con l'unico risultato di confermare la mia totale indifferenza (e delusione) verso questo lavoro (oltre che dire a questi conoscenti, che tanto avevano decantato una storia moderna, dura e senza compromessi, ma comunque fedele all'opera originale: Avit' pigliato 'o cazz' pà banca 'e l'acqua...).


Se mi è concesso un francesismo, questa serie è un immondo troiaio... divertente, ma pur sempre di un troiaio stiamo parlando (beh, riflettendoci, lo scopo dei troiai è quello appunto di sollazzare il prossimo).
Diciamo che effettivamente l'attualizzazione del contesto ambientale ha giovato maggiormente alla realtà nipponica presentata, probabilmente più vicina a quella odierna reale, con bulletti di periferia che se ne vanno in giro vestiti con catenelle e treccine sui capelli, rappando come gangsta appena usciti dal ghetto (e c'è chi conferma che in Giappone questa gente c'è davvero), e giapponesine che non vedono l'ora di diventare delle Idol, tra invidie e ripicche adoloscenziali. Questo "svecchiamento" ha giovato soprattutto al personaggio di Miki, che nel manga era rimasto un po' sullo sfondo, mentre qui viene caratterizzato in maniera più complessa e interessante rendendola una ragazza sportiva ed empatica, ammirata dalle compagne di classe e contesa da varie agenzie fotografiche (sebbene rimanga ugualmente un po' stereotipata). Ma stop... le cose buone, per quanto mi riguarda, si fermano qui.
Innanzitutto lo svolgimento narrativo è piuttosto confusionario, forzato e disequilibrato, alternando momenti discutibilmente riusciti a ingenuità paradossali, che scadono nel ridicolo involontario, roba che nemmeno Go Nagai, negli anni 70, si era permesso di fare (narrativamente, il manga, regge benissimo ancora oggi e frantuma molti comic-book moderni senza alcuno sforzo).
C'è una sequenza in particolare che racchiude l'essenza di quanto ho scritto nelle ultime righe: quando ormai il caos sta dilagando in città, a causa dei demoni rivelatisi al mondo, Miki, tramite l'utilizzo dei social, esterna il proprio amore per Akira, elogiando il suo cuore puro e spingendo altri devilmen ad uscire allo scoperto, e la sequenza curiosamente funziona, perché è credibile; non è la prima volta che persone di un certo rilievo (sportivi, attori) utilizzino i social per cercare di influenzare (che sia in positivo o in negativo) altre persone... il problema è quando, parallelamente a questa sequenza abbastanza riuscita, vediamo Devilman (proprio lui in zanne e artigli) che abbraccia bambini (manco fosse Babbo Natale), e persone che si mettono letteralmente in fila per chiedergli scusa, in una scena davvero mal costruita registicamente, che sfocia in una surreale comicità... e Devilman piange... e io insieme a lui, ma vi assicuro, non perché sia commosso, no...

Tra l'altro, una fila del genere per "abbracciare" un mostro, l'ho vista solo all'INPS.

