mercoledì 30 settembre 2015

Il mio maestro

Più volte ho accennato, in passato, al fatto di aver trovato, a suo tempo, un maestro che, in via ufficiosa, mi ha seguito e ha creduto in me, correggendo i miei errori... in un certo senso, mostrandomi la via. Bene, dopo tanto tempo credo sia giunto il momento di parlarvi di lui. Comincerò col dirvi il suo nome: PINO RINALDI




Credo che tutti gli appassionati di fumetto conoscano Pino, che ha cominciato la sua carriera lavorativa con fugaci pubblicazioni su lanciostory, per poi arrivare a pubblicare in Bonelli (come lui stesso ha più volte ribadito, la Bonelli non è un punto di partenza, ma di arrivo). Chiusa la parentesi bonelliana, a causa di alcuni diverbi con l'editore (vi rimando alla sua versione, sul suo blog qui), ha lavorato per gli Stati Uniti d'America, per case editrici come la Marvel Comics.
Sappiate, però, che io e lui non ci siamo mai incontrati di persona... nemmeno una volta, manco per sbaglio... allora come è possibile che Pino sia stato mio maestro? E io ve lo spiego, partendo dall'inizio.
Sarà stato quattro o cinque anni fa, il periodo in cui cominciai a lavorare come assistente alla colorazione per il GGStudio, e un giorno incappai nella pagina DA di Pino. Da piccolo avevo letto parecchi fumetti realizzati da lui (compreso il suo Nathan Never), e lasciai qualche commento ai suoi lavori, e devo dire che Pino rispondeva sempre abbastanza velocemente e in maniera amichevole. Ciò che non sapevo era che anche Pino si mise a spulciare un paio dei miei lavori, e mi contattò dandomi un paio di dritte su alcuni errori, al che mi chiese cosa facessi, e io gli dissi che ero in contatto con la Bonelli, e che di tanto in tanto mandavo delle prove. Pino s'incuriosì, e voleva sapere dell'altro: mi chiese, qualora fossi d'accordo, di contattarlo in privato, per parlarne meglio. Così lo feci.

Piccola considerazione personale: pensare che oggi, quando molti professionisti ti rispondono, sembra pure che ti fanno un piacere... Pino invece m'invitò lui stesso a contattarlo.

Parlammo per un po' del più e del meno, quindi mi propose di farmi da "allenatore" per i mesi seguenti, al fine di mandare in Bonelli dei lavori accettabili. Inutile dire che io acconsentii di buon grado. Prima di metterci al lavoro mi fece promettere che mai, e poi mai, avrei dovuto lasciarmi sfuggire che mi facesse da coach, a causa dei vecchi attriti tra lui e la Bonelli; soprattutto mi disse una cosa: "In questo lavoro tieni a mente due cose: sii sempre umile, e rammenta che non esistono veri e propri dogmi per realizzare un fumetto". Era perfetto, con uno dei due punti mi ci trovavo proprio d'accordo: anche io pensavo che nel fumetto non esistessero dogmi da seguire...

Il mio addestramento cominciò, e siccome non ho mai nascosto il mio interesse per Brendon (forse non il miglior fumetto Bonelli, ma per me ha sempre avuto il suo perché), scelsi un paio di tavole dal primo volume, e decisi di partire da lì, disegnandole a modo mio. Poi mi spostai pure su Dylan Dog, mi pare. Ricordo di non aver mai macinato così tante pagine, come con Pino (che io chiamavo maestro). Nonostante lui mi dicesse di andarci piano, e di prendermi il mio tempo, io correvo invece come un treno, ero ansioso di migliorare, di tirare fuori qualcosa di buono dai miei lavori (ma in questi casi la fretta non è mai una buona consigliera).
Realizzavo tavole su tavole, gliele mandavo e lui le correggeva.

-"Pino, che ne pensi, ho rifatto daccapo la pagina"
-"Meglio di prima, ma ancora non ci siamo, ma non preoccuparti: migliorerai"
-"Pino, ho problemi su questa inquadratura, consigli?"
-"Ora ti aiuto io, ti faccio vedere"
-"Pino perché lì mi hai rimpicciolito la testa del personaggio?"
-"Rifletti: così miglioriamo la prospettiva che hai creato!"

