martedì 25 aprile 2017

Film che consiglio 13

Ehilà! Dopo tanto tempo, infine, si ritorna al nostro post più caro: io che, non avendo nulla di meglio da fare, vi consiglio un qualche film per il sabato sera (sempre che non abbiate di meglio da fare). E allora, forza. Andiamo! Flendeeeeeeeer Jet! No, scusate, non lo faccio più... 😇

Pups (Ash - 1999)


Due ragazzini entrano quasi per caso in possesso di una pistola e con questa decidono di fare una rapina in banca. Ciò che per loro doveva essere "solo" un brutale scherzo, si trasforma in qualcosa di più complicato, quando l'edificio viene circondato dalle forze dell'ordine. Rimasti intrappolati all'interno con degli ostaggi, ai giovani non resta che recitare la loro parte di cattivi fino in fondo, guidati dai loro miti televisivi, senza rendersi conto della gravità della situazione. Lo stile documentaristico di Ash (dietro questo pseudonimo si nasconde Ashley Baron-Cohen, fratello del ben più noto Sacha) racconta purtroppo una realtà non solo americana, dove molti ragazzi, lasciati a sé stessi e bombardati da tv e videogiochi, quasi non sembrano più preoccuparsi di ciò che li circonda, troppo presi dalla loro avida ricerca di gloria e notorietà, fatta di falsi miti (occhio, non sto incolpando né la tv, né i videogiochi, ma coloro che li lasciano senza una guida).
Da cultore del doppiaggio italiano, devo dirvi stavolta di guardarlo in inglese il film: Davide Garbolino, in questo caso, non è affatto credibile come ragazzino di 10 anni, e molte battute (intese proprio come recitazione, non adattamento), funzionano molto più in originale.


Gardener of Eden - Il giustiziere senza legge (Kevin Connoly - 2007)



Adam è un giovane che conduce una vita noiosa e senza prospettive. Una sera, raggiunto il limite massimo di sopportazione, esplode in un impeto di rabbia e, dopo aver compiuto alcuni atti vandalici, decide di picchiare il primo poveraccio che incontra per strada.
Non sa che ciò che ha fatto lo trasformerà, agli occhi della società, in un eroe: l'uomo che ha pestato, infatti, è uno stupratore in fuga. Acclamato dalla collettività, riceve persino un cospicuo premio in denaro. Ritrovata la sua autostima, il giovane decide di diventare un giustiziere metropolitano. Ma il mondo reale, fatto di dubbi e incertezze, è pronto per lui? Come reagirebbe la popolazione ad un uomo che si fa giustizia da sé? Come si dividerebbe l'opinione pubblica? Adam imparerà a sue spese che la vita vera è ben diversa da quella dei fumetti, e che non tutto è bianco o nero.

L'arrivo di Wang (Manetti bros - 2011)


Gaia è un'interprete di cinese. Una sera viene convocata per un misterioso lavoro e condotta in un tetro e buio scantinato nei pressi di Roma. Suo è il compito di tradurre ciò che dice Wang, un individuo tenuto in stato di fermo per un crimine non specificato. Quando Gaia, ormai innervosita dalla situazione, chiede di accendere la luce, scoprirà che Wang è in realtà...
Il film dei Menetti si distingue non solo per gli effetti visivi, davvero ben riusciti, ma anche per un intreccio narrativo notevole, che culmina anche con un finale per nulla banale. Da recuperare, potreste rimanere sorpresi!

Don Jon (Joseph Gordon-Levitt - 2013)


Questa è la storia di un ragazzo appassionato di porno, anzi, totalmente assuefatto. No... non si sta parlando di me, ma di Jon Martello.
Jon divide la sua vita tra gli amici, la palestra, la famiglia e le sue galanti conquiste in discoteca. Purtroppo a rapporto completo, il giovane continua a non sentirsi mai appagato sessualmente: solo il porno riesce a lenire questo senso di vuoto. Una sera, però, Jon conosce Barbara. Attratto subito da lei, comincia a frequentarla, scoprendo ben presto che, come lui è schiavo del porno, la ragazza è invece assuefatta ai film d'amore. Riusciranno a stare insieme? Insieme per davvero? E se invece Jon avesse bisogno di una donna "vera"? Il film solleva una particolare riflessione: noi, il più delle volte, costruiamo le nostre relazioni e basiamo la nostra vita su finti stilemi. Ci piace qualcuno perché, nel nostro inconscio, esso/a corrisponde ad un ideale nato per esigenze personali e quindi sempre poco veritiero. Purtroppo capita spesso di guardare ciò che ci circonda con i sensi e l'impulsività, piuttosto che con spirito critico.