Poco chiaro anche quale tipo di sentimento leghi effettivamente Ryo ad Akira, dato che nel manga, Satana, ermafrodita, si era letteralmente innamorato del giovane... qui invece s'intuisce piuttosto un'amicizia "particolare", che rimane però sul vago, senza approfondire più di tanto questo aspetto. Insomma, perché salvare proprio Akira dall'Apocalisse? Tutto è spiegato maluccio, senza contare che quest'aria New Age ha sbiadito quella vena di horror gotico-psicologico di cui era intriso il manga (complice pure un montaggio un po' raffazzonato e frettoloso degli episodi), dove Ryo, nella sua entrata in scena, era quasi un novello dottor Frankenstein, con la sua lugubre magione nascosta tra le montagne (qui invece è un attico in città con tanto di piscina), pronto a dare vita alla sua creatura (Devilman) nei tetri sotterranei posti al di sotto di essa.
Un altro elemento aggiunto in questa serie, e che che ha attirato maggiormente la mia attenzione (e come poteva non essere altrimenti), è la massiccia presenza stratosferica di tanta TOPA! Disegnata, ma pur sempre topa.
Tutti i 10 episodi sono pieni di figa, tette e ammucchiate di ogni genere (etero-omo-bisex, c'è n'è per tutti i gusti). L'abbondanza di sesso, però, ha finito per snaturare molte situazioni, e il personaggio che maggiormente ne ha risentito è proprio Silen (o Sirene): nel manga e nei vecchi OAV era un fiero demone alato alla ricerca della vendetta (e della gloria) verso colui che aveva asservito la forza di Amon alla causa del genere umano; qui invece diventa una baldraccaccia in calore (ho perso il conto delle volte che l'ho vista masturbarsi sui tetti della città) che sembra volere da Devilman/Amon solo una cosa, vista la foga con cui si scaglia contro l'odiato avversario al singolare (ma invitante) grido di battaglia: "SCOPAMIIII!!!!".
Il problema, curiosamente (me ne sorprendo persino io a trovare un difetto in questo), è l'eccessiva lascivia, dove le abbandonati sequenze di sesso, piuttosto che integrarsi decentemente nelle pieghe narrative della storia, diventano solo una volgare messinscena di sequenze buttate un po' a caso. Difatti, come non citare pure la possente polluzione notturna di Akira, la quale mi ha strappato un mucchio di risate, riportandomi alla mente la scena del primo capitolo della ormai celebre saga di Scary Movie.
Nel manga il sesso era solo un sotto-testo, palpabile a livello subliminale, ma mai invadente, né volgare. In effetti tutte le interazioni fra i personaggi principali erano cariche di una certa tensione sessuale, che tale rimaneva, però, come un qualcosa di volutamente inespresso, indefinito; una tensione tangibile ma mai evidente soprattutto nello scontro tra Silen e Devilman, che non sfociava in nulla di hard-core,  perché l'obiettivo dell'arpia non era certo farsi sbattere da Amon, quanto piuttosto uccidere l'umano Akira Fudo e ripristinare l'onore di un "traditore".
Per quanto riguarda lo stile visivo/grafico utilizzato, questo è interessante: ovviamente le illustrazioni danno il meglio di sé nella resa dei personaggi femminili, così come alcune soluzioni nell'uso del colore ben si adattano alle situazioni narrate, donando dei contrasti cromatici sgargianti e piuttosto riusciti... il punto è che l'intero lavoro di disegno ne esce con le ossa totalmente fracassate, se paragonato a quello dei due OAV, vere pietre miliari dell'animazione giapponese (e beh, lì c'era il compianto Kazuo Komatsubara e la classe non è acqua).
Infine note positive per le musiche (piuttosto ispirate) e per il doppiaggio italiano, davvero ben curato, ottimamente recitato e con voci piuttosto azzeccate: Jacopo Calatroni eredita il ruolo che fu di Ivo De Palma (e di Massimo Corizza prima, nella serie edulcorata), e riesce a tratteggiare con efficacia tutti gli stati d'animo del protagonista (anche quello un po' coglionotto del primo episodio). Inoltre il nome del protagonista viene pronunciato "alla giapponese", ovvero con l'accento sulla prima "A", ovvero Àkira, invece di Akìra, dove l'accento è sulla "I" (che poi non mi ci abituerò mai... un'intera vita a chiamarlo Akìra, e ora volete farmi cambiare? Ma no, chissene).
Per chiudere, chiunque venisse a dirmi che Crybaby è una grandiosa e decente trasposizione attualizzata del glorioso manga di Go Nagai, beh... non la prendesse male se cominciassi istericamente a ridergli in faccia.
Al contrario, guardando questa serie più come un omaggio in salsa "porno-pop" dell'intero universo "Devil" (film live-action e vecchio anime blu-puffo compresi), allora sì, ci si troverebbe davanti ad un prodotto forse fin troppo sopra le righe, ma pur sempre gradevole da seguire. E questo è quanto.

P.S.
Parliamoci chiaro... la poetica sequenza introduttiva del primo OAV, in cui si vede l'epica battaglia tra gli angeli e i demoni, polverizza da sola, senza se e senza ma, quanto visto in questi 10 episodi.


sabato 30 dicembre 2017

Oggi, domani e l'anno nuovo

Ebbene, anche quest'anno si appresta finire. Un paio di giorni e poi passiamo al 2018 e... beh, niente. Quest'anno si conclude per me in maniera un po' "fiacca": sono sotto con alcune consegne, che a questo punto finirò per inizio gennaio, senza contare che ho scoperto di avere una grave dipendenza... dai souls; sì, quei cazzo di videogiochi stile "Bloodborne" o "Nioh" (che ho entrambi per inciso). Li avevo sempre evitati, poi li ho comprati in sconto e non sono più riuscito a staccarmene... è  dovuto arrivare "The Evil Within 2" a liberarmene... come si dice? Ah, sì, chiodo scaccia chiodo.
Inoltre, nello smistamento della posta di FB (che non sapevo ne avesse uno fino a qualche mese fa) ho trovato un mucchio di messaggi vecchi anche di anni, di complimenti vari, di richieste di consigli, ecc... non credevo di essere così "seguito", che il mio blog qui, solitamente, è sempre un mortorio. Però ho una domanda: che senso ha andare su FB e scrivermi "sai, ho letto quel tuo articolo, volevo commentarlo con te"... non è più pratico scrivermi qui sotto? O quando mi si invia messaggi di complimenti sul Monaco... non sarebbe più comodo scriverli direttamente sulla pagina del personaggio o sul relativo post? In ogni caso mi dispiace non avervi risposto, ma, come specificato, non li avevo mai visti... il che la dice lunga su quanto io frequenti in effetti FB o i social in generale. Cercherò di fare più attenzione la prossima volta. 
Ma è anche vero che quest'anno ho rincontrato un po' di amici e ne ho trovati di nuovi, e se tutto va bene, mi troverete pure ospite al prossimo Comicon di Napoli (dettagli prossimamente), quindi se ci fate un salto, passate a farmi un saluto. Oppure no, per molti potrebbe essere un pretesto per evitarmi, chi se ne frega.
Ma cianciando di cose varie, stavo dimenticando la cosa più importante: vi auguro un felice anno nuovo, e non solo a voi ma anche ai vostri cari e alle persone che amate, che non è mai scontato: se vi accadono cose belle, perché non dovreste condividerle con chi vi sta cuore, e viceversa? Uhm... rileggendola sembra una di quelle frasi stucchevoli uscite dai cioccolatini, ma oggi, in un contesto guerrafondaio e crudele come il nostro, l'amore, forse, non è un concetto così banale come potrebbe sembrare. Quindi amate.
E soprattutto amate me, che ne ho bisogno. 😁
Ancora auguri e un saluto. Ci sentiamo l'anno prossimo. 
  