Non ho mai visto nessuno così entusiasta per quello che facevo, lo stesso Pino alle volte mi chiedeva "Allora? Riesci ad accorgerti dei progressi che stai facendo con me?". Sì, e no, non mi fermavo troppo a riflettere, le cose mi sembravano andare troppo velocemente... poi ho scoperto che non era una sensazione: le cose, oggi giorno, vanno davvero troppo velocemente!
Ma io e Pino non parlavamo solo di fumetti e di tavole; quando avevo un dubbio, un'insicurezza, lo contattavo e mi confidavo, e lui m'incoraggiava a non mollare, ad andare avanti qualsiasi cosa potesse succedere: purtroppo ogni lavoro comporta dei sacrifici... sacrifici che ti fanno anche star male, ma sono necessari, se è quello che vuoi.
Pino mi ha seguito per un anno e forse qualcosina di più, poi le nostre strade si sono divise. Direi soprattutto per incomprensioni reciproche (e da quando non è così?). Posso dire di essere sempre stato un allievo disciplinato, e ho sempre accolto con piacere e diligentemente i suoi consigli e le sue correzioni, ma poi accadono alcune cose, in cui nemmeno i maestri dovrebbero metter piede. Comunque non ci sentimmo per un po', fino a quando non partecipai ad una iniziativa della Cagliostro, un compendium sui personaggi dell'Agenzia X, creati proprio da Pino. Fui io stesso a contattarlo e forse avrebbe avuto i suoi motivi per non farmi partecipare, invece decise di non tirarsi indietro nell'aiutare il suo (ex) allievo, facendomi lavorare e seguendomi fino alla fine delle tavole, di cui vi posto la prima.


In quel periodo non ero pienamente in forma e lavorare su personaggi che non erano nelle mie corde fu molto faticoso: non lavorai come volevo e come dovevo (beccandomi anche un paio di lavate di testa). Ciò nondimeno riuscii a finire in tempo le pagine, e fu molto contento anche lo sceneggiatore (Edoardo Rohl), che mi mandò una mail (immeritata, secondo me), di complimenti per il lavoro svolto. Sì, è passato del tempo, ma mi sembra che questo albo sia ancora in commercio se cercate, a me la Cagliostro mandò una copia a casa.
Poi niente, c'era un altro progetto, sempre indetto da Pino, che sicuramente sarebbe stato più nelle mie corde: una raccolta di storie horror, che mi avrebbero permesso anche di sfogare un po' di malumore, ma poi successe un mezzo casino con la casa editrice e Pino diede forfait, e la cosa non si fece più. Peccato. Col tempo proposi a Pino anche un'intervista, che lui acconsentì a fare, ma che poi non abbiamo mai realizzato. E ci siamo persi di vista (più che altro di mail), e io, quantomeno, non ho voluto più disturbarlo.
Se dovessi trovare dei difetti in Pino, direi che probabilmente il tempo e alcuni avvenimenti lo hanno reso un po' paranoico (ma da che pulpito... a me hanno reso depresso). La sua paranoia lo ha portato a vedere complotti nei suoi confronti anche dove magari non c'erano, ma ciò non toglie che Pino resterà secondo me uno dei capisaldi del fumetto, un grande disegnatore e una bravissima persona, disponibilissima (non necessariamente in quest'ordine).

Grazie, Pino.

... Oddio, riflettendoci, le ultime parti che ho scritto, sembrano quelle di un elogio funebre... guardate che è ancora VIVO E VEGETO!!!

venerdì 18 settembre 2015

Il Monaco 3 - preview

Come già vi accennai, finalmente posso procedere con qualcosa di nuovo. Vi mostro in anteprima, qualche immagine dalla prossima storia del nostro amichevole incappucciato di quartiere. Sarà un po' più violenta delle precedenti, ma si tratta anche di una cosa che avevo voglia e bisogno di raccontare (per chi ha memoria avevo già disegnato una storia del Monaco un po' violenta, quella della tortura, ma poi l'ho messa da parte).
Non mi piace darmi dei tempi, ma forse per inizio novembre riuscirete a vedere qualcosa di più sostanzioso. Per il momento accontentatevi. :)

Spiacenti, stavolta ho deciso che la versione integrale la vedrete solo a lavoro finito!






