martedì 21 aprile 2015

Fumetti che consiglio

Riflettendoci, per quanto li ami, credo di potermi allontanare per un po' dalla cinematografia per poter discutere con voi anche di altro; ho quindi deciso di tenere una rubrica sui fumetti, simile comunque ai consigli filmici:  magari riesco a suggerirvi qualche buon fumetto (o che tali possono essere per me), sperando giustamente che non lo abbiate già letto (nel caso sarebbe comunque da riscoprire), che si tratti di una serie o di un graphic novel.

Le 110 pillole



Cominciamo con un graphic novel davvero BOLLENTE, ad opera del grande e compianto Magnus (al secolo Roberto Raviola). Il fumetto in questione va al di là dell'erotismo, presentando sì sequenze decisamente pornografiche, ma anche una storia d'autore che non scade nella volgarità, ispirata ad un romanzo cinese pubblicato nel 1610: Hsi-Men è un ricco farmacista, sposato con 6 bellissime mogli. Da sempre dedito al lusso e al divertimento, Hsi-Men riesce un giorno ad entrare in possesso di 110 pillole, che, quando ingurgitate, gli donano uno sfrenato vigore erotico. Forte dei suoi nuovi insaziabili appetiti sessuali, Hsi-Men si lancerà in avventure sempre più spinte, non dando pace a nessuna dell sue mogli, sempre così disponibili ad accontentarlo in ogni suo capriccio, e ognuna ben definita da un diverso carattere. Ben presto le pillole finiranno, e con esse anche il vigore di Hsi-Men, ormai stanco e malato, sopraffatto da una vita sfrenata e lussuriosa. Ciò che maggiormente colpisce è ovviamente il tratto di Magnus, che qui comincia ad essere sempre più dettagliato e caratterizzato da una ricerca maniacale di particolari, sia dal punto di vista anatomico che del contesto storico (le ambientazioni sono rese in modo magistrale). La narrazione è inoltre strutturata in modo sapiente, e nella sua semplicità risulta decisamente suggestiva e priva di incoerenze. Se non vi siete mai avvicinati a Magnus, questo è il momento di farlo, anche con un'opera sbarazzina come questa, che può comunque portare ad una serie di interessanti riflessioni.


Qui alcune vignette de "Le 110 pillole"


Cestus



Un manga di Shizuya Wazarai, ambientato in epoca romana, sotto il dominio dell'imperatore Nerone. Il protagonista è, appunto, Cestus, un giovane pugilatore schiavo di appena quindici anni, costretto a combattere una serie di scontri nelle arene di tutta Italia, al fine di riconquistare la libertà insieme al suo maestro Zafar, quasi un padre per lui. Sebbene prima abbia detto che il protagonista è Cestus, mi sento di avanzare anche una definizione differente, in quanto trovo la serie abbastanza corale, dato che sono tante le persone (anche figure storiche) che il giovane schiavo incontra nel suo "pellegrinaggio": ad ognuna è riservato un background decisamente credibile, scritto così bene da oscurare anche le vicissitudini del pugilatore schiavo. Inoltre buona parte dell'avventura è riservata soprattutto agli intrighi di palazzo e alla rivalità morbosa dell'allora diciassettenne Nerone verso sua madre Agrippina (roba che "l'incestus" è, come al solito, dietro l'angolo).
Il tratto di Wazarai, al di là dei volti tipicamente nipponici (con grossi occhioni), è molto realistico, e c'è una ricerca del dettaglio anche in questo caso maniacale, lodevole la sua passione per la documentazione storica. La Roma antica è riprodotta in modo inappuntabile, così come i vestiti e le usanze del popolo romano (non mancheranno vere e proprie incursioni nella storia, con pagine interamente dedicate a lunghe spiegazioni su determinati eventi passati). I combattimenti nell'arena sono resi in maniera efficace e mai sopra le righe (non aspettatevi onde energetiche... qui è tutto all'insegna del realismo più puro). Io posseggo solo la prima stagione (suddivisa in 15 volumi), edita da Panini; so che poi ne hanno pubblicata una seconda, che però non ho acquistato... purtroppo non sapevo che esistesse un seguito, difatti il problema di questo manga è la scarsa pubblicizzazione, il che è un peccato, soprattutto quando ci si ritrova per le mani un prodotto di qualità come questo.    