martedì 5 dicembre 2017

Vincent Cassel e il doppiaggio (italiano)

E niente, Vincent Cassel ha rotto il quarzo. Se sostituite quarzo con un'altra parola, avrete una frase con un indubbio maggior senso compiuto.
Quando l'attore francese è stato recentemente ospite di Fazio sulla Rai, nei giorni scorsi, ha nuovamente sputato un paio di sentenze non richieste sul doppiaggio italiano. Molti italioti (non utilizzo mai questo termine ma in questo caso sono obbligato), tra cui lo stesso Fazio – e dopo spiegherò perché anche lui rientra in questa categoria – hanno applaudito e annuito come delle foche ammaestrate alle sue affermazioni.

Non capisco perché Cassel abbia preso questa ossessione malsana verso il nostro doppiaggio, forse perché attori da tutto il mondo ringraziano ogni giorno i nostri doppiatori e lui, di carattere, deve fare il bastian contrario?  Tra l'altro perché prendersela col nostro doppiaggio, quando quest'arte esiste in tutto il mondo, e l'Italia è uno dei paesi in cui viene realizzato ad alto livello? Comunque sia, vorrei provare ad analizzare le sue strane "elucubrazioni", e cercare di rendere note quantomeno tutte le inesattezze e le sciocchezze che ha proferito (con buona pace dei detrattori).

Analizziamo la sua prima poco felice affermazione, detta ormai mesi fa: "Il doppiaggio italiano è una mafia. Anche in Francia abbiamo i doppiatori, ma non hanno il potere di quelli italiani". Al di là che già con questa frase si è dato la zappa sui piedi da solo, dato che ha specificato che il doppiaggio non è una realtà solo italiana, ma per quale motivo sarebbe una mafia? Chi s'è trovato mogli, mariti, figli e parenti vari ammazzati da quella vera, avrebbe molto da ridire a proposito di questa dichiarazione, chiaramente superficiale ed irrispettosa.
Poi, onestamente, fuori dai cinema, io non ho mai trovato Pino Insegno, Roberto Pedicini o Massimo Corvo intenti a minacciare me o altri spettatori, perché è obbligatorio guardare film solo e rigorosamente doppiati in lingua italiana, né tanto meno mi risulta l'abbiano mai fatto glorie del passato come Emilio Cigoli, Pino Locchi o Ferruccio Amendola.
Come non mi è mai accaduto di ricevere retate a casa, quando qualche volta mi son tolto lo sfizio di guardarmi film in originale (o anche doppiati in un'altra lingua), se ne avevo voglia. In sintesi questa asserzione non solo è offensiva, ma copre involontariamente di ridicolo soprattutto colui che l'ha espressa, come chiunque altro, da capra, l'abbia ripetuta.
La seconda parte della frase è ancora più ridicola, e Cassel, lavorando nel cinema, dovrebbe almeno rendersene conto (essendo tra l'altro egli stesso, in Francia, doppiatore... ha prestato in più di un'occasione la voce all'attore Hugh Grant): parla del potere dei doppiatori italiani. Ma a che potere si riferisce? Non sono certo i doppiatori che decidono a quali pellicole, cartoni o videogiochi partecipare, in quanto sono sempre i produttori che richiedono la loro collaborazione, tra l'altro, tramite provini; e ciò in Italia, come in Francia e in Germania. Non ricordo che film importanti come Apocalypto, La passione di Cristo o The Rocky Horror Picture Show siano mai stati doppiati in italiano. Il doppiatore, da buon professionista, si limita semplicemente a fare il suo lavoro. Al contrario, ciò che Cassel si è scordato di dire, perché all'oscuro o semplicemente in malafede, è che in Francia il doppiaggio è molto più sviluppato e viene almeno doppiato il 30-40% in più di quello che arriva in Italia! Soprattutto nel campo dell'animazione e in quello videoludico! E talvolta persino con adattamenti scialbi e piuttosto invasivi (vi rimando a questo interessantissimo post che scrissi un po' di tempo fa sull'argomento).
Ne sono un esempio anche il film d'animazione FF VII: Advent Children, giunto in Francia completamente doppiato, ma in Italia semplicemente sottotitolato, e non mi sembra che il grande "mafiosissimo" strapotere dei doppiatori l'abbia impedito o fatto alcunché contro le decisioni di Sony/Squaresoft. Così come per tanti importantissimi videogiochi (appunto la serie FF, Outlast, Dragon Age e adesso pure Mass Effect) distribuiti in Francia completamente doppiati e in Italia semplicemente sottotitolati. I dati di vendita/consumo-Italia/Francia sono quasi equivalenti... anzi, alcuni titoli sottotitolati hanno venduto molto più da noi che nel paese della Belle Epoque. A questo punto dovremmo dire che sono proprio i francesi a volere maggiormente il doppiaggio, perché altrimenti nel caso comprerebbero roba solo sottotitolata. E quanto detto, forse, non è troppo lontano dalla verità.
Vedete, sono stati proprio i francesi a favorire l'espansione del doppiaggio: sebbene molti erroneamente asseriscano che il doppiaggio sia nato in Italia, non è invece così; è stato "inventato" dagli americani proprio per esportare all'estero le loro pellicole. Inizialmente la mecca di Hollywood operava il doppiaggio direttamente in America, non utilizzando affatto attori di madrelingua (talvolta erano gli stessi attori del film a recitare la parte in diversi idiomi, con risultati piuttosto comici): di conseguenza i film esportati presentavano un doppiaggio estremamente scadente. Furono i francesi per primi a richiedere di doppiare nella loro lingua le pellicole arrivate in sala. L'america stanziò quindi dei budget e nacquero le prime società di doppiaggio in Francia come in Italia... e, come specificato prima, uno dei maggiori riconoscimenti che si può dare all'Italia a livello mondiale è proprio la sua perizia in quest'arte.
Alcuni ignoranti hanno addirittura additato il doppiaggio italiano come un retaggio del fascismo, quando il duce invece cercò di bloccare più volte la proiezione di film stranieri nel nostro paese... se oggi l'Italia fosse ancora fascista, allora forse sì, niente più doppiaggio (e solo film prettamente italiani). Sareste stati contenti? Io no, soprattutto per la questione del fascismo.