Per il momento è tutto! Alla prossima!

Ciaoz

martedì 15 settembre 2015

Film che consiglio 10

A quanto pare, il reboot del corvo non s'ha da fare. L'attore Jack Huston (che mostrava notevoli somiglianze con Brandon Lee), ha mollato la produzione, che ora naviga in alto mare. Sapete, per quanto credo non fosse necessario, il progetto m'incuriosiva, anche solo per il contratto che l'autore, James O'Barr, era riuscito a strappare alla casa cinematografica (scelta delle musiche e supervisione finale). Vabbeh, fa nulla.
In ogni caso, rieccoci qui ai nostri consigli filmici, in versione standard stavolta. Un paio di arretrati qui e qui e la versione speciale qui.

Collateral



Una notte come tante a Los Angeles; il tassista Max prende a bordo un ambiguo passeggero, che gli propone l'affare della sua vita: accompagnarlo per cinque fermate al fine di concludere alcuni contratti di lavoro, in cambio di una cospicua somma di denaro... peccato che l'uomo, Vincent, sia in realtà un abilissimo sicario, una macchina di morte fredda e calcolatrice, giunto in città per prendere la vita di 5 scomodi testimoni. Quando Max lo scoprirà, tra i due si instaurerà l'incerto rapporto che si viene sempre a creare tra vittima e carnefice. Questo non è solo uno degli ultimi grandi film di Michael Mann, ma anche probabilmente uno dei migliori nella carriera di Tom Cruise, che qui è più che in forma, in grado di regalarci un'interpretazione inquietante, coadiuvata anche da una caratterizzazione fisica azzeccata, che vede il sicario andare in giro con i capelli brizzolati (pare fosse addirittura un'idea dello stesso Cruise). Il film si muove su un binario molto onirico, e delinea una metropoli sì spettrale, ma anche pulsante e violenta. Da antologia la sequenza della discoteca, e va certamente ricordata anche quella dei coyote che attraversano la strada, davanti al taxi di Max, pregna di significato. Per me è un capolavoro che rimarrà per sempre nella storia del cinema e che va assolutamente recuperato.

Spetters



Tre amici della periferia di Rotterdam, con la passione per il motocross, s'invaghiscono della stessa ragazza, una proprietaria di un chiosco arrivata in città con il fratello. L'incontro avrà conseguenze devastanti sulla vita dei ragazzi, ponendo in taluni casi fine ai loro sogni, cambiando per sempre le loro esistenze (non vi dico in che modo). Il film di Paul Verhoeven affronta con dovizia di particolari numerosi problemi giovanili ancora attuali, quali la scoperta della sessualità, e problemi sociali ben più ampi, come il razzismo, mettendo in mostra una desolante società priva di qualsivoglia futuro. La visione nichilista del regista, rende il film decisamente più interessante di tante pellicole dell'epoca, che affrontavano i medesimi argomenti (come "La febbre del sabato sera"), e si distingue soprattutto per le esplicite scene di violenza e di sesso, in cui sono per lo più sempre ben visibili genitali sia maschili che femminili (nota è la brutale sequenza di stupro maschile); In ogni caso vi consiglio assolutamente di recuperarlo, perché indubbiamente merita almeno una visione (e forse più di una).

Comizi d'amore (di Pier Paolo Pasolini)



Comizi d'amore non è un vero e proprio film, quanto piuttosto un arguto documentario sulle opinioni degli italiani degli anni 60, relative al sesso, l'amore e gli usi e i costumi. Pasolini, con la sua voce melliflua (o puerile, come venne definita all'epoca), affronta senza peli sulla lingua persone di ogni genere e ceto, tra cui intellettuali, prostitute, bambini, uomini arroganti, altri aperti, alcuni prigionieri delle loro illusioni, e donne, in taluni casi, molto più emancipate delle loro controparti. Recuperatelo, perché si tratta di uno spaccato genuino della vecchia Italia, di un tempo che oggi non esiste più, ma che continua a mostrare numerose e attuali analogie con quello in cui viviamo.    