Sanctuary



Akira Hojo è uno giovane e spietato yakuza in rapida ascesa nel mondo criminale. Chiaki Asami è un politico ambizioso, pronto anche a sporcarsi le mani, pur di avere ciò che vuole. Questi due personaggi sono legati da una profonda amicizia, nonostante il loro status, e da un obiettivo comune, un sogno, un "santuario"... ovvero un Giappone nuovo e rinato, un luogo dove ci sia spazio per i giovani e le loro idee. Sanctuary è scritto da Buronson (sceneggiatore di "Hokuto no Ken") e disegnato dal sempre ottimo Ryoichi Ikegami che, grazie al suo stile foto-realistico, riesce a creare personaggi estremamente espressivi, per non dire "vivi", insieme ad ambientazioni suggestive e variegate. 12 numeri d'autore che raccontano violenze, faide, intrighi politici, ma anche amicizia virile, amori impossibili e sogni infranti, il tutto proiettato verso un nuovo mondo, che si spera, sia migliore. Il successo di questa serie ha portato alla realizzazione di un Oav e di un live action.


Feel 100%




Jerry Matt e Paul Lee sono due grafici pubblicitari amici per la pelle, con in comune una grande passione per le ragazze, a cui danno un punteggio che va dallo 0 a un massimo di 100. Un giorno incontrano una ragazza da 100 punti, Cherie, di cui entrambi s'innamorano, e che metterà a dura prova la loro amicizia, facendo sì che vengano a galla sgradevoli segreti a lungo celati. Il fumetto è talmente famoso in Cina (dove è stato realizzato) da essere anche trasposto in serial televisivo. Sebbene parta come una commedia romantica (ma mai smielata), le vicende si fanno ogni numero più tetre e drammatiche, svelando retroscena inaspettati e colpi di scena fulminanti. In Italia arrivò grazie agli sforzi della (credo) defunta Jade, una piccola casa editrice, che allora, però, non riuscì a pubblicare tutti i volumi. Scritto davvero molto bene, e disegnato in maniera impeccabile, ormai credo sia quasi irreperibile... ma se riusciste a trovare tutti gli albi pubblicati qui in Italia ad un prezzo ragionevole, fateci un pensierino e recuperatelo, perché ne vale la pena.

The killing Joke



Un graphic novel capolavoro, scritto da Alan Moore e illustrato da un sempre grande Brian Bolland. L'albo racconta le origini della nemesi per eccellenza dell'uomo pipistrello, ovvero il Joker. La storia ha ispirato anche Tim Burton per la rappresentazione del personaggio nel suo primo mitico film su Batman. La narrazione vede il Joker mettere in scena uno dei suoi piani criminali più sadici e disturbanti, raccontando parallelamente, tramite flashback, il suo passato e la serie di eventi che l'hanno reso il pericoloso giullare che tutti conosciamo. Ovviamente Batman non starà a guardare e si lancerà al suo inseguimento pur di riacciuffarlo; andrebbe specificato che la storia, inoltre, mette in evidenza il legame quasi morboso che c'è tra i due personaggi, i quali non possono esistere l'uno senza l'altro. Soprattutto è interessante la teoria del Joker (ormai suo motto), secondo la quale un matto si distingue da un sano, solo a causa di una giornata storta... e come dargli torto?

Il principe della Notte/Il cacciatore























Fumetto francese di Yves Swolfs. Ne esistono due versioni, una a colori di grande formato, editata con il titolo di "Il principe della notte", e l'altra in B/N formato bonelli, chiamata "Il Cacciatore"... quale delle due prendiate la storia non cambia (a parte qualche traduzione, che trovo più efficace nella seconda edizione), e vede protagonista una dinastia di cacciatori che, dal medioevo agli anni 40, cerca di braccare uno spietato vampiro chiamato kergan, il cui scopo è quello di gettare il mondo nelle tenebre. Il disegno di Swolfs, a parte qualche errore anatomico grossolano (mani piccole, teste grandi), è dettagliatissimo: ci si può perdere la vista sui suoi castelli e sulle cittadelle ricostruite in modo certosino (per non parlare delle foreste); inoltre la narrazione serrata tiene incollati fino alla fine. Magari alcuni momenti di stanca ci sono, ma complessivamente la serie mantiene ciò che promette, grazie anche ad una buona caratterizzazione dei personaggi.

mercoledì 8 aprile 2015

SONDAGGIO: progetti futuri

E rieccoci qui, spero voi abbiate passato una buona Pasqua. Io posso dirvi (non so ancora se con orgoglio o meno) che sono a più della metà di Caged Birds, e forse (e sottolineo forse) potrei essere a luglio anche io in quel San Diego Comicon a firmare le copie vendute... chissà... dipende solo se trovo un buon alloggio (appena avrò finito vi dirò le mie considerazioni sul mio operato, cercando di essere anche piuttosto oggettivo, e il mio rapporto lavorativo con Ken)... ah... per il San Diego Comicon è pronto anche il banner! :D



Intanto, se ricordate, qualche settimana fa vi dissi che vi avrei coinvolto in una specie di sondaggio; ho tante storie nella testa, che se escono è meglio, così posso fare un po' di spazio ad altro..,
Vorrei quindi rendervi partecipi di alcuni "progetti" futuri, che mi piacerebbe realizzare. Mi serve un vostro parere, magari "votate" l'opera che più vi attrae: potete scrivermi nei commenti quella che ritenete più interessante, cosicché io possa fare una specie di graduatoria e decidere su quale sia meglio concentrarsi al momento opportuno. E poi mi piacerebbe sapere anche i vostri gusti, in fatto di fumetto, e cosa vi piacerebbe veder pubblicato. Cominciamo.