Ma arriviamo finalmente alla trasmissione di Fazio dove Cassel è stato ospite. Soffermiamoci un attimo sullo stesso Fazio, che ha dato ragione all'attore ipocritamente con "Non si doppia l'arte", quando lui i soldi per rovinare i Minions con la sua voce se li è presi... se non si doppia l'arte, perché cavolo non è rimasto a casa, dato che il doppiaggio è appunto questo, un'arte, e in quanto tale meriterebbe di essere realizzata da chi il mestiere lo conosce.
Torniamo a Cassel e analizziamo le sue successive dichiarazioni: "Il doppiaggio è più un'educazione che un problema", e ci mancherebbe aggiungo io. Ciò nonostante non capisco cosa abbia a che fare con l'educazione (che per me è sinonimo di buon senso e rispettabilità): se uno è interessato alla voce originale, lo guarda in originale... se non lo sei e non te ne frega niente, lo guardi nella tua lingua. Quindi? Problema? Educazione? Di cosa stiamo parlando? Il cinema rimane comunque una forma d'intrattenimento e a tante persone non interessa affatto visionare la versione di una lingua sconosciuta giusto per passare il tempo. Inoltre non tutti hanno avuto o hanno l'opportunità di imparare un'altra lingua, vuoi per impegni lavorativi, vuoi per il contesto sociale o ambientale, vuoi perché semplicemente non ne hanno interesse alcuno. Oggi tra l'altro persino le televisioni offrono la lingua originale, e se guardaste meno streaming illegale, lo sapreste: udireste anche voi quella voce che prima dell'inizio di un film (o una serie) vi indica che il suddetto è visionabile anche in lingua originale, tramite la pressione dell'apposito tastino del telecomando del digitale terrestre. Il problema non si pone neppure con l'acquisto di un DVD/BD: anche in quel caso può essere selezionato un qualsiasi doppiaggio. Quindi quale sarebbe il problema, se non l'effettiva pigrizia dell'utente (e qui forse posso dare quasi ragione a Cassel), che se davvero volesse visionare questi prodotti in lingua originale, gli basterebbe premere un tasto, anziché passare le giornate a lamentarsi del più e del meno come i bimbi di 6 anni (anzi, mio nipote di quell'età si lamenta meno).
Altra sciocchezza palesemente falsa è che secondo lo stesso Cassel non ci siano cinema in Italia che trasmettono film in lingua originale. Oggi giorno, quasi tutti i cinema del nostro paese, trasmettono in determinate sale e in determinati orari (solitamente al mattino) pellicole in lingua originale. Chi è interessato a guardare il film senza il doppiaggio anche in questo caso dovrebbe sentirsi accontentato.
In conclusione, riflettendo su quanto detto, se il doppiaggio esiste anche in Francia (e in parte maggiore rispetto all'Italia), se ne conviene che anche lì non ci sia tanto interesse per la lingua originale, così come in Germania, in Spagna, in Brasile, in Portogallo e soprattutto in America (dove i doppiatori vengono pagati cifre altissime!). Perché prendersela allora proprio con l'Italia? Quale sarebbe il tuo problema, Vincent? Tra l'altro non hai mai notato come la tua ex moglie meritasse di essere doppiata da una professionista da qui all'eternità? Non hai mai notato la sua voce un po' nasale e priva di qualsivoglia dizione e pulizia? No? Sicuro? Davvero? Allora lo vedi che hai dei grossi problemi cognitivi!