The boy and the Beast (Mamoru Hosoda - 2015)

Questo è forse uno dei migliori film d'animazione (giapponese) che ho avuto modo di vedere in questo periodo: comprato quasi per caso, mi ha lasciato stupefatto per la rara bellezza della narrazione, e mi ha divertito ed emozionato come non succedeva da tempo.
Ren è un bambino che ha perso la madre in un incidente. "Abbandonato" temporaneamente dal padre e scontroso verso tutti, una sera, decide di scappare di casa. Inseguito da due poliziotti, si ritrova catapultato a Jutengai, un mondo popolato da bestie. Adottato da una di queste, Kumatetsu, Ren (ribattezzato Kyuta) imparerà a battersi e diventare forte. Il rapporto che s'instaura tra lui e questo essere, tra alti e bassi, è piuttosto simile a quello che può esserci tra un padre e un figlio, e dimostra come, sia i padri che i figli, possano imparare gli uni dagli altri e incoraggiarsi a vicenda per superare le avversità della vita.
Una curiosità: nell'edizione italiana, Kumatetsu è doppiato da Pino Insegno.

E con questo ho finito! Alla prossima! 🙂

lunedì 3 aprile 2017

Dopo tanto tempo

Uff, è passato un po' di tempo dall'ultima volta che ho scritto qualcosa su questo blog. Mi perdonerete, ma è stato un periodo piuttosto frenetico: giusto in questi giorni ho chiuso il terzo volume di Caged Birds, il quale mi sta appassionando non solo come co-autore, ma anche da lettore... adesso sono curioso di sapere cosa accadrà nel prossimo volume. La sua realizzazione mi ha portato via molto tempo, sebbene mi sia divertito molto nelle ultime pagine: semmai riusciste ad acquistarlo in lingua originale, potreste capirne il motivo... disegnare due donne mezze nude che se le danno di santa ragione, metterebbe di buon umore chiunque.
Ultimamente sono anche riuscito a farmi una capatina al cinema, era da una vita che non ci andavo: ho visto "Logan"... non ci ho scritto su le mie impressioni, perché... non sapevo proprio cosa scrivere. Cioè, non capivo quale potesse essere l'utilità di spiegarvi un film su Wolverine. Sì, è la pellicola Marvel più violenta che ho avuto modo di vedere (teste mozzate, arti staccati, smembramenti), ma di certo non la più adulta. Siamo sempre dalle stesse parti: è un film che è la solita lotta contro i cattivi e non ci ho visto nulla di esistenziale o profondo; indubbiamente l'ho trovato migliore di "giorni di un futuro passato", ma si è trattato del solito movie sugli X-Men, con l'aggiunta del divieto ai minori. Tutto qui.
Per il resto, se ci saranno novità, vi farò sapere. Alla prossima (tempo permettendo).

Ciaoz!

giovedì 23 febbraio 2017

Resident Evil 7 - le mie impressioni

Mi sono incuriosito sin dalla prima volta che ho giocato quella piccola demo, chiamata Beginning Hour: tutto sembrava così diverso, così nuovo (a cominciare dalla visuale in prima persona), ma soprattutto così lugubre, così decadente... e c'era quel tizio inquietante, che dopo aver colpito il protagonista esclama "Benvenuto in famiglia"... ma... era davvero Resident Evil? Sì, eccome... dopo averlo giocato, posso tranquillamente dire che è il "solito" Resident Evil... non proprio la solita solfa, ma là stiamo.
Resident Evil 7: Biohazard, per essere precisi (in Giappone i titoli sono invertiti).

In realtà, sebbene molti abbiano visto nella visuale in pp un'ispirazione dal teaser di Silent Hills (il progetto cancellato di Konami), io non ne sono pienamente convinto, perché questa visuale non è affatto inedita all'interno della saga, dato che anche i Gun Survivor e gli Umbrella Chronicle ne erano provvisti... come non sono persuaso che Silent Hills si sarebbe giocato esclusivamente in pp: che lo infili a fare Norman Reedus nel gioco, se poi non lo puoi vedere in faccia? Ma andiamo avanti, non divaghiamo.