La casta del drago

Di questo già ve ne avevo parlato precedentemente in un post, si tratta di un "biopic" su Dracula, o meglio sull'intera famiglia dell'impalatore: la prima parte della storia dovrebbe essere dal punto di vista Mircea, fratello di Vlad, e quindi passare per vari membri della famiglia e arrivare a lui. Qualche settimana fa mi sono visto con un amico, e si discuteva di riprendere questa storia e svilupparla nuovamente, rivendendo un poco il tutto.
Sarebbe maledettamente esplicito, crudo e violento e decisamente fedele alla storia così come viene raccontata; quindi niente vampiri, assolutamente nulla di sovrannaturale: solo Vald Tepes III... l'impalatore! Vi piace?

Sci - Fi
Anche di Sci-Fi vi ho già parlato: se ricordate vi mostrai già due tavole realizzate a suo tempo e, secondo me, di grande effetto. Ne realizzai pure un video promo...




Sci- Fi era un titolo provvisorio, probabilmente si chiamerà in altro modo. Dal trailer vi rendete già conto del tono della narrazione, che sarà decisamente molto dark. E posso anche dirvi che non si tratta della solita storia di "incontri ravvicinati" o di "invasione"... potrebbe essere qualcosa di più, e probabilmente anche qualcosa di potenzialmente "nuovo".

Il mostro di firenze




Sì, il mostro di Firenze: uno dei casi di cronaca nera più inquietanti mai avvenuti in Italia. La vicenda mi ha sempre affascinato, e ho continuato a studiarla negli anni, fin dall'epoca dei processi, bevendomi anche le cretinate che mi rifilava la televisione (ma ero piccino, sono giustificato). Chi era davvero il mostro? Una sorta di Jack lo squartatore moderno? Un gruppo organizzato di folli che agiva nelle campagne fiorentine? Non lo so... probabilmente non lo sapremo mai e questa è sicuramente la forza della vicenda. Il progetto è già molto avanti da parte mia, con una cover (che è quella che vedete pubblicata qui), e tutta una prima parte di sceneggiatura, che credo però, andrebbe rivista... non mi convincono ancora alcune dinamiche.
Come sarebbe strutturato? Presenterei una tesi abbastanza fantasiosa e, anche se la narrazione seguisse anche le indagini degli inquirenti, il tutto sarebbe visto attraverso gli occhi del "mostro", svelando, bene o male, già dall'inizio chi egli sia in realtà. Sono riuscito anche a trovare un disegnatore. Spero che sia sempre d'accordo nel volerlo fare.

Zero




"Zero" è un progetto "super top secret", che presento qui per la prima volta (non ne ho mai parlato con nessuno, nemmeno con gli amici più stretti). Di Zero esiste già buona parte della sceneggiatura, due tavole, e la bozza di cover che qui vedete. Tengo molto a questo progetto, perché lo reputo estremamente attuale, e molto "umano" (oltre che difficile).
Zero è il nome del protagonista, ovvero un giovane uomo che abita in una villa alla periferia di Roma, insieme ad un anziano signore. La villa è utilizzata dall'anziano come laboratorio per manichini, che egli ripara e crea. Entrambi, però, non sono chi dicono di essere. Punto. Non posso dirvi di più.
Se fate già congetture, sappiate che non parla di vampiri, di zombi, di mostri, di demoniache presenze, non è assolutamente nulla di sovrannaturale o horror, sebbene qualche sequenza forte e disturbante ci sia. Se anche vi rivelassi il tema portante della vicenda, comincereste a fare 2 + 2... = 5, quindi non vi servirebbe a molto. Cosa ne pensate?


E qui mi fermo. Aspetto fiducioso le vostre preferenze. Grazie mille dell'attenzione! :)

lunedì 30 marzo 2015

Mike Deodato e Tex

La diatriba tra Mike Deodato e la Bonelli (vi rimando qui per un sunto della vicenda) sembra finalmente essersi pacata e credo che la divulgazione, da parte dello stesso Deodato, dello scambio di mail con Boselli, il redattore di Tex, abbia dato da pensare un po' a tutti, me compreso.