Comunque sia, dubito che questo post arrivi al diretto interessato, sebbene non mi dispiaccia un confronto con lui (a parole, eh, che sei il doppio di me, Vincent): ma se si trovasse a leggerlo, potrebbe almeno rifletterci su e piantarla di dire tutte queste sciocchezze, o quantomeno prenderne atto.
E Fazio, su, piantala di fare la foca ammaestrata, e scusati con questi grandi professionisti che per anni hanno fatto parlare (e fanno parlare) con la loro voce grandi attori, apprezzati persino da quest'ultimi come da grandi registi quali Kubrick, che quando non girava film passava metà delle giornate a riempire di complimenti gli stabilimenti italici per l'ottimo lavoro svolto sulle sue pellicole.
E davvero... voi due, non siete nemmeno mezza metà di quello che era Stanley Kubrick... quindi dovreste seriamente rifletterci su.

Ciaoz, un saluto!

giovedì 9 novembre 2017

IT - Le mie impressioni

In questi giorni Hollywood è in subbuglio per una paio di avvenimenti che stanno scombussolando lo starsystem: uno riguarda le molestie sessuali del caso Weinstein, l'altro è lo strepitoso successo (e non così inaspettato) che sta avendo IT, il film tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King.
Sugli abusi di Weinstein se ne sta discutendo parecchio ancora adesso (e le accuse hanno raggiunto anche registi e produttori italiani), ed è indubbio che si tratti decisamente di un avvenimento più importante rispetto alla riuscita di un filmetto dell'orrore e mi piacerebbe poter approfondire la questione, ma siccome questo post è dedicato proprio ad IT (e metaforicamente le due vicende potrebbero anche specchiarsi l'una nell'altra in maniera inquietante), allora parleremo di quest'ultimo.
Visto l'esito positivo che sta accompagnando tale pellicola, sono stato un po' combattuto: avrei potuto conformarmi alla massa e piegarmi alla massiccia campagna pubblicitaria della Warner Bros, definendo il film una grande trasposizione per il cinema, o semplicemente dire quello che penso davvero: che non mi è piaciuto! E ho optato per la seconda! Ovviamente le mie opinioni possono essere condivisibili o meno, e in ogni caso cercherò di spiegare in dettaglio il mio punto di vista, tirando in ballo (cosa inevitabile) anche la bistrattata miniserie di inizio anni 90.