Protagonista di questo settimo capitolo è il "normalissimo" Ethan Winters, che giunge in una spettrale magione della Louisiana dopo aver ricevuto una mail dalla moglie Mia, scomparsa ormai da tre anni; al suo arrivo, però, si troverà invischiato in una vicenda assurda e cruenta, braccato dai membri della famiglia Baker, gli spaventosi proprietari della macabra tenuta. Sebbene l'incipit mi abbia in effetti ricordato parecchio Silent Hill 2 (in realtà un incipit non originalissimo neanche per il media Konami), il titolo Capcom ne prende immediatamente le distanze, puntando più su uno splatter-horror a buon mercato, ma pur sempre efficace. Nonostante sia eccessivamente truculento (ho già accennato al fatto che non ho più l'età per vedere sangue e budella sparse dappertutto), risulta davvero innegabile - e anche notevole - l'impegno che la casa di Osaka ha profuso in questo piccolo gioiello, che rasenta quasi il capolavoro, senza riuscire tuttavia a  raggiungerlo. Come già detto, ci si ritrova a fare i conti con un Resident Evil "qualunque", almeno per quanto riguarda il sistema di comandi.
Nonostante Ethan non sia un militare (ma non lo sappiamo, dato che non ci viene rivelata la sua occupazione), fa tutto quello che dovrebbe fare un "eroe" di RE: corre con l'apposito tasto (in questo caso, premendo la levetta di movimento), si volta di 360 gradi, si accovaccia, nuota, e gira persino su sé stesso (come facevano, fastidiosamente, i personaggi dei primi capitoli); inoltre mostra una notevole destrezza con le armi da fuoco, tra le quali vengono annoverate la classica pistola, il fucile, la magnum, il lanciafiamme e il lanciagranate e che si usano esattamente nel modo che sappiamo: con un tasto si mira, con l'altro si spara (in realtà potete sparare anche senza mirare, ma sprechereste preziosi proiettili). Tornano pure le care "erbette", solo quelle verdi in verità, che possono essere miscelate con delle sostanze chimiche per creare unguenti più efficaci (le erbette possono anche essere consumate a solo, ma ripristinano molta meno energia... ho detto consumate, non fumate).
Nonostante il numero delle armi (e di oggetti) acquisibili, questo Re riprende anche il concetto di sopravvivenza dei primi due capitoli (massì, va', anche il terzo), mettendo il giocatore in condizione di centellinare le sue risorse, che siano esse kit medici o munizioni, e di gestire come può gli spazi nell'inventario, tramite i bentornati bauli, che da troppo tempo mancavano. Non sono tornate, invece, le macchine da scrivere, rimpiazzate qui da più - si fa per dire - moderni mangianastri, che forniranno salvataggi dati illimitati al livello di difficoltà base o inferiore, ma che dovranno usufruire invece di cassette a quello più alto, per poter essere utilizzati.
Dove però, questo capitolo si distingue dagli altri, è per la bella galleria dei cattivi, curiosamente più credibili, e di cui il patriarca Jack Baker merita sicuramente una menzione d'onore: ben lontano dai villain precedenti, per lo più gente figa in impermeabile scuro e occhiali da sole con manie di grandezza (Albert Wesker) o mostri mugolanti privi di vera caratterizzazione psicologica (uno dei tanti tyrant a caso), Jack è invece spinto dal malsano bisogno di voler costruire una famiglia, e allo stesso tempo è apparentemente combattuto tra la sua natura e il male oscuro che lo dilania. E no, gli zombie non sono tornati qui, sostituiti dai micomorfi, organismi fungini antropomorfi. Ma cazzo, quanto sono lo stesso fastidiosi...