Devo dire che la vicenda mi ha molto colpito, anche per la "stranezza" con cui è stata gestita... e, se permette, credo che la ragione stia più dalla parte di Deodato, che di Boselli.
Citando qualcuno, si evincerebbe come l'editor di Tex non abbia un carattere facile, e mi ci posso anche trovare d'accordo; pure io suppongo di non avere un carattere facile, sono burbero e mi danno fastidio un sacco di cose... ma studiando la faccenda, mi sento anche di dire che, tra l'avere un carattere non facile ed essere aggressivo e supponente ci passa il mare.
Mi sembra che Boselli abbia trattato Deodato sin da subito con sufficienza, quasi come l'ultimo dei pivelli (e non piace ad un pivello farsi trattare da pivello, figuriamoci ad un professionista). Potrei sbagliarmi, ma credo che Boselli si sia legato al dito il fatto che Deodato non si sia presentato al loro appuntamento a Lucca e, nonostante l'editor accusi il disegnatore brasiliano di malafede, mi pare che invece sia stato lui ad essere partito prevenuto.
Onestamente, Deodato mi è sembrato disponibile e desideroso a tutti i costi di disegnare Tex, mentre invece Boselli non è stato in grado di fornirgli nemmeno gli studi dei personaggi (che "stranamente" non vengono conservati) per aiutarlo a focalizzare il disegno... parlandone con un amico, siamo entrambi convenuti sull'anomalia della cosa: probabilmente non si avranno a disposizione gli studi di Galep (anche giustificatamente), ma almeno quelli di Villa...
Alcuni hanno cercato di spostare l'attenzione sulla spropositata cifra di denaro che Deodato avrebbe chiesto (che ricordo, Boselli in un'occasione ha riferito fosse il doppio, poi rettificare e dire che era otto volte superiore... insomma, che si decida), ma a me pare che il disegnatore non si sia infervorato per il mancato raggiungimento dell'accordo professionale (e sai quanti accordi può non aver raggiunto Deodato nel corso della sua carriera... non voglio credere che ne faccia una tragedia ogni volta), quanto piuttosto per le infondate accuse che gli sono state rivolte, e per l'atteggiamento indisponente tenuto dall'editor nei suoi confronti. Tra l'altro, vorrei aggiungere come già nelle mail Deodato avesse fatto notare che le sue interviste risalivano a Lucca, e quindi prima del suo scambio di posta con Boselli stesso, il che mi fa pensare che quest'ultimo o non abbia letto con attenzione quanto scrittogli (il che è strano se stai prendendo accordi professionali con una super star americana), o più semplicemente fosse (come già specificato prima) proprio lui in malafede e che in realtà, per un qualche motivo, non ci tenesse più di tanto a lavorare con Deodato, che difatti ha cercato di liquidare in fretta e furia.
Mi sembra anche strano che la Bonelli non abbia fatto una controfferta diretta a Deodato, anche se c'è il buco della telefonata, e potrebbero averne parlato lì...
Allora presumendo che la controfferta sia stata fatta, perché Boselli ha voluto giocarsi la carta del "non mi ricordo bene"? Onestamente questa è una strategia non solo vecchia, ma anche stupida (c'è un'intera cronologia di mail, ti basta consultarla per ricordarti), perché, come poi si è dimostrato, porta solo casini (e ve lo dice uno che in passato l'ha utilizzata spesso).
Forse mi ripeto ancora, ma a rigor di logica, ho idea che Boselli volesse liberarsi di Deodato sin dall'inizio, e fossi in lui, invece che rinchiudersi nella sua bat-caverna,  proverei a scusarmi (probabilmente Sergio Bonelli lo avrebbe fatto).
Ovviamente le mie sono solo supposizioni (basate solamente su quanto è stato reso pubblico) di un "incidente", se così vogliamo chiamarlo, che si spera faccia mettere un po' più di "cervello" alle persone, nel porsi con gli altri, la prossima volta.

Purtroppo, però, quello che infastidisce maggiormente, è il sapere che tipo di considerazione abbiano della Bonelli negli Stati Uniti, da quando è venuto a mancare il padrone di casa... e questo è davvero un peccato...

per favore, riprendetevi...

mercoledì 25 marzo 2015

Film che consiglio 8

Prima di passare ai soliti consigli filmici, volevo dirvi che prossimamente vi coinvolgerò in un piccolo sondaggio, a cui, spero, vogliate partecipare in tanti con consigli (e anche con entusiasmo).