Il postino



Mario Ruoppolo è un ragazzo che abita su un'isola che ha offerto asilo al grande poeta Pablo Neruda. Destino vuole che Mario, intrapresa l'attività di portalettere personale del poeta, ne diventi anche il suo più caro amico. Sarà proprio grazie a questa amicizia che il giovane postino scoprirà il piacere della poesia e la passione per la politica. L'ultimo film di Massimo Troisi, già notoriamente provato durante le riprese, ci regala una storia toccante e intensa, premiata anche con l'Oscar alla migliore colonna sonora. Se non l'avete mai visto, recuperatelo, anche solo per ricordare un grande attore quale è stato Massimo.

Tigerland



Tigerland è una zona di addestramento militare, situata in Louisiana, atta a simulare l'ambiente vietnamita. Molti soldati, prima di essere spediti nel Vietnam, passavano per Tigerland, subendo un trattamento vergognoso, sottoposti ad una preparazione durissima in vista della guerra. Tra le reclute del campo, spicca Bozz, un ribelle che conosce il codice militare a menadito: grazie alle sue doti, riuscirà a far esonerare alcuni dei suoi compagni, senza tuttavia riuscire a salvare sé stesso. Tigerland non è propriamente un film sulla guerra, quanto piuttosto un film sulla preparazione alla guerra, che mostra i metodi brutali degli ufficiali, per creare automi da mandare al massacro. Joel Schumacher firma un prodotto eccellente, ben girato e che credo farà riflettere molti di voi.

venerdì 4 settembre 2015

Lavori in corso

Ed eccoci qui, primo post di settembre. "L'estate sta finendo", cantava una vecchia canzone, ma la mia non è mai cominciata dato che non ho smesso di lavorare (e più di una volta ho esternato la mia indifferenza verso il mare). Eh, sì... "Caged Birds" non aspetta, e così Ken mi ha messo al lavoro sul secondo volume, che devo dire sto trovando migliore del primo, sotto molti punti di vista: principalmente è molto più articolato e i personaggi stanno acquistando sempre più spessore. Vi mostro qui alcune anteprime:



Versione censurata... ordini del boss... 

Inoltre, sono riuscito a consegnare alla redazione di Sbam la seconda storia del Monaco (quella del lupo, ma totalmente revisionata), anche se non so quando sarà pubblicata, mi faranno sapere loro. Quindi ora sono un po' più libero, e posso mettermi al lavoro su una nuova storia. La vedrete tra qualche mese. 
E poi... poi no so, ci sono sempre anche gli altri progetti che vorrei portare avanti, ma trovare collabratori volenterosi, che non si tirino indietro è sempre più difficile. Che posso dire, chi vivrà, vedrà. Io non posso fare altro che ringraziarvi e salutarvi. Alla prossima. 

Ciaoz

mercoledì 26 agosto 2015

Ant-Man - Le mie impressioni

La farò abbastanza breve: Ant-Man, salvo qualcosa, mi è piaciuto. Mi è piaciuto molto.