Molto probabilmente della caratterizzazione azzeccata dei Baker è complice anche la grafica fotorealistica, che restituisce dei volti e delle espressioni facciali davvero notevoli (e anche le ambientazioni non sono da meno), senza contare che la gestione della luce è realizzata in maniera impeccabile: se si trattasse di un film, probabilmente vincerebbe l'Oscar per la fotografia. Il RE Engine (il motore grafico creato da Capcom) funziona davvero bene, sebbene alcune texture mostrino delle piccole sbavature, mentre altre vengano caricate in netto ritardo, ma visto la mole di quello che c'è su schermo, e il dettaglio raggiunto in ogni singolo elemento di scena (soprattutto le piante), la cosa è più che accettabile. Se pensate che molto probabilmente sarà proprio il RE Engine (rivisto, ovviamente) a muovere il remake di RE 2, di prossima uscita... sì, non sbavate!
La sceneggiatura ha alti e bassi (alcuni dialoghi sono veramente stupidi), ma funziona come capitolo a sé... un po' meno se inserita nella continuity ufficiale e in effetti mostra gli stessi difetti riscontrabili in tutti i capitoli: finisce proprio quando la storia comincia a farsi interessante e di conseguenza, portato a termine il gioco, non vi verrà svelato nulla di nuovo, anche se, in effetti, non ci sono rivelazioni eclatanti, sebbene vengano comunque gettate le basi per ciò che saranno i capitoli successivi.
Il comparto sonoro è ottimo per quello che riguarda gli effetti e i temi musicali (alcuni ripresi dal primo capitolo, come la musichetta rilassante delle stanze di salvataggio), senza contare la bella canzone che finora ha accompagnato l'intera campagna pubblicitaria. Per quanto riguarda il doppiaggio... apriamo una bella parentesi, ma proprio grande:
Pascolando in giro, anche su siti specializzati, mi tocca sempre leggere "doppiaggio discreto, meglio l'originale"... il problema è che al giorno d'oggi questa è una cantilena modaiola, che mi sono stufato di sentire, soprattutto quando il suddetto commento non entra nei particolari, e nemmeno nei meriti e nei demeriti dell'uno o dell'altro.
Il doppiaggio italiano di RE7 è tutt'altro che discreto, certo non perfetto, ma tutt'altro che discreto. Ma è sullo stesso livello anche quello originale inglese, tutt'altro che perfetto.
Dove pecca il doppiaggio italiano è in una certa superficialità da parte del direttore (che avrebbe potuto far ripetere qualche battuta non riuscitissima) e nella scelta di un paio di voci, non pienamente condivisibile (ma si sa, molte volte vengono fatti dei provini, e in questo caso non sono sempre i direttori di doppiaggio a scegliere, quanto piuttosto la casa madre, Capcom in questo caso). Comunque ci si trova su un lavoro di buon livello, dato anche il numero di professionisti che vi hanno partecipato, tra cui Renato Novara, Oliviero Corbetta, Marina Thovez, Francesco Mei e Claudio Moneta (giusto per citare i più noti).
La versione inglese ovviamente risulta un po' più incisiva, perché registrata dai colleghi anglosassoni tramite motion capture, quindi in scena (ricordate sempre che i doppiatori italiani non vedono una mazza di quello che stanno doppiando, almeno per quanto riguarda i videogiochi), ma ciò non toglie che abbia, anche questa, la sua bella dose di magagne: in più punti mi è sembrata troppo poco naturale e oltretutto caricaturale; ho riso più di una volta ascoltandola... e ciò è un grosso problema, se il fine ultimo è far paura. Ne sono un esempio lampante i due ghost hunters che si vedono all'inizio, che biascicano quasi le parole, forzando numerosi accenti... sul serio, chi parla così? È troppo esagerato persino per gli slang americani, che hanno comunque una pronuncia forte e marcata, rispetto all'italiano.
Anche la doppiatrice di Mia, Katie O'Hagan, non è esattamente il massimo, ed anzi ha imbroccato, sì e no, il 40% delle battute (il che è un po' pochino).
L'unico personaggio che funziona realmente bene in inglese è Eveline, indubbiamente più inquietante e naturale (tra l'altro la doppiatrice italiana è anche riciclata, dato che è la stessa di Moira Burton in Revelations 2).
In ogni caso vi consiglio di farvi un giro con tutte le lingue disponibili, compresa quella francese e quella spagnola, e, avendo così tutti gli elementi a vostra disposizione per farlo, tirare le vostre somme.
Chiusa la parentesi.