E ora via ai consigli, gli arretrati qui e qui

Blade Runner


Sono sicuro che quasi ognuno di voi abbia sentito parlare nella propria vitaccia di Blade Runner, ma sono altrettanto sicuro che almeno la metà di voi non l'abbia mai visto. Male... molto male.
Blade Runner è quel genere di film che ha cambiato il modo di fare fantascienza, e non solo a livello concettuale, ma anche a livello visivo: "Akira", "Matrix", "Ghost in the shell", "Dark City", "Il Corvo", sono tutti figli di Blade Runner, dato che presentano similmente un'ambientazione cupa e distopica (tant'è che nel tempo l'espressione "ambientazione alla Blade Runner", è divenuta di uso comune tra gli addetti ai lavori e non, per sottolineare quel tipo di messa in scena).
Anche l'italianissimo bonellide "Nathan Never" ha radici nel famoso film di Ridley Scott (in quanto le strade e i vestiti, compreso quello di Nathan, ne sono palesemente ispirati).
Tratto dal romanzo di Philip K. Dick ("Ma gli androidi sognano pecore elettriche?"), il film ne prende subito le distanze presentando una "cyberpunkissima" Los Angeles del futuro, tetra, sudicia e perennemente battuta dalla pioggia, dove seguiamo le gesta di Rick Deckard, poliziotto facente parte di un corpo speciale chiamato Blade Runner, dedito al ritiro di androidi fuorilegge (qui denominati "Replicanti"). Per "ritiro", ovviamente s'intende l'uccisione, dato che i replicanti pescati a violare la legge vengono terminati sul posto; 6 di questi sono fuggiti dalla colonia sulla quale lavoravano e sbarcano sulla terra (anche se "apparentemente" ne sono giunti sani e salvi solo 4) con l'intenzione di cercare il loro creatore e chiedergli di prolungare la loro vita artificiale, dato che la durata di un replicante è di soli quattro anni. Ovviamente Deckard viene incaricato di trovarli e "ritirarli" dalle strade.
Di questo film esistono svariate versioni, dato che all'epoca della sua uscita, il regista non poté ottenere il cut finale, in quanto i produttori avevano ritenuto la storia troppo poco commerciale.
La versione del 1982 (di cui esistono due tagli: uno edulcorato dalle sequenze più violente, e l'altro integrale), presenta il montaggio voluto dai produttori, che costrinsero Ford a recitare battute fuori campo per introdurre la storia allo spettatore, e trasformandolo in una sorta di Marlowe del futuro. Questa versione ovviamente regala un finale prettamente hollywoodiano, con l'eroe che, dopo averne viste di cotte e di crude, finalmente se la spassa con la ragazza.
Poi abbiamo la versione director's cut voluta dal regista Ridley Scott: anche questa ne conta due, quella dei primi anni novanta (che io acquistai addirittura in cassetta) e quella riveduta e corretta del 2007 chiamata appunto "Final Cut" (che ora ho in BD), che presenta qualche sequenza rielaborata tramite la CGI, ma nulla di così invasivo come gli "Star Wars" di Lucas. Rispetto alla versione cinematografica, Scott ripristina, per quel che può, il montaggio originale (inserendo l'onirica visione dell'unicorno), ed elimina la voce narrante di Deckard, insieme al finale commerciale. Devo ammettere che a suo tempo, quando la vidi per la prima volta, questa versione non mi piacque molto, ma perché non riuscii a capirla; non avevo compreso dove Scott volesse andare a parare, mi sembrava un film incompleto (fresco anche della versione dei produttori, che comunque apprezzo ancora oggi). In effetti la versione cinematografica è molto più lineare e meno complessa della director's cut (che senza la voce fuori campo di Ford, è anche più taciturna), e questo mi ha creato non pochi problemi nella comprensione dell'opera come voluta da Scott. Col tempo mi sono documentato, ho letto e guardato interviste e ci ho ragionato sopra e ho quindi potuto rivedere il cut del regista (che rielabora persino la figura da protagonista di Ford, mettendola sotto un'altra luce) con altri occhi: mi sono trovato davanti ad un fottuto capolavoro, che niente ha che spartire con la versione cinematografica, che gli è nettamente inferiore. Se non l'avete visto, non posso spoilerarvi nulla, quindi guardatevi entrambe le versioni e decidete quale vi delizia di più.