Da bambino la miniserie di IT mi terrorizzava, Tim Curry era davvero inquietante e anche la storia percorreva subdolamente i tempi, molto prima che storiacce molto reali diventassero giustamente di dominio pubblico: cos'è in realtà Pennywise, se non un disgustoso pedofilo eccitato dalle paure delle sue piccole vittime?
La miniserie era figlia palese dei suoi tempi, penalizzata indubbiamente da un budget non troppo elevato e da scelte registiche non sempre efficaci (talvolta conseguenze dirette del ristretto budget). Eppure, ancora a guardarla oggi, funziona, malgrado non sia invecchiata benissimo: innanzitutto non era banale e rispettava contestualmente a grandi linee il romanzo da cui era tratta; al contrario la pellicola di Muschietti, è riuscita a "insipidire" tutto quello che nel libro fu trattato con una certa sensibilità e anche una certa originalità da parte dell'autore.
In primis, sebbene non dovesse essere affatto un problema, è diverso il contesto storico: nel libro (e nella miniserie), quando i protagonisti sono ancora bambini, ci troviamo catapultati negli anni 50. Al di là dell'ovvia resa visiva con auto ed edifici dell'epoca, King era riuscito, con sorprendente sensibilità, a raccontare in maniera credibile quel clima razziale e sociale proprio di quegli anni, dove l'odio immotivato verso persone di colore era ancora palese e il rock'n roll muoveva i primi passi. Non era solo il giovane Mike a subire le angherie di un bullo, ma l'intera popolazione di colore che viveva a Derry scontava la pena di essere nata con la pelle scura (come il famoso episodio dell'incendio al "punto nero",  narrato proprio dal padre del ragazzo); persino nei giochi di bambini e negli atteggiamenti dei protagonisti si riscontravano echi lontani degli anni 50, con l'aggiunta di tutto quel finto puritanismo da parte delle famiglie.
Nulla di tutto ciò nel nuovo film, e non perché sia stato trasportato negli anni 80: fossero stati gli anni 90 o 2000, non sarebbe cambiato assolutamente nulla, semplicemente non c'è nulla nella pellicola che caratterizzi quel periodo (e anche gli anni 80 furono tumultuosi in America, eccome!)... giusto qualche poster buttato qui e lì, e qualche infelice gag che mi ha fatto storcere il naso più che farmi sorridere. Cioè, Stranger Things, in una manciata di inquadrature mi ha letteralmente fatto respirare a pieni polmoni i veri anni 80 (con tanto di colonna sonora d'epoca)! Questa pellicola no! Perché a Muschietti interessava solo portare sullo schermo un pagliaccio che fa scherzi atroci a dei bambini, dimenticandosi di tutto il resto! Il che è un peccato, perché gli anni 80 erano comunque caratteristici non solo nel loro contesto sociale, ma anche dal punto di vista visivo; forse poco eleganti (per questo avrei preferito vedere ancora gli anni 50), ma certamente non del tutto anonimi come appaiono in questa trasposizione.
Inoltre, per quanto in molti abbiano obiettato una certa poca attinenza della miniserie al romanzo originale, come si potrebbe definire questo film, che ha totalmente riscritto (anche in modo superficiale) intere sequenze e omesso particolari decisamente interessanti?
La miniserie segue indubbiamente in maniera più fedele il romanzo, mentre invece la pellicola di Muschietti se ne distacca totalmente. La "poca aderenza" della miniserie era dovuta più ai limiti tecnici dell'epoca e al minutaggio, già eccessivo, dei due episodi, piuttosto che ad un lavoro irrispettoso verso il libro. Vero, non c'era il rito di Chud né quello del fumo, ma non avrebbero trovato spazio, non solo a causa della difficile trasposizione nello svolgimento della vicenda, ma soprattutto per la loro complessa resa visiva, dato che il primo era una sorta di battaglia psichica tra IT e i ragazzi. Quindi non stupisce che non ci siano neppure qui, come continua a non esserci "il grande uccello" di Mike Hanlon - sì, lo so, potrebbe sembrare un doppio senso, almeno se ci affidassimo al solito stereotipo nero - né il licantropo di Ritche e Bill (che invece appariva nella miniserie). Neppure la mancanza di queste caratteristiche "paure" doveva essere un problema... se almeno le avessero sostituite con delle soluzioni più originali... lo stesso dicasi per il rito di Chud, dove di certo non mi andava di assistere ad una "banale" scazzottata tra la creatura e i ragazzi che, tra le risa, mi ha rammentato la fine che Kurt Russell faceva in "A prova di morte" di Tarantino.
Il lavoro di Muschietti tratta in maniera superficiale soprattutto le relazioni tra i protagonisti, rendendoli meno credibili che nel libro; ad esempio il rapporto tra i due fratelli (Bill e Georgie), che nel romanzo si punzecchiano l'un l'altro, mentre nella pellicola sembrano usciti, tra abbracci e smancerie, da una pubblicità del mulino bianco.
Inoltre la serrata caccia al mostro da parte dei perdenti si trasforma, nella sequenza finale, in un ben più banale (ma quante volte ho utilizzato questa parola?) salvataggio della pulzella di turno, che nel libro era almeno riservato alla moglie di Bill da adulto (nella seconda parte cosa faranno? Riproporranno praticamente la stessa cosa?). Non vengono neppure approfonditi alcuni interessantissimi personaggi come Patrick Hockstetter (un vero e proprio sociopatico in miniatura), il quale rimane sullo sfondo, come carne da macello per IT/Pennywise.
Posso comprendere il problema della durata fino ad un certo punto, ma non tale da stravolgere situazioni e personaggi; la miniserie, che durava poco di più di questo film, era riuscita a condensare molto meglio sia le atmosfere che i personaggi, mostrando persino l'età adulta dei protagonisti. Il film non ci è riuscito, dandomi la sensazione che nemmeno abbia avuto voglia di provarci.
Senza contare che dalla sua, l'opera di Wallace, aveva pure una grande performance di Tim Curry: asciutta e senza fronzoli, perfettamente dosata tra ironia ed inquietudine... ma soprattutto NATURALE. Al contrario, l'interpretazione di Bill Skarsgård è troppo sopra le righe, troppo da fumetto per dirla in parole semplici, a volte sembra di vedere più il Joker di Batman, che una demoniaca presenza eterna e onnipotente; inoltre la sua performance è penalizzata dal trucco troppo pesante e da un utilizzo eccessivo della CGI (che non è nemmeno di alto livello, a dirla tutta).
Quindi, in conclusione, questo film è da buttare? No, ma non si tratta neppure del capolavoro di cui la critica tesse le lodi da prima addirittura della sua uscita: "IT" non è nient'altro che un discreto horror movie del sabato sera: nulla di più, nulla di meno. Tutto qui.
Non è un film da ricordare, per quanto si possa essere contrari con questa affermazione. E inoltre non è assolutamente al livello delle pellicole di James Wan (forse lui sarebbe stato una scelta più saggia per IT), cercando di rispondere a qualcuno che ha azzardato il paragone.
E con questo è tutto. Prima di lasciarvi, una curiosità sul doppiaggio italiano: Massimo Lodolo, che qui doppia il padre di Bev, prestava invece la sua voce al Ritche adulto della miniserie televisiva.

Alla prossima! 🙂

giovedì 26 ottobre 2017

Leggende Napoletane - CONTEST

Buongiorno a tutti, ragazzuoli.
Tempo fa vi accennai, in questo post, la mia collaborazione con la Phoenix IP sulla pellicola "Leggende Napoletane".
Oggi posso mostrarvi in cosa consiste la mia collaborazione, ovvero nella realizzazione della cover (che trovate di seguito) del DVD che sarà pubblicato a riprese finite (ovviamente non mi limiterò solo a quello).