In definitiva è un ottimo gioco che merita di essere sostenuto, sebbene mi abbia dato l'idea di essere più una sorta di esperimento (riuscitissimo), utilizzato soprattutto per testare il nuovo motore grafico... non so se la visuale in pp persona verà mantenuta anche nei capitoli successivi; certo non mi dispiacerebbe, ma tutto sommato devo anche ammettere che nemmeno mi farebbe impazzire, se usata all'infinito,
Beh, solo aspettando, avremo l'opportunità di vedere cosa accadrà.

Un saluto e alla prossima! 😃

lunedì 13 febbraio 2017

Parlando di Caged Birds

Ben ritrovati, cari amici. Come va? Soddisfatti del nuovo anno? Lo so, è ancora presto per dirlo, lo è anche per me, ma la prassi e la cortesia impongono sempre questo genere di litania.
Inoltre, come avrete notato, è sempre più un'impresa per me, scrivere su questo blog, dato il poco tempo che ho in questo periodo. Comunque sia (o non sia), credo sia giunto il momento di parlarvi un po' più in dettaglio del mio lavoro in America, e di di raccontarvi in che modo io sia giunto a questa collaborazione.

Dovendo cominciare dal'inizio, direi che è stato il caso, a condurmi sulla strada di Ken Mora, il mio editor... o forse il caso ha condotto lui da me, chissà.
Fu infatti proprio Ken a contattarmi, tramite il mio account DA, perché affascinato (a sua detta) dai miei disegni e dalle mie storie: "Hi, I'm Ken, I'm a screenwriter and your big fan", recitavano le parole del messaggio che mi aveva inviato. La cosa mi lusingò non poco, anche perché mi permise di dare una spolverata al mio inglese.
Ken mi disse che cercava collaboratori per alcune serie che stava mettendo in produzione, e per di più dietro compenso... e quando qualcuno che ti contatta, dice pure che vuol pagarti, è sempre ben accetto. Comunque, io che sono diffidente di natura, decisi di fare qualche ricerca per conto mio sulla Bella Fe Films (la casa editrice di Ken) e su Ken stesso, dato che non lo conoscevo (Ken, if you're reading... sorry).
Quando ebbi trovato le informazioni che cercavo, mi decisi ad accettare.
Ovviamente, come giusto che sia, Ken, mi propose prima di fare delle prove, anche se, cosa più unica che rara, le prove mi furono pagate: una cifra irrisoria, ovviamente, ma mi furono ugualmente pagate... ed è difficile che qualcuno paghi il tuo tempo (soprattutto in Italia).
Lavorai così su due pagine di sceneggiatura di Caravaggio, uno dei fumetti in produzione,
Le tavole di prova, se fossi stato scelto, sarebbero state direttamente inserite all'interno dell'albo completo.
Ve le mostro di seguito.




Riguardandole ora, trovo molteplici inesattezze nel disegno, soprattutto nella prima vignetta della prima tavola, in cui c'è un grossolano errore di prospettiva. Ciononostante, Ken fu colpito dal dettaglio e dalla pazienza che profusi nel rendere gli edifici e nel sottolineare altri piccoli elementi,
Fu così che mi chiese di lavorare con lui, ma non su "Caravaggio", bensì su un'altra storia, ovvero il graphic novel Caged Birds.
Per Caravaggio, invece, fu scelto il bravo Cyrus Mesarcia, e vi mostro pure le sue tavole (che sono state poi colorate), così potrete anche compararle con le mie, dato che abbiamo lavorato sulla stessa sceneggiatura.



Trovo le tavole di Cyrus non solo belle, ma anche piuttosto dinamiche...
Ma adesso torniamo a noi.
Di Caged Birds mi fu mandato prima un piccolo trattamento, un soggetto, che lessi tutto d'un fiato,

La prima pagina del soggetto


Trovai lo script coinvolgente, oltre che ben scritto: la protagonista, Anna, era divorata da questa passione bruciante per la musica, da un incontrollabile estro artistico non compreso dalla sua stessa famiglia (mi suonava a volte fin troppo familiare). Il suo carattere possedeva numerose sfumature, e il fatto che lei avesse tendenze omosessuali, nonostante il suo orientamento fosse comunque etero, la rendeva piuttosto intrigante, il che faceva della sfera sessuale anche una componente piuttosto forte. Inoltre amavo il fatto che fosse ambientato negli anni 60, perché adoro la storia e il vintage, e ciò mi dava l'opportunità di documentarmi su usi e costumi di tempi andati.

Per superare il divario linguistico, Ken ha cominciato direttamente ad inviarmi layout, il che presuppone anche uno sforzo maggiore, da parte sua... e vi assicuro che sono pochi gli editor/sceneggiatori, che farebbero una cosa del genere.
Io stesso, però, per essere sicuro di non sbagliare, inviavo a mia volta layout della stessa pagina, Quando anche il mio layout veniva approvato, realizzavo finalmente la tavola, che poi passava alla colorazione.
Di seguito il processo produttivo delle prime due pagine con i miei layout.








Il primo volume di Caged Birds è stato presentato anche al San Diego Comicon, forse una delle più importanti manifestazioni del fumetto in America,
Attualmente sono impegnato con il terzo volume e mi mancano un paio di pagine e la cover, per completarlo. Anzi, vi mostro di seguito l'ultima pagina da me disegnata, sebbene in forma censurata.


Curiosamente, in questa pagina, mi è stato chiesto di disegnare l'atto in maniera esplicita, con tutti gli attributi visibili... la cosa non mi dispiace, ma provate ad immaginare la mia sorpresa, dato che prima mi si diceva sempre di nascondere questo o quel dettaglio.

Per il momento è tutto; se ci saranno aggiornamenti, ve li farò presente.
Per altre informazioni su Caged Birds vi chiedo sempre di consultare la pagina facebook relativa: lì vengono postati studi e disegni in quantità maggiore, e potreste seguire anche gli ultimi sviluppi editoriali della serie.