Edge of tomorrow


Sapendo che il film con Tom Cruise era ispirato ad un light novel giapponese (da cui ne è stato tratto anche un manga), non ci avrei scommesso sopra quattro soldi, visto quanto gli americani siano sempre soliti stravolgere il soggetto originale. Mi sbagliavo, Edge of tomorrow è un filmone, (non un capolavoro, intendiamoci), scritto e girato dannatamente bene, e non annoia nemmeno un attimo. Tom Cruise interpreta William Cage, un ufficiale dell'esercito che viene degradato e mandato in guerra contro una razza aliena che ha attaccato la terra; Cage, che non ha alcuna esperienza combattiva reale, tira immediatamente le cuoia (anche in modo abbastanza goffo), facendosi esplodere insieme ad un alieno... incomprensibilmente si risveglia il giorno prima della battaglia; stranito, si renderà ben presto conto di poter sfruttare questa capacità a suo piacimento, visto che ad ogni morte lui impara qualcosa sul nemico e su sé stesso: ciò lo renderà sempre più un soldato migliore e gli permetterà di sopravvivere sempre più a lungo.
Ora, io credo che un bravo regista non sia quello che necessariamente ti faccia la bella inquadratura (che ormai sono bravi tutti a farla), ma quello che il film sa montartelo, dandogli una sua coerenza narrativa (neanche il "grande" Nolan, sa montarli proprio bene i suoi film, e con questo mi troveranno d'accordo penso tutti i suoi fan)... ecco "Edge of tomorrow", è quello che io definirei un "film di montaggio", cosa dovuta anche alla peculiare abilità del protagonista, che quando ucciso dà vita anche a sequenze esilaranti, dove vediamo per esempio Tom Cruise essere travolto da un camion, e subito dopo rivedere la stessa scena, ma con l'eccezione che stavolta l'impatto con il suddetto camion venga evitato. Quindi il film funziona, e se non l'avete mai visto, dategli almeno una possibilità

Highlander


Vivono tra noi, nascosti dall'alba dei tempi: sono immortali e destinati a combattersi finché non ne rimarrà soltanto uno. Il grande classico della cinematografia mondiale (di cui, oddio, vogliono farne un remake, fermateli!), che non può mancare nella collezione di un cinefilo. Musiche dei Queen (le mitiche "Princes of the Universe" e "Who wants to live forever"), personaggi memorabili (come il ferocissimo Kurgan), inquadrature all'avanguardia, coreografie dei combattimenti spettacolari ed effetti speciali più che dignitosi (considerando anche l'epoca in cui è stato realizzato). Su, fatevi un favore e recuperatelo.

Crying Freeman


Questo film di Christophe Gans è basato sul famoso manga di Kazuo Koike e Ryoichi Ikegami. Devo dire che è decisamente fedele all'opera originale (di cui, però, ne racconta solo una parte) e, considerando Gans un buon regista (e anche un grande esteta dell'immagine), anche ben diretto. Yo Hinomura (Mark Dacascos) è un ceramista dalla doppia vita: infatti, a causa di un condizionamento mentale, è costretto a sottostare agli ordini di una potente organizzazione criminale cinese (chiamata "I figli dei draghi"), che lo utilizza come spietato e micidiale assassino... ogni volta che Yo adempie al suo incarico, libero dal condizionamento, versa delle lacrime per coloro che ha ucciso. Destino vuole, però, che un giorno incontri  Emu, una donna che cambierà la sua vita, e lo aiuterà a liberarsi dalla sua maledizione. Gans è riuscito ad equilibrare azione e romanticismo, riuscendo così a tirare fuori un buon film nemmeno troppo melenso, ma dall'indubbio fascino visivo, con coreografie dei combattimenti molto riusciti e anche fedeli al fumetto (per lo più eseguiti dallo stesso Dacascos).

Dead Man


A dispetto della locandina, Dead Man non è un film d'azione, quindi non aspettatevi una roba tipo "Il Corvo". Interamente girato in B/N, il film di Jim Jarmusch è una sorta di parabola sulla morte, o meglio sull'ultimo viaggio che tutti dobbiamo affrontare e che, paradossalmente, è l'unica cosa che davvero ci lega gli uni agli altri. Il protagonista interpretato da Depp (chiamato William Blake, come il poeta) è un contabile che, ferito a morte dal fidanzato di una donna con cui è appena stato, si rifugia nella foresta, dopo aver ucciso il suo assalitore. Qui, un indiano chiamato "Nessuno", cercherà di guidarlo e prepararlo per il viaggio che lo attende, perché, come più volte ha specificato, "William Blake è già morto". Peccato, però, che sulle tracce di Blake, si siano fiondati anche dei pericolosi bounty killers. La pellicola è ricca di simbolismi, e in alcuni punti forse eccessivamente lenta, ma è accompagnata da atmosfere oniriche ed inquietanti, piena di personaggi bizzarri. Se lo guardate con interesse, lasciandovi anche guidare dalla poesia che permea la narrazione, alla fine vi sentirete forse straniti, ma anche più "nuovi".