Devo ammettere di aver visto questo film senza aspettarmi troppo; nel cinema, addirittura, c'eravamo io e quattro gatti... invece, però, si è rivelato una vera sorpresa, e mi sono divertito parecchio.
Per chi non lo sapesse, Ant-Man è un supereroe in grado di miniaturizzarsi alle dimensioni di una formica, grazie ad una speciale tuta, alimentata dalle particelle Pym, ideate appunto da Hank Pym, che nel film è interpretato da Michael Douglas. Okay, può sembrare un'idea balzana (e probabilmente lo è), ma cinematograficamente funziona abbastanza bene, merito anche di una sceneggiatura sicuramente riuscita, funzionale e convincente, in grado di non prendersi troppo sul serio. La regia regge per tutto il film, in quanto si è deciso di non spettacolarizzare troppo la pellicola, ma di rimanere ancorati con i piedi per terra, cercando di essere, paradossalmente, credibili. Si ha sempre la gradevole sensazione di guardare un "piccolo" film, quasi da anni 80, nonostante la pellicola non sia per nulla piccola e sia stata prodotta quest'anno.
Nella maggior parte del tempo, il tutto è buttato sulla comicità, che però riesce a non scadere mai nella demenzialità più totale: le battute sono abbastanza "intelligenti" e aderenti al contesto (cosa rara per un qualunque film degli ultimi tempi) e le varie gag riescono sempre a strappare qualche risata, probabilmente il merito è anche di Paul Rudd, l'attore protagonista, che si è rivelato incredibilmente adatto al ruolo... ma dove se ne stava nascosto?
In ogni caso anche le altre prove attoriali non sono da meno, forse ho solo reputato il cattivo un po' sopra le righe, ma credo fosse voluto, per adattarlo al tono della pellicola.
Ovviamente anche Ant-Man farà parte degli Avengers e apparirà nei prossimi film, e paradossalmente, proprio le scene inerenti a quest'ultimi erano totalmente fuori contesto: sembravano davvero attaccate con lo sputo. Le sequenze inserite fanno ovviamente da traino per i film precedenti, e da collegamento per i prossimi, ma sembrano provenire da un altro film, non aggiungono nulla, e sembrano solo un di più fastidioso... ma questo, dopotutto, è lo scotto da pagare.
Alla fine lo consiglio? Sì, certo, soprattutto se volete passare una serata spensierata all'insegna del buon umore.
Il mio voto? Credo che un 8 pieno ci possa anche stare.

sabato 15 agosto 2015

Film che consiglio - Speciale Serial Killer

Buon ferragosto a tutti. Io lo festeggio tornando ai nostri consigli filmici, ma stavolta vorrei inaugurare un qualcosa di più specifico, e dedicarmi a uno "special", ovvero elencarvi alcuni dei migliori (secondo me) film sui Serial Killer... questa sta diventando una rubrica che mi piacerebbe curare meglio, magari la prossima volta la dedico interamente al West.

Perché sono partito con delle pellicole così macabre? Perché in estate, per qualche oscura ragione, sono più in vena di film thriller... molto probabilmente per abitudine, dopotutto in questa stagione anche Italia 1 è solita trasmettere sempre "Notte Horror"...
Da bambino guardavo spesso gli horror, senza batter ciglio... invece oggi, le sequenze più truculente mi sono diventate insostenibili... già, è proprio vero: più passa il tempo, più noi maschi diventiamo delle fighette...

Henry - pioggia di sangue



Ispirato alla storia del serial killer Henry Lee Lucas, che uccise per tutta l'america almeno 300 persone (probabilmente era preoccupato dalla sovrappopolazione) insieme all'amico Ottis. Henry è qui interpretato dal bravo (ed inquietante) Michael Rooker, che molti di voi ricorderanno nel recente "The Walking Dead". Il film passò quasi inosservato all'epoca della sua uscita (anzi, mi sembra che inizialmente non fosse nemmeno in programma di essere distribuito), sollevando un paio di critiche per l'eccessiva violenza, salvo poi diventare col tempo un piccolo cult. In realtà, guardandolo oggi, il film non appare così violento come ci è stato detto, ma il realismo di alcune scene che, sebbene non siano del tutto sanguinose, rende la visione estremamente disturbante, complice anche un'atmosfera malsana e decadente.

Zodiac



Zodiac fu un serial killer che terrorizzò mezza America tra gli anni 60 e 70. Mai preso, mai saputo chi fosse... ovviamente ciò l'ha fatto entrare nella leggenda. A lui si ispirano diversi film, come il primo capitolo delle avventure dell'ispettore Callaghan (il caso Skorpio), e ovviamente anche il bellissimo film di David Fincher, di cui stiamo parlando.
La pellicola si rifà al libro di Robert Graysmith, un vignettista (interpretato da Jake Gyllenhall), che ha seguito da vicino le indagini sul serial killer, fino a divenirne ossessionato. Il film non vi dirà chi è Zodiac, anche perché segue tutte le inchieste investigative dei vari inquirenti che hanno partecipato al caso. Alla fine starà a voi giudicare e farvi delle idee. La regia di Fincher è eccezionale, e non eccede mai nella violenza gratuita, risultando comunque sempre molto disturbante. Il clima di terrore di quegli anni è riprodotto con estremo realismo, così come le scenografie e i vestiti. Inoltre le sequenze dei delitti sono state effettivamente girate nei luoghi dove Zodiac colpì. Un vero gioiello, che molti, però, hanno snobbato. Ma voi no, non fatelo... anzi, recuperatelo!   