Grazie per l'attenzione.
Un saluto e alla prossima! 😄

sabato 31 dicembre 2016

Finisce così anche il 2016

Ed eccoci qua, a tirare le somme di quest'anno. Come posso definire questi lunghi 12 mesi? Tranquilli, direi, anche se ci hanno portato via grandi artisti come David Bowie e Carrie Fisher, anche scrittrice (addio, principessa Leila 😢). Già, tranquilli a tal punto da risultare un po' noiosi (sebbene io ci sguazzi a meraviglia nella noia). Non che possa lamentarmi, certo, ma ci sono cose che mi sono rimaste sul groppone: una di queste, sebbene, cari amici, il sottoscritto non ve ne abbia mai parlato, è l'esclusione dal project contest di Lucca Comics.
Più che sperare di vincere, contavo piuttosto di poter rientrare almeno tra i 15 classificati, che pochi non sono (o erano 8? Non lo ricordo più...). Ma purtroppo niente di fatto, e così mi sono vietato categoricamente di conoscere anche il nome del vincitore del contest e il progetto scelto. Sia che fosse stato più bravo o meno, la cosa mi avrebbe fatto incazzare a bestia in egual misura, quindi ho preferito non interessarmi affatto.
Anche la rivista Sbam ha dovuto rifiutare la nuova storia del Monaco, a causa dei temi trattati e dei disegni troppo espliciti, sebbene abbiano dimostrato tutta la loro disponibilità invitandomi a inviare anche altre storie... purtroppo, non avendone pronte di nuove, non so se riuscirò ad accontentarli a questo giro.
Continua a procedere, invece, il mio lavoro su Caged Birds, la graphic novel americana per cui sono stato ingaggiato da tempo ormai. Ho quasi concluso il terzo volume, di cui mi mancano quattro pagine. Un giorno vi spiegherò tutti i retroscena che si celano dietro questo incarico.
Ed ecco qui, ho finito... poca roba, come potete constatare. Soddisfazioni poche, già, eppure sento che va bene così; sapete, quando si ha la sensazione che tutto ciò diversamente non poteva andare.
E adesso, cosa mi riserverà questo 2017 (che quasi m'incute terrore anche solo scriverlo)? Non ne ho idea... che arrivino rogne e gioie, sempre e solo il sottoscritto dovrà affrontarle, spero nel migliore dei modi. E voi, invece? Avete già fatto progetti?
In ogni caso, come è consuetudine, non posso fare a meno di augurarvi un buon anno nuovo, sereno e pacifico. Pace fra gli uomini... e le donne. Meno pace ai politici, che ci succhiano il sangue e le pensioni dall'alba dei tempi. Pace a voi, che state leggendo, e che un po' di pace la possa trovare anche io.

Al prossimo anno, cari amici. 😊
 

domenica 25 dicembre 2016

BUON NATALE!!!


Avete fatto i buoni? O siete stati cattivelli? Un via di mezzo? Soddisfatti dei regali o c'era solo carbone? Beh, su, poco da fare, l'importante è che passiate un buon Natale! 😊
Vi avevo promesso degli aggiornamenti sul Monaco, ed eccomi qui, pronto a mostrarvi delle piccole anteprime!



Per essere completata, la storia necessita di un altro paio di mesi, approssimativamente almeno. Intanto vi rinnovo i miei auguri! Alla prossima!

mercoledì 14 dicembre 2016

Adattamenti nel mondo

Nel tempo, ci siamo lamentati spesso dei nostri adattamenti (quelli italiani, nel caso aveste dimenticato la vostra nazionalità), di film, anime e videogiochi, definendoli sciatti, stupidi, inutili (per rimanere sulle "critiche", giusto per definirle tali, più "civili")... eppure vi siete mai chiesti come vengano adattati questi determinati format negli altri paesi? Io, da appassionato di doppiaggio e adattamento quale sono, me la sono posta moltissime volte questa domanda, e sono andato a trovarmi le mie risposte.
Sebbene questo post si chiami "Adattamenti nel mondo", certo non ci faremo il giro del globo, nel senso stretto del termine, altrimenti faremmo notte, ma ne esamineremo giusto qualcuno (per una infarinatura generale), evidenziando quelli di alcuni nostri vicini, principalmente i francesi, e magari quelli inglesi (che tanto vicini non sono).