The hitcher - La lunga strada della paura




Se di tanto in tanto Michael Bay si facesse i cazzi suoi, non dico che il mondo sarebbe un posto migliore, ma sicuramente farebbe felice gente come me (e guardate che io un paio dei suoi film, intendo da lui diretti, li trovo anche divertenti). E invece no, ha dovuto prendere un cult degli anni 80, e produrne un remake piatto e stupido, che non ha un briciolo del fascino dell'originale... ma dopotutto, Sean Bean, per quanto bravo, non avrebbe potuto certo competere col sempre inquietante e tenebroso Rutger Hauer.
Quindi, se volete avvicinarvi a "The Hitcher", lasciate stare assolutamente il remake, e fiondatevi direttamente su questo.
La trama in breve: Jim Halsey è un giovane che deve consegnare un'auto da Chicago a San Diego. Sulla strada, in una notte piovosa e spettrale, decide di dare un passaggio ad un autostoppista (Hauer). Lo fa per sentirsi meno solo durante il viaggio, per farsi una chiacchierata, e sulle prime il tizio preso a bordo sembra anche amichevole... ma ben presto si rivela un pericoloso schizzato, uno spietato serial killer psicopatico. L'uomo, che dice di chiamarsi John Ryder, comincerà col ragazzo un ossessionante gioco di morte, nel quale il maniaco suggerisce un legame tra la sua natura oscura e quella del giovane, come se tra carnefice e vittima ci sia sempre un tacito accordo emotivo. Un capolavoro! Guardatelo!  

mercoledì 18 marzo 2015

Io, me e il colore

Vi svelo un segreto: a me non piace colorare (nonostante mi sia prodigato io stesso per il colore sulle mie cover)... non lo so fare bene e nemmeno m'interessa, ho sempre creduto che non mi competesse (sono molto più interessato alla grafica). Ma poi ho dovuto imparare a farlo: il mio docente di colorazione digitale (quando andavo alla Comix) era l'editor di una piccola casa editrice napoletana: il GG Studio (vi rimando qui al loro sito per maggiori informazioni)... non chiedetemi cosa voglia dire la sigla GG, perché non lo so: una volta mi fu spiegato, perché fui io a chiederlo... ma il più delle volte, per sembrare interessante, faccio domande di cui m'è indifferente la risposta, quindi di solito non ascolto, nonostante sembri il contrario.
Comunque sia, finita la Comix, alcuni di noi non sapevano che fare e sbattevano con la faccia di qua e di là (io, dopo l'esperienza con "Terra", ero proprio col culo... per terra), così bazzicavamo di tanto in tanto nei dintorni del GG Studio. Lo studio era grandicello, a due piani, e c'era tutto quello che pensiate possa trovarsi in uno studio di professionisti: tavoli luminosi, computer, fumetti e action figures a gogò, e anche un gatto (vivo), che io acchiappavo e sballottolavo di qua e di là, meritandomi anche un paio di morsi.
La colorista dello studio, Alessia Nocera, aveva sempre bisogno di un aiuto per il colore, o meglio, di qualcuno che realizzasse i flat. Cosa sono i flat? Vi rimando al mio video sulla colorazione:



Un giorno che eravamo lì a far niente, Alessia ci chiese se conoscevamo qualcuno interessato a realizzare dei flat, ovviamente dietro pagamento. E io istantaneamente mi ricordai che conoscevo qualcuno: me stesso. Alzai di scatto la mano, ansimando ferocemente: "Io, io!", esclamai "Voglio farli io!". Per me era la manna dal cielo, immaginatemi con la bava alla bocca e gli occhi fuori dalle orbite: mi servivano assolutamente i soldi! E lavorare un po' come aiuto colorista mi avrebbe evitato di fare marchette alla stazione di Napoli...
Sostanzialmente, come avrete capito, coloravo a cazzo di cane le tavole che mi venivano date, allo scopo di differenziare le aree del disegno e agevolare il lavoro del colorista (siccome le pagine erano di grandi dimensioni, dovetti scaricare un programma di condivisione server per poterle prendere direttamente dalle cartelle dello studio). La paga non era misera, ma quasi: cifre irrisorie, ma che mi permettevano di avere sempre qualcosina in tasca. Venivo pagato in blocchi di 20, quindi andavo spedito come un treno per poter arrivare al numero e riscuotere, ed essendo un lavoro molto meccanico (e quindi poco ragionato) era di una facilità disarmante, dovendomi solo preoccupare di colorare senza uscire dai bordi del disegno e di non lasciare spazi bianchi.
In effetti quando Alessia mi chiedeva come facessi ad essere così veloce, non sapevo proprio cosa risponderle: sorridevo semplicemente come un cretino... mi scocciava doverle farle notare che, come ho già spiegato prima, non facevo altro che mettere colori a cavolo e che di certo non è che fosse il lavoro più difficile del mondo (per quello pure che veniva pagato).
Andai avanti per un anno, e ricordo con piacere quel periodo: ero molto felice e spensierato, in quanto da un lato lavoravo (e questo mi faceva sentire molto utile), dall'altro avevo incontrato il mio maestro (di cui dovrò sempre parlarvi), che mi sosteneva e aiutava. Insomma, la gente era contenta di quello che facevo, io pure, morale della favola: eravamo tutti felici...
Ma questa non è una favola e ovviamente le cose finiscono e anche i lavori, ma ciò è un bene, perché ti fa ricordare che devi trovartene subito un altro. Lì non avevano più bisogno di aiuto, anche perché, a causa di altri impegni, sembra avessero arrestato la produzione dei loro albi: fortunatamente fui pagato quello che dovevo essere pagato, nonostante mandassi di continuo mail allo studio per ricordare che dovevano remunerarmi, dato che ci mettevano sempre un po'.
Dopo quest'esperienza ho ripreso la mia strada, e beh... come si suol dire, il resto è storia. :)    