Ovviamente la Cover sarà colorata, quindi aspettate aggiornamenti di tanto in tanto.

Comunque sia, esattamente come da titolo, la Phoenix IP ha indetto un bel contest per disegnatori e illustratori.
Siete chiamati a realizzare una serie di illustrazioni che caratterizzino la città di Napoli e i suoi "misteri". Le tre illustrazioni vincitrici formeranno un booklet da inserire nel cofanetto del DVD.
La partecipazione è ovviamente gratuita e non c'è alcun freno alla vostra immaginazione e alla tecnica da utilizzare (purché l'illustrazione sia a colori), quindi divertitevi.
Vi posto il regolamento e vi ricordo che la scadenza è entro (e non oltre) il 31 dicembre.



Inoltre, da inviare insieme al disegno, anche il modulo di iscrizione, cioè questo.

Per il momento questo è tutto. Mi raccomando, partecipate numerosi. Aspettiamo le vostre opere, e vi ricordo che, per maggiori informazioni, potete anche andare sulla pagina facebook di Phoenix IP.
Un saluto! Alla prossima e a presto! 😊

giovedì 28 settembre 2017

Leggende Napoletane

Rieccomi qui, a scrivere dopo quasi tre mesi di assenza. Un periodo lungo, lo so, impegni più urgenti mi hanno tenuto lontano dal blog, eppure, in un certo senso, questa lontananza mi è servita a fare un po' di chiarezza e mettere ordine nel mio lavoro.
Ed è proprio in questo periodo che ho rincontrato anche un vecchio amico, compagno delle medie, con cui mi sono frequentato fino ai 17-18 anni (anno più, anno meno). Poi si sa, ognuno prende la propria e ci si perde di vista: solo fugaci saluti stradali, aggiornandosi di tanto in tanto sulla propria situazione lavorativa, e null'altro.
Ma poi succede qualcosa: s'arriva a un giorno che si ha voglia di rivedersi, come se scattasse qualcosa nel nostro animo mai sopito, e ci si sente nuovamente attratti l'uno verso l'altro; ci incontriamo ancora e tornano alla mente tanti ricordi, e si fa la somma del proprio lavoro e della propria esistenza fino a quel momento.
Oggi, quell'amico, Emanuele Pellecchia - operatore presso Sky, Mediaset e Rai - forte anche della collaborazione di Francesco Saverio Tisi, sta realizzando un progetto ambizioso, con la sua casa di produzione, la Phoenix IP (indipendent production): una pellicola (di cui ho già visto qualche incredibile sequenza in anteprima), che affronta i misteri e le leggende di cui la nostra bellissima città è pregna, affondando la sua macchina da presa nelle antiche radici attecchite sotto l'asfalto, ma ancora pulsanti di mistiche riminiscenze.
Il film sarà strutturato ad episodi, alcuni ambientati in un'epoca lontana, altri attualizzati per esigenze di copione, e farà sfoggio di tutte quelle figure folkloristiche che hanno reso così magica Napoli, quale lo spiritello noto come 'O Munaciello (solo scriverne il nome accende in me un ossequioso sentimento di rispetto).
Pensandoci bene, forse è stata proprio la magia che gravita attorno a questo progetto a farci rincontrare; quando Emanuele mi ha invitato al suo studio, descrivendomi le sue idee e illustrandomi il suo lavoro, entrambi sembravamo quasi già leggerci nel pensiero e alle sue parole si accalcavano furiose quelle della sua mente: "Mi piacerebbe se tu partecipassi a questa cosa, Gianluca", sembrava chiedermi, e io dal canto mio, gli rispondevo più forte che potevo "Puoi contarci, Emanuele... io VOGLIO partecipare a questa cosa!". Ed è così che, dopo anni, mi sono ritrovato a collaborare con un amico, coinvolto in un progetto davvero unico, che merita tutta la vostra attenzione, oltre a quella che già sta avendo: sì, perché per "Leggende Napoletane", si sono mobilitati giornali e distributori stranieri, per far sì che questo interessane progetto valichi anche le coste campane.
Il mio contributo, invece, quale sarà? Mi conoscete, e sapete cosa faccio per vivere, quindi non c'è altro da aggiungere: in ogni caso, a breve, con l'approvazione del regista, vi mostrerò qualcosina. 🙂 

Per favore, serve tutto il vostro supporto, per maggiori informazioni vi rimando alla pagina FB Leggende Napoletane; inoltre, se avete una verve attoriale repressa, potreste provare a contattare la produzione, sempre in cerca di comparse... non si sa mai che veniate scelti.

Grazie ancora per la vostra attenzione. Un saluto e alla prossima! 😁    

martedì 25 luglio 2017

MAMMACQUA - venderesti tua madre?