S.O.S. - Summer of Sam



"Summer Of Sam" è un film anomalo: sebbene sia ispirato alle vicende di David Berkowitz, soprannominato "Il figlio di Sam", la pellicola in realtà non parla di lui, quanto piuttosto del clima di terrore che l'America viveva in quegli anni, mettendo in risalto la paura e la paranoia palpabile in quella calda estate, teatro dei misfatti di Sam. Ne farà le spese un giovane punk bisessuale, interpretato da un giovanissimo Adrian Brody, accusato di essere Sam, e linciato per strada dalla così detta "gente per bene". Spike Lee è riuscito a confezionare un film fuori dagli schemi, mai violento, che vuole raccontare, più che mostrare. Da recuperare secondo me.

M - il mostro di Düsseldorf



Un classico di Fritz Lang, vera pietra miliare del cinema, che le nuove generazioni dovrebbero assolutamente recuperare (avevo quindici anni, quando l'ho visto per la prima volta). Il film si ispira ai delitti di Fritz Haarman e Peter Kurten, fondendo insieme i due assassini. Un misterioso maniaco uccide e violenta alcune bambine; siccome i suoi delitti mettono a rischio i traffici della criminalità locale, torchiata dalla polizia per avere informazioni, la malavita decide di prodigarsi nella sua cattura e, preso il serial killer, allestisce un vero e proprio tribunale al fine di giudicarlo. Il monologo di Peter Lorre è fantastico e inquietante al tempo stesso. Un capolavoro da (ri)scoprire.

Evilenko



Andrej Romanovič Čikatilo era soprannominato "Il Mostro di Rostov". Uccideva e stuprava bambini e poi ne mangiava parti del corpo. Il film di David Grieko è ispirato, sebbene in forma romanzata, a quelle tristi vicende, e si rifà al suo stesso romanzo "Il comunista che mangiava i bambini". Sebbene la pellicola non sia molto violenta, sottolinea bene e in modo minaccioso il regime totalitario russo di quegli anni (tant'è ci si chiede come abbiano fatto a non catturarlo molto prima). Čikatilo, qui ribattezzato Evilenko, è interpretato in maniera aderente da Malcolm McDowell, che riesce a fornirne un ritratto estremamente inquietante.


Lo strangolatore di Boston



Basato sulla vera storia di Albert De Salvo (che peraltro sembra non fosse lui l'assassino), "Lo strangolatore di Boston" è un film molto forte per gli anni in cui è stato realizzato. Si parla di sesso (si vede persino un seno!), e ci sono anche esplicite scene di violenza, eppure è un classico del genere. Tony Curtis è incredibilmente bravo nella sua interpretazione. Recuperatelo se potete.

La rabbia giovane



Il film di Terrence Malik si rifà alla storia di Charles Starkweather e Caril Ann Fugate, due giovani che iniziarono un violento viaggio on the road che li portò a sterminare chiunque fosse sulla loro strada. Ma la rabbia giovane non è solo la storia di due assassini, ma di una generazione allo sbaraglio, ribelle, stanca e arrabbiata. Martin Sheen e Sissy Spacek sono credibili nei loro ruoli, davvero perfetti. In ogni caso il film di Malik non eccede nella violenza e alla fine induce ad alcuni interessanti ragionamenti.

giovedì 6 agosto 2015

Fumetti che consiglio 4

In questi giorni fa un caldo bestiale... e beati molti di voi, che sono al mare a rinfrescarsi... ma a me il mare non piace molto, che volete farci... comunque sia, che siate sotto l'ombrellone o a casa, e vi annoiate lo stesso, vi consiglio un paio di fumetti per l'estate! Gli arretrati quiqui e qui