venerdì 13 marzo 2015

Sotto il segno dei pesci

Innanzitutto un grazie a tutti quelli che mi hanno dato gli auguri. Da oggi (o da ieri?) sono ufficialmente più vecchio di un anno... e non che la cosa mi dispiaccia... non molto, almeno. Magari il prossimo anno mi dispiacerà ancora meno!
In realtà ero indeciso se fare o no questo post... da un lato lo reputo abbastanza stupido e narcisista... ma dall'altro non riesco a farne a meno.
Sono nato il 12 marzo e, come recita il titolo del post, sotto il segno dei pesci. Se fossi uno dei cavalieri dello zodiaco, sarei quello un po' effeminato, che si difende lanciando rose...

Ad averceli, tutti quei capelli... a vent'anni ero già pelato!
Secondo lo zodiaco, chi è nato sotto questo segno è estremamente creativo, sognatore e idealista. Mah, non so quanto mi ci vedo in queste caratteristiche, perché io, di mio, aggiungerei "estremamente attratto dalla sessualità" (sì, sono un pervertito), eterno bambino (anche se a volte mi rendo conto di dimostrare una maturità maggiore rispetto ad altre persone), e un po' introverso... no, forse non sono così introverso come credo. Alle volte sono gli altri che ti appiccicano addosso determinate etichette.  Comunque sia, tramite il mio segno zodiacale, mi piace trovare punti di contatto con le personalità che mi hanno preceduto e che ovviamente stimo. Magari, che so, condividiamo le stesse idee, o lo anche solo lo stesso carattere. Credo che intimamente siamo tutti legati, in un modo, o nell'altro. Sono nato infatti lo stesso giorno di Gabriele D'Annunzio e Ron Jeremy; il primo non ha bisogno di presentazioni, il secondo invece, qualora non lo sappiate, è un famoso porno attore... ed entrambi sono noti perché si praticavano l'auto-fellatio (anche se pare che per D'Annunzio fosse più una leggenda metropolitana)... no, prima che ve lo chiediate, non mi sono mai praticato l'auto-fellatio... non ho un membro di chissà quali dimensioni che me lo permetta...
Il mondo della così detta arte è pieno di persone nate sotto questo segno che si tratti di registi o scrittori, e si annoverano talenti quali:
1) David Cronenberg
2) Pier Paolo Pasolini
3) Richard Matheson
4) Lou Reed (che ho scoperto solo di recente... devo ancora recuperare un po' di canzoni)
5) Luis Buñuel  

Anche nel mondo del fumetto ci sono personaggi che appartengono a questa costellazione, come Claudio Castellini e il grande Will Eisner. Il fatto che queste persone abbiano, in un certo senso, percorso la mia stessa strada, o abbiano avuto (o hanno) tormenti simili ai miei, mi fa sentire meno solo.
Ma riflettendoci, chissà quanta altra gente (tra serial killer, accattoni, semplici impiegati, padri di famiglia, madri, fidanzate, donne in carriera) è nata sotto questo segno. E quindi, dopotutto, non c'è alcunché di speciale in quello che credo o faccio. Sono solo un tizio che ha imboccato una strada, cercando di fare determinate scelte che, almeno spero, si rivelino giuste.
 E voi? Di che segno siete? :)  

giovedì 5 marzo 2015

Alcune preview da Caged Birds!

Allora, vi avevo promesso delle preview, e quindi eccovele qui. Posso mostrarvi MOLTO poco (quindi NO pagine intere), ma abbiate pazienza! Il lavoro comunque procede bene, e per il momento anche abbastanza speditamente. :)






E adesso un assaggio al colore, perché merita, il colorista è davvero bravo ed è riuscito a valorizzare i miei disegni, se non anche a migliorarli! Fantastico!


prima

Dopo

Questo per il momento è quanto! Beh, che ne pensate? Spero vi piaccia, perché ci stiamo impegnando tanto! Alla prossima! ;)