Io amo la Francia, c'è poco da fare, sebbene alcune celebrità si siano lasciate sfuggire dei giudizi piuttosto infelici, tipo Vincent Cassell, che ha definito il doppiaggio italiano come una mafia... nonostante, aggiungo io, il doppiaggio cinematografico/animato/video-ludico sia una realtà "invasiva" pure in Francia (anche più che in Italia) e la sua adorata ex moglie meriterebbe di essere doppiata fino alla morte... eppure i francesi hanno il merito di aver importato in Europa, per primi, l'animazione giapponese. Furono proprio loro, infatti, ad aver acquistato in anteprima gli episodi del celebre "Ufo Robot Grendizer" del grande Go Nagai; noi "piccoli" mangia-spaghetti acquistammo dalle loro emittenti, a nostra volta, i diritti per la trasmissione sul caro suolo italico, utilizzando, tra l'altro, proprio i loro adattamenti, che avevano trasformato Koji Kabuto in Alcor, Daisuke Umon in Actarus e il robot Grendizer in "Goldorak". Non so chi, però, decise che il "nom de guerre" scelto dai francesi fosse troppo dolce, e optò per l'aggressivo "Goldrake" (che io preferisco pure all'originale).
Ma sicuramente questa storia la conoscete già, l'avrete letta e sentita milioni di volte, quindi passiamo ad altro...
  
City Hunter è una serie che amo molto. In Italia le prime due stagioni hanno avuto un adattamento più che discutibile: acquistata inizialmente da Mediaset, il colosso milanese decise di cambiare, all'epoca, tutti i nomi dei protagonisti, al fine di renderli più famigliari ad un pubblico occidentale. Ryo Saeba si è così trasformato semplicemente in Hunter, divenendo omonimo del titolo della serie, Kaori Makimura è diventata Kreta Mancinelli e Saeko Nogami cambia in Selen, che fa tanto pornostar (anche se ricordo un fumetto porno giapponese in cui la protagonista si chiamava proprio Saeko... che l'adattatore italiano abbia creato questo curioso dualismo, influenzato da barlumi di cupidigia erotica?). "Purtroppo", però, gli adattatori, al di là del cambio dei nomi, non furono in grado di eliminare tutte le allusioni sessuali della serie, che risultava ancora troppo matura (uno dei primi episodi, addirittura, contemplava la caccia ad un serial killer). Mediaset, allora, si rassegnò e cedette i diritti ad emittenti private; ovviamente questo adattamento non è mai stato preso in considerazione nella traduzione delle ultime due stagioni e dei film, che si basarono fedelmente su quelli originali, e che vedevano il ripristino di tutti i nomi dei protagonisti...
In Francia, però, paradossalmente, hanno optato per un adattamento ancora più "sempliciotto" del nostro! Difatti, lì,City Hunter, è conosciuto con il nome di... Nicky Larson!


Kaori Makimura diventa Laura Marconi, così come Hideyuki Makimura si trasforma in Tony Marconi. Saeko, invece, lascia il posto a Hélène Lamberti. Inoltre la serie fu pesantemente censurata, e fu edulcorata la passione di Ryo per le donne, che, invece di condurle a tradimento nei Love Hotel, le invitava... ai ristoranti vegetariani!

Allo stesso modo, il tenebroso pirata dello spazio, Harlock, è conosciuto in Francia come "Albator"...























Non ne avevo mai capito il motivo di questo cambio, poi una mia amica francese mi ha svelato l'arcano, sebbene fosse molto semplice arrivare alla soluzione: Harlock è troppo vicino, foneticamente, al nome di un altro noto capitano, ovvero Haddok, uno dei comprimari del (bel) fumetto belga Tintin di Hergé.

Arsenio Lupin III, il celebre ladro in giacca verde/rosa/rossa/blu creato da Monkey Punch, che in Italia fu ottimamente caratterizzato dal compianto Roberto Del Giudice (il vezzeggiativo "Zazzà" riferito al simpatico ispettore fu una sua invenzione), è conosciuto, sempre in Francia, come "Edgar De La Cambriole"... ovviamente in questo caso non devo dirvi io il motivo di questo cambio... su, potete arrivarci da soli. 😁



Dall'amata Francia, spostiamoci nell'osannata America e analizziamo One Piece (nonostante il sottoscritto non sia proprio un fan), partendo da un piccola introduzione...
sebbene il film attualmente nelle nostre sale abbia usufruito di un adattamento molto fedele all'originale, ripristinando correttamente tutti i nomi e le loro pronunce, la serie televisiva, invece, ha avuto alti e bassi, a cui gli adattatori hanno cercato di rimediare nel tempo, come il nome stesso del protagonista, mutato in Rubber, ma poi fatto passare per un semplice soprannome: "Monkey D. Luffy, soprannominato Rubber", cita la voce narrante di ogni episodio, come ricorderete. Eppure, al di là di qualche adattamento discutibile, la serie non è mai stata pesantemente censurata, né modificata nella storia o nella caratterizzazione dei personaggi in alcun modo.
In America, invece, essendo trasmessa da Cartoon Network, ha subito ogni sorta di modifica: innanzitutto, la sigaretta di Sanji, grazie alla CG, è stata trasformata in un lecca lecca, perché senno i bimbini, guardando l'anime, potevano diventare tutti dei tabagisti impenitenti. Il sangue è stato completamente eliminato (a volte, poi, persino decolorato... come se fosse normale che uno avesse, ad esempio, il sangue verde...), insieme ad altri piccoli particolari scabrosi (quando noi, in Naruto, ci siamo limitati al B/N nelle sequenze più violente). Il nome Zoro, inoltre, è stato traslitterato in Zolo (sebbene sia corretto il primo), per evitare che i detentori dei diritti del giustiziere mascherato Zorro potessero in qualche modo avanzare pretese e fare causa alla rete... insomma, roba paradossale.