In queste calde giornate, un bel bicchiere d'acqua è proprio quello che ci vuole. Non credete anche voi? Acqua fresca e purissima... ma che succederebbe se per usufruire anche della più piccola, misera goccia di rugiada, questa vi venisse fatta pagare cifre esorbitanti?
Non c'è tanto da starci a ragionare: sarebbe ingiusto, lo so. Eppure accade. Molto più spesso di quanto crediate, in paesi dove è ancora la guerra a farla da padrone. E se fosse stato lo stesso anche in Italia? Se l'acqua è vita, questa diventa un po' la nostra seconda mamma: la venderesti? Ma soprattutto, quanto saresti disposto a sborsare per lei? Ecco, queste sono state le interessanti riflessioni a cui la lettura del bel Graphic Novel di Paco Desiato, mi ha condotto... sul serio, come da titolo, venderesti tua madre?  


Io e Paco ci conosciamo da un po', in passato ho anche avuto il piacere di collaborare con lui. Oggi è colorista e disegnatore presso la Disney e se siete fan di Topolino e Co., sicuramente vi sarete imbattuti nelle sue sfavillanti e colorate illustrazioni.
Ci siamo rincontrati al Comicon di quest'anno ed è così che sono entrato in possesso del fumetto che aveva realizzato.
Quando sono finalmente tornato a casa, dopo aver vagato come uno zombie da uno stand all'altro, mi sono seduto e ho tirato fuori dalla borsa l'albo "Mammacqua" e l'ho letto tutto d'un fiato, rimanendone letteralmente affascinato, rapito: parlare di questa splendida storia che mi sono ritrovato tra le mani, significa anche parlare di Napoli, una città con cui spesso l'Italia s'identifica, nel bene e nel male. Già, la mia amata Napoli, dove sono nato e vivo tutt'ora.
Rifletteteci un attimo: quante volte abbiamo udito, nel caso di tristi fatti di cronaca, le parole "solo a Napoli succede"? Dal canto mio, trovo questa "dicitura" alquanto buffa (se non ridicola), in quanto sarebbe come asserire che Napoli sia il ricettacolo di tutta la criminalità e i problemi che affliggono l'Italia, quasi come se Roma, Genova, Milano o Torino rappresentassero invece civiltà utopistiche prive di qualsivoglia male. Eppure a Napoli accadono anche tanti eventi straordinari, soprattutto grazie a persone straordinarie, ed è in quel caso che a me piace poter dire "Solo a Napoli succede": sì, perché Napoli è l'unica grande città che ha deciso di aderire al referendum sull'acqua, referendum che sancisce che l'acqua è un bene comune su cui non si può lucrare. Ed è proprio in questo contesto che la storia scritta (e disegnata ovviamente) da Paco prende piede.
I protagonisti sono due ragazzi, Davide e Claudia, due anime contrapposte che incarnano i desideri di due diverse generazioni di persone: quelle che cercano di migliorare il paese in cui sono nati e cresciuti e quelli che semplicemente vogliono fuggire, sperando di trovare ciò che cercano altrove.  Entrambi si troveranno coinvolti negli eventi che hanno portato al referendum, per un motivo (la documentazione per immagini di Davide, fotografo in erba in cerca di un lavoro) o per l'altro (Claudia è un'attivista che segue da vicino tali avvenimenti).
Non solo i due protagonisti, ma anche la stessa Napoli diventa allora la metafora di un'Italia ancora troppo divisa, troppo combattuta tra quello che sarebbe in realtà e come invece vorrebbe apparire, guidata da capi di stato non in grado di valorizzarla adeguatamente.
Sebbene la vicenda sia narrata dalle antiche divinità partenopee Sebeto e Parthenope (che sembrano avere un legame con i due giovani protagonisti), questa spicca, invece, proprio la sua credibilità, che riesce a far identificare il lettore con gli eventi raccontati, merito anche dei personaggi in scena, sapientemente caratterizzati e integrati alla perfezione nella "cultura napoletana" (alcuni dei quali realmente esistenti, come il missionario attivista Alex Zanotelli). Forse c'è qualche punta di "incertezza" in alcuni dialoghi, ma poca cosa rispetto alla perfetta fluidità del racconto, che presenta i giusti tempi della narrazione come da tempo non ne vedevo, senza contare che anche il rapporto tra i due protagonisti è gestito in maniera egregia.
Il disegno di Paco, inoltre, è essenziale, pulito e diretto: i personaggi, nella loro semplicità, sono in grado di esprimere la più piccola emozione in maniera adeguata. Inoltre, se siete di Napoli, non potrete che apprezzare il lavoro svolto dall'autore nel riprodurre le varie strade della città in maniera quasi maniacale: non faticherete a riconoscere la maestosa piazza del Gesù, il bellissimo lungomare di Mergellina, o le antiche e suggestive stradine di Spaccanapoli, colme di quelle figure così caratteristiche ormai entrate nell'immaginario comune non solo napoletano.
Cosa aggiungere in conclusione? Beh, solo questo in realtà: io quest'anno sono riuscito ad accaparrarmi la mia copia autografata!


Grazie, Paco. 😁
E voi che cosa state aspettando? Correte in libreria/fumetteria a procurarvi la vostra! 😏

Alla prossima, gente! 😎