Lo sconosciuto


Molto prima di dedicarsi al famoso Texone che lo ha impegnato per sette lunghi anni, mastro Magnus ci ha regalato uno dei suoi personaggi più importanti. Unknow (senza la "n" finale), è un apolide tuttofare: bodyguard, cameriere, autista, corriere, capace di dimostrare doti combattive fuori dal comune, addestrato chissà dove e chissà quando. Il suo passato lo ha reso cinico e disilluso, ma non indifferente alla realtà che lo circonda, che racconta sempre con sarcasmo e rammarico. In giro per il mondo (tra Italia, Africa, Francia), Unknow interagisce cordialmente con chiunque entri in contatto, senza stabilire però forti legami con nessuno. Ma chi è davvero Unknow, lo sconosciuto? Non ci è dato di saperlo, tutti sembrano ricordarsi di lui, ma nessuno sembra conoscerlo davvero. Lo sconosciuto doveva tornare nelle edicole con i disegni di Massimo Rotundo, su testi di Magnus (ormai provato dal lungo lavoro su Tex), ma la scomparsa del maestro ha mandato in frantumi il progetto, relegando lo sconosciuto nell'olimpo degli eroi leggendari del fumetto. Se potete, recuperatelo.  


Gourmet



Dal maestro Jiro Taniguchi, una storia semplice e diretta, quella di un uomo, un impiegato giapponese, che di volta in volta, diviso tra i suoi affari e la vita quotidiana, trova sempre il tempo di fermarsi in qualche ristorante, per poter pranzare. La sua spigliata curiosità lo porta ad analizzare in modo ossessivo tutto ciò che gli viene servito nel piatto, dalle salsette in agrodolce al riso, fino ai fagioli e alla carne, decidendo poi quale sia il modo migliore di amalgamare i sapori e cosa mangiare per primo, dando al lettore una gustosa panoramica sulla cucina giapponese. Ecco, questo è Gourmet... vi è venuta fame?

Ironwood



"La mia piccola saga scopereccia", così l'ha definita l'autore, Bill Willingham, creatore della famosa serie "Fables", che qui si cimenta anche in veste di illustratore. Ambientato in un mondo fantasy-medievale, Ironwood narra le gesta di Dave Dragavon (il cognome dice tutto sulla sua natura: metà drago, metà uomo), un abile mercenario-avventuriero che ha deciso di consacrare la sua vita alle sole due cose che lo attirano: Il sesso sfrenato e il denaro. Inutile dire che troverà in abbondanza più il primo che il secondo, soprattutto quando concederà i suoi servigi alla contrabbandiera Pandora Breedlswigth, la quale lo ha assunto per cercare un potente mago di nome Gnaric. Ovviamente il fumetto è per soli adulti, quindi non mancheranno amplessi tra imponenti orchi e procaci fanciulle, sesso misto tra maschi umani e centaure un po' birichine, ovviamente il tutto senza lasciare assolutamente nulla all'immaginazione. Ma che volete farci, quando il caldo picchia forte, ci si sente sempre un po' "ingrifati"...  

Sangue Reale



Scritto da Alejandro Jodorowsky, e valorizzato dalle magnifiche illustrazioni di Dongzi Liu, "Sangue Reale" narra le tragiche ed epiche avventure del re Alvar: prima spodestato dal cugino, riuscirà a tornare in possesso del suo regno solo dopo molti anni di assenza. Qui s'innamorerà di una ragazza che una strega gli ha fatto credere essere sua figlia: con ella deciderà di lasciare il suo trono, in cerca di una nuova vita sui monti... eppure questo sarà solo l'inizio...
Come ogni altra opera di Jodorowsky, "Sangue Reale" è esagerato narrativamente, violento ed eccessivo, divenendo talvolta talmente surreale da risultare addirittura credibile nei contesti che ci vengono presentati. I disegni sono strabilianti, veri e propri dipinti che vi lasceranno a bocca aperta.
"Sangue Reale" si compone di due stagioni, la prima è interamente dedicata ad Alvar, ed è composta da due volumi, la seconda (che ancora devo leggere), sebbene sia narrativamente collegata con la precedente, presenta nuovi personaggi, e anch'essa è suddivisa in due volumi. In ogni caso, se siete fan di Jodorowsky, recuperatelo, perché non rimarrete delusi.