Dello stesso avviso è l'adattamento di Detective Conan, che da noi è arrivato con una traduzione piuttosto fedele all'originale, sebbene fossero stati censurati alcuni particolari disturbanti, tramite l'uso dei soliti fastidiosi fermo immagine. L'anime, però. sempre trasmesso in America da Cartoon Network, ha subito corpose modifiche che ne hanno completamente minato l'identità... già dal titolo: "Case Closed", ovvero caso chiuso... Shinichi Kudo è diventato Jimmy Kudo, Ran Mori si trasforma in Rachel Moore, così come suo padre, Goro Mori, diviene Richard Moore. L'ispettore Juzo Megure lascia il posto a Joseph Meguire e via dicendo. Posso continuare, ma la lista è lunga. Se ho ben capito, tra l'altro, questo è anche l'adattamento ufficiale del manga in America (ma potrei sbagliarmi, non ne sono sicurissimo).

Tralasciando gli anime, non è che la situazione cambi molto anche nei videogiochi. Prendiamo ad esempio quello che sto giocando in questo periodo: The witcher 3 (tratto dai romanzi di Sapkowski). La lingua originale del gioco è quella polacca, sebbene anche da noi sia arrivato col doppiaggio inglese e sottotitoli in italiano (cioè, in realtà il gioco è stato doppiato in tutto il mondo, tranne che in Italia). Un utente, mesi fa, si lamentò in un blog dell'adattamento italiano del gioco... o meglio del libro, dato che lui, a dir suo, lo leggeva addirittura in inglese. La sua lamentela, verteva sul nome del cavallo di Geralt, il protagonista, che da noi è stato adattato come Rutilia, ma che in inglese è Roach, che vuol dire scarafaggio (che poi ancora devo capire il motivo della lamentela).
Al di là del fatto che l'utente lo legga in inglese, e l'unica cosa che gli salta in mente è solo il nome del cavallo (che nel gioco viene ripetuto fino allo sfinimento), beh, mi puzza proprio di fregnaccia... comunque sia, consiglierei a questa gente, per come scrive e si esprime, di leggerli in italiano i libri... almeno imparerebbero davvero qualcosa.
Il punto, in questo caso, è che in polacco (la lingua originale del libro), il nome del destriero è "Plotka", che starebbe, letteralmente,  per "diceria", "pettegolezzo". Al che mi chiedo di quale superbo stupefacente abbia fatto uso il traduttore americano per arrivare ad adattare Plotka in Roach. Molto probabilmente la versione nostrana è stata tradotta direttamente da quella internazionale (cioè da quella che è in effetti la lingua franca del mondo), e l'adattatore italiano, cercando di preservare sia il suono della parola "Roach", che il suo significato, ha scelto l'elegante "Rutilia", che è il nome che noi attribuiamo ad un piccolo bacarozzo volante, simile per forma alla blatta. Non so voi, ma a me sembra proprio un adattamento con i contro-coglioni...
In Francia, invece, Plotka viene adattato in Ablett, che vuol dire "Brullo", ovvero spoglio, arido, tetro. Per quanto riguarda il nome del protagonista, Geralt di Rivia (che in polacco è Geralt Z Rivii), in Francia viene pronunciano esattamente come sta scritto, adattando Rivia in Riv. Il nome suona dunque come "Geral De Riv", con la T muta. Noi italiani, invece, lo pronunciamo con la H posta tra la G e la E del nome, esattamente come gli inglesi; purtroppo, non sapendo come andrebbe articolato in polacco, non so chi di noi, effettivamente, lo pronunci in maniera corretta...

Ora, dopo questa breve, seppur, spero, intensa panoramica su alcuni adattamenti, mi sovviene chiedervi: cosa avete, invero, da lamentarvi delle nostre edizioni?